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Recensione

Donne informate sui fatti copertina
Carlo Fruttero

Donne informate sui fatti


"Alla fine è rimasta fuori e questa Beatrice ha provveduto lei al riconoscimento. Era proprio Milena, ancora sul tavolo. Io stavo accanto a Beatrice pronta all'abbraccio, al gesto consolatorio. Ma non ce n'è stato bisogno, è rimasta a fissare quella faccina stravolta per un minuto buono e aveva uno sguardo, non so, non so. Uno sguardo."

Qualche giorno fa, in un bel pomeriggio d'autunno di sole limpido e brillante come a Torino ce ne sono spesso, mi sono trovata a passare sotto le finestre della casa che fu di Lucentini, quella che si affacciava su piazza Vittorio, sul Po, sulla Gran Madre, fino a raggiungere con lo sguardo Villa della Regina e la collina circostante. Chi conosce il capoluogo piemontese sa che questa è una delle visioni più suggestive. Quel colpo d'occhio mi ha fatto ripensare con nostalgia alla coppia Fruttero - Lucentini, ai loro libri, ai decenni di lavoro dietro le quinte che ci hanno garantito la lettura di capolavori internazionali, a quel giallo ancora attualissimo e splendido che è La donna della domenica.
Franco Lucentini ha selto di non essere più tra noi, Carlo Fruttero per fortuna continua a scrivere, anche se ora lo fa in Maremma, forse guardando il mare e non più le vette innevate delle Alpi.


Lo splendore delle sue pagine non è cambiato per questo, come nulla è mutato con il trascorrere del tempo nella sua visione intelligente, ironica e brillante della vita.
Un punto di vista disincantato ma aperto, quasi ottimista, quasi femminile.
Non a caso non perde occasione per raccontare quanto sia in sintonia con le donne, che hanno del resto attraversato molto la sua esistenza.

Ecco, le donne.
Sono ancora loro le protagoniste di questo indimenticabile giallo. Sono loro le voci narranti, otto: due di loro sono la bidella e la barista che, con due reazioni differenti, si trovano difronte al cadavere di una ragazza nascosto in un fosso nei campi tra Beinasco e Rivalta, paesi della cerchia torinese: è Milena, rumena, ex prostituta poi badante e bambinaia e infine... "il colpo della sua vita", un fatto che qui non posso proprio anticiparvi. La prima ("sfacciata spiona") chiama la polizia, la seconda fugge creando attorno a sé un alone di sospetto. C'è poi la carabiniera che svolge le indagini e osserva le personalità dei coinvolti; c'è la giornalista dell'emittente che lei stessa definisce Teleschifo, alla ricerca di una svolta sensazionale dell'indagine; ci sono l'ultima datrice di lavoro della ragazza assassinata, figlia di un ricchissimo banchiere, e anche l'amica della prima moglie del banchiere stesso, e c'è una vecchia contessa... Ci sono le sue ex colleghe di strada (un coro da tragedia greca), e la volontaria di un centro di recupero di Vercelli che sembra essere stato il trampolino da cui la vita di Milena è ripartita.
Queste donne raccontano la storia dell'inchiesta alternando le loro voci e i punti di vista, passandosi il testimone della narrazione e dicendo bugie e verità nel ricostruire gli eventi, ma comunque aiutando la ricomposizione del puzzle, perché sono "donne informate sui fatti".


