Ricerca avanzata
Recensione

La La ragazza di Ratisbona copertina

La ragazza di Ratisbona di Silvia Di Natale

“Ho raggiunto un’età in cui chiunque dovrebbe essersi fatto un’idea del proprio valore. Non sono più la ragazza di Ratisbona, che aveva da offrire soltanto la propria bellezza!”
“Siete ingiusta con quella che eravate… e siete ancora! Non avevate allora, e non avete adesso, solo la vostra bellezza. Avete ben più da offrire. Siete una donna intelligente, madame Blomberg. Come piacciono a me.”





L’immagine di un arazzo è la prima che mi viene in mente per dare al lettore un’idea immediata del bel romanzo storico La ragazza di Ratisbona di Silvia Di Natale. Con una rettifica, perché gli arazzi sono spesso cupi e invece quello tessuto nelle pagine di questo libro ha colori brillanti, ha una vivacità che sbalza fuori i personaggi dalla tela - tutti, e sono tanti, proprio come nei pannelli che rivestivano le pareti delle stanze dei castelli, curati nei minimi particolari senza che questo appesantisca in alcun modo la narrazione.

È il 1546 a Ratisbona, la città libera imperiale dove si tengono le Diete,
ovverosia le assemblee  dei principi del Sacro Romano Impero, e si attende l’arrivo dell’Imperatore Carlo V.
Di Carlo V tutti ricordiamo la famosa frase, che il suo era un impero su cui non tramontava mai il sole; anche gli altri ‘grandi’ personaggi sono circonfusi di un qualche alone di leggenda: Filippo (figlio di Carlo) che aveva fatto innamorare follemente di sé Maria Tudor, la sgraziata regina di Inghilterra; lo squilibrato don Carlos (che diventerà il protagonista di una serie di opere in musica); Maria Stuarda, la cattolica regina di Scozia fatta imprigionare dalla rivale e cugina Elisabetta I d’Inghilterra; Giovanni d’Austria, l’eroe della battaglia di Lepanto in cui sconfiggeva i Turchi. Accanto a loro, al loro servizio, inquisitori cattolici e teorici della religione protestante che si va diffondendo nel Nord dell’Europa, stampatori e antiquari, tenutarie di raffinate case di piacere e levatrici. E poi, al centro di questo splendido arazzo, c’è lei, la ragazza di Ratisbona, Barbara Blomberg, diciottenne nel 1546, quando l’Imperatore la scorge, la sceglie, fa di lei la sua amante per il breve periodo del soggiorno a Ratisbona, sufficiente per metterla incinta.

C’è una targa, oggi, sulla facciata della casa di Ratisbona dove nacque ed abitò Barbara, il cui padre era un cinturaio. Di lei, però non si sa molto e qui interviene il genio della scrittrice per colmare i vuoti, per ricamare con piccoli punti la figura di Barbara, tessere l’abito di velluto blu con cui la ritrae un pittore, mettere l’oro nei suoi capelli e un mazzetto di lavanda nelle sue mani, lo stesso colore dei suoi occhi.
Tutto perfettamente credibile, anche se immaginato: possiamo pensarla diversa, la fanciulla tedesca prescelta dall’imperatore, se non con quelle caratteristiche fisiche che nel tempo a venire sarebbero state il vanto ariano? Seguiamo poi le vicende della vita di Barbara Blomberg - la nascita del bambino che a cinque anni le verrà portato via per essere educato in Spagna (il vantaggio di non essere un comune bastardo, ma il bastardo che avrebbe preso il nome di Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V), le nozze combinate, la repulsione verso il marito che esercita il diritto coniugale e l’amore per il biondo studioso: e se fosse stato suo il piccolo Geronimo, futuro Giovanni?



Ma Silvia Di Natale è una scrittrice troppo brava e troppo colta per darci solo un romanzo d’amore su sfondo storico: la Storia - e quale Storia travagliata di quei tempi - è narrata con lo stesso piglio vivace e coinvolgente della vicenda d’amore della ragazza di Ratisbona.
Le dispute religiose, le persecuzioni, le censure, il rogo dei libri, la caccia alle streghe, Calvino e Lutero, la questione fondamentale se sia ammissibile uccidere per difendere la fede, se si possa imporre di credere con la forza: l’impressione è che solo in apparenza tutto ciò riguardi un tempo lontano, che in realtà la Storia è una serie di corsi e ricorsi e che ora, a quasi cinquecento anni di distanza, viviamo momenti non molto difformi.
Non per nulla c’è un’immagine ricorrente di orologi, nel romanzo di Silvia Di Natale. Il grande orologio della torre di Ratisbona e poi quelli che sono l’ultima preziosa novità - i piccoli orologi da portare appesi al collo, celati in un pomander (che bella parola, deriva da pomme d’ambre, serviva per contenere solo essenze in origine). Carlo V li colleziona e c’è una lieve sottotrama che ne rincorre tre, creati dallo stesso artefice e recanti una scritta in latino a rammentare che il tempo fugge e non possiamo aspettare la fine per ravvederci - un messaggio per tutti, per i potenti e la gente comune.

Ancora un dettaglio sul pregio stilistico che contribuisce all’incanto delle pagine: si vede che la scrittrice, che vive da anni in Germania, conosce bene i luoghi in cui vive Barbara, perché riesce a rendere in poche parole la vista dei tetti aguzzi del Nord, delle facciate strette e alte, della pioggia che sferza i muri di sbieco, del cielo basso e gonfio di nuvole.
Siamo arrivati alla fine, facilitati da capitoli brevi e con un alternarsi continuo di protagonisti.
La ragazza di Ratisbona è uno di quei rari romanzi di cui ci rammarichiamo di aver terminato la lettura, tanto è il dispiacere di doverci accomiatare da Barbara Blomberg.

Silvia Di Natale - La ragazza di Ratisbona
556 pag., 20,00 € - Edizioni Piemme 2009
ISBN 978-88-384-8957-0





l'autrice



18 dicembre 2009 Di Marilia Piccone

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti