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Un Un viaggio chiamato vita copertina

Un viaggio chiamato vita: sul filo dei ricordi insieme a Banana Yoshimoto

Un viaggio, per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso

Leggi le prime pagine di Un viaggio chiamato vita

Ecco Un viaggio chiamato vita, il nuovo libro di Banana Yoshimoto, famosa autrice giapponese, molto amata e letta nel nostro paese. Amore corrisposto: l'autrice apprezza particolarmente l'Italia tanto da affermare che qui riesce a essere veramente se stessa e nello stesso momento una persona dalle mille facce. Il suo editore italiano è Feltrinelli, dal suo esordio nel 1991 con Kitchen fino ai recenti L'abito di piume, Chie-chan e ioRicordi di un vicolo cieco, Il coperchio del mare e Delfini .

Il libro è composto dal mosaico di ricordi che costituiscono la vita di Banana Yoshimoto. Quando scrive un romanzo, solitamente questa autrice cerca di allontanarsi il più possibile dal suo vissuto, prediligendo ambientazioni fantasione e protagonisti totalmente immaginari. Anche nelle interviste è propensa a dare risposte essenziali e sintetiche, che non svelino molto del suo privato. In realtà questo accade solo nei suoi libri. Sì, perché da un paio d'anni Banana Yoshimoto tiene un diario on-line (My journal) in cui ha allegato anche fotografie di viaggi e persone importanti. 
Ricordiamo, inoltre, il contributo di Giorgio Amitrano, storico traduttore italiano della Yoshimoto, che nel libro Il mondo di Banana Yoshimoto traccia un profilo artistico e personale della scrittrice. 


Con Un viaggio chiamato vita, l'autrice cambia registro e decide di regalare in un suo libro un po' più di sé ai suoi fedeli lettori .

Ampio spazio è dedicato ai viaggi, in particolare a quelli in Italia. Il bello di questo libro è che la Yoshimoto non racconta dei macrocosmi ma si concentra sulle piccole cose, su degli oggetti o delle singole sensazioni che hanno lasciato un'impronta indelebile nella sua memoria e che sono in qualche modo legati a un particolare momento della sua vita passata. In questo modo, quando beve una tazza di mate, le "ritornano in mente il verde intenso del Sud America, i forti raggi del sole e la profondità della sera che arriva all'improvviso", oppure associa la Sicilia con la pianta del rosmarino e mentre descrive il paesaggio dell'isola, il lettore viene trasportato in un mondo magico, quasi fiabesco, in cui dominano toni e colori caldi ("La Sicilia, a inizio primavera, era un paradiso di fiori. Anice, gelsomini, cactus e fiori di mandorlo sbocciavano ovunque, e la città intera si riempiva del loro dolce profumo").


Una tematica cara alla Yoshimoto è lo "sfinimento della gioventù del Giappone contemporaneo": i suoi racconti hanno sempre un retrogusto un po' amaro, quasi tragico, in cui viene sottolineato come le esperienze negative influiscano molto sulla vita di una persona. Questo elemento non manca nel "collage di ricordi" di Un viaggio chiamato vita: Banana Yoshimoto tende a sottolineare attraverso degli spaccati di vita personale i limiti umani del Giappone, per tradizione molto compito e formale ("ho l'impressione che quando gli italiani soffrono, lo facciano con una profondità che i giapponesi non possono neanche immaginare, e che di fronte alle cose belle e buone riescono ad aprirsi incondizionatamente"), soffermandosi soprattutto sulla freddezza tipica degli abitanti delle grandi città come Tokyo, evidenziando la loro incapacità di godere degli aspetti più semplici e rilassanti dell'esistenza.


L'aver avuto un figlio costituisce uno dei momenti più importanti della vita della Yoshimoto. La scrittrice non riflette solo sulla sua condizione di madre, ma ripercorre anche alcuni episodi salienti del suo essere stata prima di tutto figlia, e lo fa raccontando alcuni episodi legati alla sua infanzia, aneddoti sulla cura dell'alimentazione da parte dei suoi genitori, sulla passeggiata notturna con la sorella in mezzo alla neve o parlando del rapporto con la madre, una donna fisicamente molto fragile, diversa da tutte le madri dei suoi amici secondo l'autrice bambina, e che Banana riuscirà a comprendere solo quando diventerà madre a sua volta.

Per Banana Yoshimoto tutto è importante e meritevole d'attenzione: dal singolo esemplare di ginkgo alla donna che compra un mazzo di tulipani a un banchetto di fiori; dai sandali della sorella alla maglietta comprata da una sua amica alla Benetton in India, che non riesce a buttare perché costituisce un ricordo prezioso. L'autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo, a non dare niente per scontato, perché a una piccola cosa può rimanere legato un ricordo indelebile, e negli anni quei particolari che giudicavamo insignificanti potrebbero finire con il rappresentare simbolicamente un'intero momento dell'esistenza di un individuo.

Un viaggio chiamato vita di Banana Yoshimoto
Titolo originale dell’opera: Jinsei no tabi wo yuko
Traduzione dal giapponese di Gala Maria Follaco
Pagine 187, Euro 13 – Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN: 978-88-07-70224-2


L'autore


15 ottobre 2010 Di Elena Spadiliero

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