Lo spirito che aleggia è il medesimo della Donna della domenica (se non avete letto il romanzo avrete visto magari il film di Comencini con Jacqueline Bisset e Jean-Louis Trintignant), ma più di trent'anni dopo, con tutti i cambiamenti del caso: il forte attrito tra la Torino borghese, ricca, quella delle ville ottocentesche nel quartiere Crocetta, che si spartisce con la prima collina della Crimea lo scettro del posto più chic della città, e le strade dell'immigrazione, quella meridionale sostitutita da quella extracomunitaria, alla fine sempre le stesse vie dei quartieri popolari descritti ai tempi da Fruttero e Lucentini tra via Barbaroux e il Balôn, il mercato dei robivecchi dietro Porta Palazzo, diventato col tempo un luogo "alla moda", ora circondato da un vasto suk.
Ci sono anche quelle mezze figure che vorrebbero emergere e non riescono. E c'è la periferia e un hinterland degradato che ai tempi ancora non si connotava in questo modo.
Il commissario Santamaria (Marcello Mastroianni nel film) è ora la nostra carabiniera, ma entrambi sono alle prese con quel mondo ricco e potente dove "cercare il pelo nell'uovo senza toccarlo".

E se il mondo della prostituzione con cui aveva a che fare il nostro vecchio amico Santamaria era quello "tradizionale" di donne d'età ben consapevoli del proprio mestiere, quelle che troviamo in questo romanzo sono le ragazze dell'est, delle quali la carabiniera pensa: "queste schiave del sesso saranno senz'altro da compiangere ma insomma all'origine c'è quantomeno una overdose di dabbenaggine, per usare una parola indulgente. Tutta quella fiducia nel fidanzato, nell'amico, che se le porta in Italia con la promessa di un buon lavoro e poi sparisce dopo averle vendute ai criminali. Picchiate, violentate, messe velocemente sul marciapiede. E chi se lo immaginava, chi poteva prevederlo, io tutto mi aspettavo meno che questo. Be', con un minimo di fantasia, bambine mie, ma proprio un minimo, ci si poteva arrivare".

Comunque la figura peggiore la fanno sempre gli uomini. Le donne tutto sommato ne escono vincenti, anche se vittime o colpevoli. Perché "si arrangiano", come ha affermato lo scrittore in una recente intervista per Vanity Fair, "si arrangiano tra l'ufficio, i bambini, il supermercato, un marito noioso e incurante. Ogni tanto si comprano un vestito, un bel paio di scarpe, si truccano. Sempre alla ricerca ininterrotta, coraggiosa di un pezzettino di felicità".
E, possiamo aggiungere, si comprano un bel libro come questo e si divertono, grazie a Fruttero, alle spalle degli uomini!


