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Recensione

L' L' uomo di neve copertina

L'uomo di neve di Jo Nesbø


“Cos’è successo?”
“Ho trovato un pupazzo di neve.”
“E quindi?” 
Harry spiegò.
“Non ho sentito l’ultima parte” urlò Holm.
“Non c’è campo…”
“La testa è quella di Sylvia Ottersen” ripeté Harry.
Holm ammutolì.


Un serial killer che ‘firma’ i suoi delitti con quanto c’è di più appropriato per un paese del Nord: un pupazzo di neve. Di più, perché la firma è qualcosa che si appone in calce ad una lettera. Invece l’assassino annuncia il suo delitto- per chi sa guardare bene- con un pupazzo di neve che contiene in sé, nonostante la buffa immagine giocosa, una minaccia di morte.

Si intitola L’uomo di neve il nuovo e atteso romanzo dello scrittore norvegese Jo Nesbø. Ed è un grande Jo Nesbø che riconosciamo nello stile di questo libro, uno dei migliori della serie che ha per protagonista l’ispettore Harry Hole.

Il libro inizia con qualcosa che accade nel 1980- e qui il pupazzo di neve è ancora e soltanto un pupazzo di neve fatto da bambini felici per la prima nevicata della stagione, con occhi e bocca di sassolini neri e due rami al posto delle braccia. Una donna lascia il figlio in macchina mentre lei va a salutare qualcuno che conosce. Promette di fare presto. Invece torna dopo quaranta minuti. Inutile dire come abbia impiegato quel tempo, dimenticando il figlio, là fuori. Quando torna all’automobile, il ragazzo è pallidissimo. Sembra sul punto di piangere. Dice che ha visto. La madre non si cura molto di sapere che cosa. Il ragazzo bisbiglia, "Moriremo ".

Tutta l’azione del romanzo si svolge nel 2004, con soltanto un altro flash-back nel 1992 a Bergen, dove muore una donna e scompare un poliziotto molto discusso (tanto quanto lo è il nostro Harry Hole) di nome Rafto. Sarà il caso delle donne scomparse: prima scompare una donna, di notte. Se ne accorge il figlioletto Jonas che si alza, non trova la mamma, solo la sciarpa rosa di lei intorno al collo di un pupazzo di neve in giardino. Poi un’altra donna che vive un po’ fuori Oslo. Il lettore segue la sua fuga angosciata nel bosco, dentro un ruscello per far perdere le sue tracce. Inutilmente, l’assassino la raggiunge. Solo la testa della donna verrà ritrovata: funge da testa ad un uomo di neve. Ce ne sarà ancora una. Le donne che scompaiono hanno qualcosa in comune: sono tutte sposate con figli.

Quello che un lettore richiede dai romanzi seriali di indagine poliziesca è un buon intreccio, un qualche sviluppo nel carattere del protagonista che ritrova puntualmente in ogni nuovo libro e, naturalmente, un’atmosfera di suspense. Tutte queste esigenze sono pienamente soddisfatte ne L’uomo di neve. Anche se, ad un certo punto, i sospetti convogliano verso un personaggio, l’incertezza rimane alta fino quasi alla fine, tra dichiarazioni e smentite sull’identità dell’assassino che ormai viene chiamato lui stesso "l’uomo di neve". La tensione, in ogni modo, è fortissima, anche perché mai, come in questo romanzo, la morte sfiora lo stesso Harry Hole in una sfida personale tra l’assassino e lui. D’altra parte, a quanto pare, anche il poliziotto scomparso a Bergen nel 1992 aveva raccolto questa sfida… e mal gliene incolse. Come finirà per Harry?
Vi avverto
: quando penserete di potervi rilassare, che il peggio sia passato e Harry abbia già superato abbastanza prove, ce ne sarà un’altra che deve affrontare. Scenografica, da cardiopalma, da superman.



È cambiato, Harry Hole
, per sua fortuna (e per la nostra di lettori).
Nei primi romanzi della serie il rischio di morte maggiore per Harry era dato dall’abuso di alcol
. Di certo non è stato facile, per Harry, disintossicarsi, data anche la pesante eredità genetica. Eppure, a quanto pare, ce l’ha fatta, le ricadute sono occasionali, anche se la nomina di beone gli resta attaccata.
Del grande amore che lo ha legato a Rakel resta molto rimpianto, soprattutto da parte di lui. Eppure Rakel lo cerca ancora, anche se ha un nuovo legame: quando annuncia a Harry che il suo amante andrà a convivere con lei, per Harry è come una pugnalata. Tanto più che Oleg, il figlio di Rakel, ammira tantissimo Harry, lo considera quasi il suo vero padre.
Ma c’è molto nella trama che riguarda Rakel e Harry e Oleg, non posso dire altro.


Jo Nesbø, L’uomo di neve
Titolo originale:
Snømannen Traduzione di Giorgio Puleo
Pagine 531, Euro 19,50 - Edizioni Piemme
ISBN
: 978-88-384-6886-5



L'autore



11 ottobre 2010 Di Marilia Piccone

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