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Recensione

L' L' ordine della spada. Black Friars copertina

Black Friars, inizia la trilogia di Eloise Larissa Weiss

“Ore prima l’aveva svegliata il senso della sua presenza, il rumore silenzioso del potere sulle sue ossa, cn quella sensazione che ormai aveva imparato ad associare a lui, come di una frattura saldata che si risvegliava al cambiare delle stagioni. Era rimasto al buio a guardarla dormire e lei non arrivava a immaginare che cosa potesse agitarsi in una mente antica…”

Leggi l'intervista a Virginia de Winter


Sì, vi piacerà. Vorrete essere Eloise sin dalla prima pagina, indossare il suo mantello, sfidare il buio della notte, la invidierete quando solcherà il cielo volando abbracciata ad Ashton e la considererete un’eroina tutte le volte che rifiuterà decisa la corte di Axel, uno a cui nessuna di noi saprebbe dire di no. Il corposo primo capitolo della trilogia Black Friars (anche se per essere precisi va detto che L’ordine della Spada è l’episodio centrale a cui seguiranno un prequel e un sequel) apre il suo sipario sulla Notte di Ognissanti nella Vecchia Capitale. Si tratta di un momento di grande scompiglio: il Presidio, custodito dai Frati Neri, spalanca le sue porte lasciando infuriare le creature che la abitano per l’unica notte dell’anno in cui è loro concesso. I vicoli bui, ammantati dalla penombra rotta solo dalla luce di flebili lanterne e impregnati di umidità, sono luoghi sconsigliati a una fanciulla. Sarebbe meglio restare chiusi in casa, soprattutto se si è un membro femminile dello Studium, il rinomato e severo collegio in cui si entra solo rinunciando ad ogni tipo di legame e tutela da parte della propria famiglia e della Reggenza della propria Nazione, ancor più se si corre il rischio di essere scambiati per un vampiro. È quello che accade ad Eloise Weiss, bella studentessa e medico dalla zazzera fluente e corvina, presa di mira da un nugolo di Penitenti (sempre alla ricerca di anime da punire) e ridotta allo stremo delle forze. A salvarla ci pensa Ashton Blackmore, vampiro di una delle casate più influenti, tornato dopo sedici anni di sonno/assenza proprio grazie alla richiesta di aiuto lanciata di Eloise, carpita con i poteri della mente. I doni di Ashton sono la longevità, la parziale immunità alle ferite e ai veleni, la capacità di giocare con le ombre, nascondendosi in esse. Rivale in amore – perché è logico e giusto pensare che tra Ashton ed Eloise si instauri un rapporto profondo – è Axel Vandemberg, Duca dell’Ordine della Chiave, Principe del sangue e Principe dello Studium, elegante, dissoluto, ribelle. L’attrazione tra lui ed Eloise, che si conoscono sin dalla tenere età, è rimasta immutata ma i caratteri forti e testardi li conducono sovente allo scontro, alla negazione della passione che brucia sopita sotto le ceneri. Tra streghe, creature umane solo per metà, misteri insondabili, vecchi casati, spiriti tormentati ed esseri puramente umani che convivono con una realtà soprannaturale, la prima fatica della giovane scrittrice nostrana scorre, nonostante le 682 pagine, come acqua fresca nella gola di un assetato. Virginia De Winter, da ormai sette anni seguitissima scrittrice di fanfiction sul sito www.efpfanfic.net e scoperta da Fazi per le sue palesi capacità nell’intrecciare i topos classici della narrativa fantasy ad atmosfere medievali e poi goticheggianti senza rinunciare alla passione per i vampiri, per le storie d’amore e per l’impianto tipico del feueilletton, non avrebbe mai immaginato di riuscire a pubblicare un romanzo. Ma lo merita perché dimostra di essere anche un’appassionata lettrice proponendo in chiave personale velati richiami ad Anne Rice, Bram Stocker, J.K. Rowling, Tolkien, Alessandro Manzoni, Alexandre Dumas e Stephenie Meyer. Con una scrittura dettagliata, pregna di mistero, emozione e suspance, Virginia De Winter, italianissima nonostante lo pseudonimo inglese, regala al lettore un’avventura intensa senza scimmiottare alcun precedessore. Il suo è un talento naturale. Non aspettatevi il primo bacio dopo poche pagine, Virginia sa come tenere alta la tensione, sa come incollare alle pagine e non ha alcuna pietà per la vostra morbosa curiosità. Armatevi di pazienza e tenete presente che, secondo Virginia, per amore si può davvero fare qualsiasi cosa: anche rinunciare alla propria immortalità, anche abbandonare le porte dell’eternità in favore di una caducità tutta umana. Parola di Ashton Blackmore.



19 luglio 2010 Di Carlotta Vissani

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