Le prime pagine

La bidella

Sì, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso e a chiamare i carabinieri col cellulare senza pensarci due volte. Che fai, te ne torni a casa bella tranquilla, ti fai un caffè e non ci pensi più, non hai visto niente, non sono affari tuoi, la puttana la troverà qualcun altro?
Non è la mia mentalità, a parte che in quanto bidella sono gentilmente richiesta di tenere gli occhi sempre bene aperti a 360 gradi. Cesare, mio marito, non è proprio che mi abbia gridata, ma è uno che dice sempre, e l'ha detto anche stavolta, che da certe cose è meglio stare comunque alla larga, che quello è tutto un mondo pericoloso, droga, schiave del sesso, gargagnani, clandestini di tutte le razze, a metterci il dito non sai mai come va a finire. Un minimo di prudenza, di buonsenso, dice lui. Un massimo di fifa, dico io, perché Cesare è un fifone, un vigliaccone, l'ho toccato con mano le mille volte. Del resto tutti gli uomini sono grosso modo così, niente grane, per la carità, niente complicazioni. È per questo che vanno con le puttane: un momento di dolce intimità in macchina, paghi il dovuto e chi s'è visto s'è visto, anche se poi salta fuori che si sono beccati il virus.
Non so se Cesare ci va anche lui, nella dolce intimità, spero di no, preferisco neanche saperlo! Ma quella era a colpo sicuro una puttana, non c'era da sbagliare. Morta? Morta a colpo sicuro. Non che io l'abbia toccata, che anzi mi faceva senso, se devo dire. Ma non era addormentata o svenuta, bastava guardarla. Un sacco buttato lì, questo sembrava. E minigonna di finto coccodrillo rossa, calze a rete nere, un top nero tirato su fino alle ascelle, un sandalone alto mezzo metro e l'altro scivolato via chissà dove. Insomma, in divisa. Niente sangue, per fortuna. Era sdraiata su un fianco, la faccia non si distingueva bene tra i capelli e l'erba del fosso. Lunga, sul magro ma un magro giusto, non secca voglio dire. Giovane, avrei pensato, ma con queste qui non si capisce mai se hanno diciassette anni o trentacinque.
Come mi aveva detto il carabiniere al telefono io non mi sono mossa. Era domenica mattina, fine maggio, ciclo quasi sereno, aria tiepida. Ho guardato l'ora, poteva sempre servire ai carabinieri: le 10.42. Ero arrivata lì in motorino da un quarto d'ora al massimo, su uno dei sentieri che corrono in mezzo ai prati rimasti prati, tra Beinasco e Rivalta dopo l'ospedale San Luigi. C'erano in vista altre tre persone, ma lontane, due donne e un uomo, che già stavano facendo nel prato quello che ero venuta a fare io, cioè raccogliere una verdurina selvatica che noi chiamiamo i girasoli, che non sono i veri girasoli, ma dei ciuffetti rasoterra, bianchi e verdi, da mangiare in insalata con le uova sode. Roba da poco, ma Cesare ci fa tutta una festa di stagione, li vuole tutte le primavere. Per di più adesso è diventata una specie di primizia ecologica, pochi banchi al mercato la tengono e te la fanno pagare un casino.
Da come gli avevo spiegato la località i carabinieri hanno capito al volo e dopo dieci minuti scarsi sono arrivati, ho visto la macchina scura con la striscia rossa infilare non però il mio sentiero ma un altro laggiù, su un lato del rettangolo, dove c'è anche un piccolo pioppeto. Quei tre che raccoglievano i girasoli si sono raddrizzati a guardare e io intanto facevo dei gran gesti con le braccia alzate, qui, santodio, qui!
E uno che era sceso dall'auto mi ha notata e io gli ho fatto segno di andare avanti fin quasi al pioppeto, e poi lì c'era il mio sentiero che tagliava il prato a metà, col fosso e il cadavere come da mia comunicazione. Quelli sono andati piano piano fino al bivio, diciamo, e lì hanno lasciato l'auto e sono venuti verso di me a piedi, camminando in fila sull'erba che cresce in mezzo al sentiero. Guardavano in terra, per controllare e non rovinare le tracce di pneumatici, se c'erano. C'erano le mie, di tracce, e quelle lasciate dalla ragazza del coniglio, anche lei venuta in motorino. Con me, gentili, ma poche parole. Uno solo è sceso nel fosso attento a dove metteva i piedi e ha toccato la gola della donna distesa. Morta era morta. Allora hanno chiamato altri loro colleghi a Torino e intanto che aspettavano mi hanno fatto un po' di domande. Se puta caso conoscevo la morta, perché mi trovavo lì, da quanto tempo eccetera.
Quando una ha deciso di dire la verità tanto vale dirla tutta fino in fondo, è questo che non vuoi capire Cesare. E così io ho raccontato che mentre ero già in mezzo al prato e iniziavo a raccogliere ho visto arrivare in motorino la ragazza del bar, che è scesa e ha iniziato col falcetto a tagliare l'erba del fosso per il suo coniglio. Qualche metro e poi si è fermata di brutto, si è rialzata, ha dato ancora un'occhiata nel fosso e poi è tornata al motorino, salta su e via velocissima. Io ero a trenta o quaranta metri e non potevo certo vedere l'espressione; ma ho capito che nel fosso doveva esserci qualcosa di niente bello. E in effetti.

© 2006, Arnoldo Mondadori Editore

Fruttero Carlo - Donne informate sui fatti
196 pag., 16,50 € - Edizioni Mondadori 2006 (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 9788804560739


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L'autore



30 ottobre 2006 Di Giulia Mozzato

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