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Recensione

Sasenka copertina

Sašenka di Simon Montefiore

"Non dovresti pensare a questi bolscevichi come a dei politici moderni. Erano dei fanatici religiosi. Il loro marxismo era fanatico, il loro fondamentalismo era totale, e si consideravano come appartenenti a un ordine militare-religioso, come i crociati del Medioevo o i cavalieri templari. Erano spietati, amorali e paranoici. Credevano che milioni di persone dovessero morire per creare il mondo perfetto. La famiglia, l’amore e l’amicizia non erano niente in confronto al santo Graal."

Preparatevi.
Preparatevi a viaggiare in tempi e luoghi lontani, perché il romanzo di Simon Montefiore, Sašenka, ruota intorno alla donna affascinante che dà il titolo al libro e inizia a San Pietroburgo, nel 1916, per spostarsi a Mosca, nel 1939, e infine concludersi tra il Caucaso, Londra e ancora Mosca nel 1994.
Oppure il contrario: la primissima pagina del libro è un annuncio comparso nel marzo 1994 sul bollettino dell’università di Mosca, un’offerta di lavoro retribuita in dollari per un giovane storico esperto in ricerche negli archivi di stato russi. Si richiede una laurea con il massimo dei voti e si esige estrema discrezione: qualcuno vuole ricostruire la storia della sua famiglia, cercando ‘persone scomparse’. E Katinka Vinskij partirà per Londra dal suo sperduto villaggio nel Caucaso, convinta che siano i suoi meriti di studio ad averle aggiudicato quell’offerta straordinaria. Ma di lei leggeremo solo nella terza parte, quando tutti i segreti verranno svelati.

Simon Montefiore percorre la storia travagliata della Russia nel secolo XX mettendo una famiglia in primo piano, quella del barone Zejtlin, ricco ebreo che frequenta l’alta nobiltà russa, sposato con una donna bella che è una ammiratrice di Rasputin, scompare ogni notte in letti altrui e ritorna a casa ubriaca e sfatta.
Gli Zejtlin hanno un’unica figlia, Sašenka, studentessa nell’esclusiva scuola Smolnyi senza che ciò le impedisca di tramare la rivoluzione insieme allo zio materno. E infatti viene arrestata, prelevata proprio all’uscita della scuola. Naturalmente il padre riuscirà a farla rilasciare, ma le pagine del suo interrogatorio e della notte in prigione ci resteranno in mente, perché vent’anni dopo Sašenka sarà ancora arrestata, imprigionata, torturata - la famiglia dello zar è stata trucidata, la Russia è diventata l’Unione Sovietica, Stalin è il piccolo padre del popolo russo, il grande Terrore dovrebbe essere finito, eppure le persone scompaiono ancora. 



Ma non corriamo, perché le pagine del romanzo di Montefiore si gustano per la ricchezza dell’ambientazione e dobbiamo prima leggere della vita nello sfarzo della San Pietroburgo degli zar, con l’abbondanza di dettagli sparpagliati con leggerezza e riguardanti gli arredi, gli abiti, i negozi, le prelibatezze, ma anche l’Ochrana, la polizia segreta, con un personaggio che segue Sašenka come un’ombra.
E osserviamo come, quando il tempo fa un balzo in avanti di vent’anni e la scena si sposta a Mosca, il tenore di vita non sia molto cambiato per Sašenka, che ha sposato un compagno della rivoluzione, Vanja che faceva l’operaio e che ora ha fatto carriera, tanto che persino Stalin si autoinvita alla festa del primo maggio nella loro dacia.
Vanja e Sašenka vivono in un appartamento in una zona esclusiva, lei dirige una rivista femminile (anche se i suoi abiti forse non sono proprio come quelli di cui suggerisce i modelli ‘fai-da-te’ sulle sue pagine) e preferisce non fare domande e non sapere quale sia il lavoro che tiene occupato il marito tutta notte.
Se lo chiederà quando entrambi verranno travolti dal turbine, arrestati, rinchiusi nella Lubianka, torturati, costretti a confessare tutto, soprattutto quello che non hanno fatto. Perché Sašenka ha fatto un errore: si è innamorata.

Sašenka è un romanzo d’amore in una splendida cornice storica: è un romanzo che parla dell’amore che può fiorire solo per due settimane e però far pensare che quelle siano le due uniche settimane che valeva la pena di vivere, ma parla anche dell’amore di una madre per i suoi due bambini (adorabile Neve, adorabile Carlo).
Per salvarli, Sašenka accetta di allontanarli, permette che vengano separati e adottati da famiglie diverse. Parla dello strano amore di un marito (il barone Zeitljn) per una moglie che lo tradisce di continuo e poi di quello che lega lo stesso uomo alla governante inglese che aspetterà per anni il suo ritorno dai gulag della Siberia, di quello di Vanja per Sašenka che si trasforma in furibonda gelosia, di quello dell’amico di entrambi, che corre sul filo dell’ambiguità, tra la salvezza e la condanna.

Sašenka
è un romanzo che ricalca quelli della grande tradizione russa, affollato di personaggi - alcuni reali e altri fittizi - che ci sembra di conoscere da vicino, attraversato dalle ombre spettrali degli stessi personaggi dopo che la loro vita è stata spezzata perché “l’Ideale” potesse salvarsi.
È un libro in bilico tra l’esaltazione e il terrore raggelante - peccato che abbia un finale un po’ troppo romantico, nel desiderio di riannodare le fila e di riunire i dispersi.

Simon Montefiore - Sašenka
Titolo originale: Sashenka
Traduzione di Raffaella Asni
624 pag., 19,00 € - Edizioni Corbaccio 2009 (Narratori Corbaccio)
ISBN 978-88-7972-990-1



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27 ottobre 2009 Di Marilia Piccone

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