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Recensione

Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi copertina
  • Viale Guido
  • Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi
  • Nda Press
  • 2017

Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi di Guido Viale

"Ricchezza è molteplicità, varietà, qualità e libertà delle nostre relazioni con gli altri e con la natura; o, se vogliamo, con l'ambiente fisico (il territorio), sociale (i viventi), culturale (la storia, le tradizioni, il pensiero altrui, le nostre aspettative) e con le generazioni future, sia quelle oggetto dei nostri affetti (figli e nipoti) che della nostra assai labile considerazione (coloro da cui abbiamo 'preso in prestito' il mondo)."

Il libro parte dall’analisi della situazione, osserva come si sia giunti all’attuale crisi, sottolineando come il liberismo si sia affermato imponendo la tesi tatcheriana, “la società non esiste”, esistono solo gli individui. Oggi, di fronte alla crisi e al collasso finanziario con le sue gravi ripercussioni nella vita di ognuno, il mondo è di nuovo a un bivio: può approdare a un aumento di poteri autoritari, di pulsioni razziste, di regimi antidemocratici (come negli anni trenta del secolo scorso) oppure rimettere in discussione gli assetti economici e sociali.
Come ognuno può verificare le conseguenze della crisi non sono le stesse per tutti: alcuni possono addirittura trarne vantaggio per altri (i precari in particolare) significa licenziamento senza tutele e quindi una vera tragedia. In sintesi poi una chiara spiegazione dell’attuale crisi (uno dei pregi maggiori di questo libro è proprio la chiarezza). “La crisi finanziaria che ha travolto il pianeta non ha altra origine diretta: migliaia e migliaia di miliardi di dollari sono stati creati dal nulla comprando, vendendo e moltiplicando i debiti della parte più povera della popolazione dei paesi ‘ricchi’; miliardi che sono improvvisamente svaporati non appena il primo disgraziato debitore di troppo è stato sorpreso a non essere più in grado di far fronte ai suoi impegni”. Debiti fatti su sollecitazione dei governi e della pubblicità, ma anche debiti che pesano sulle persone senza loro diretta responsabilità. Infatti sugli abitanti dei paesi del Sud del mondo pesa il debito pubblico e sono indebitati anche quasi tutti i contadini del mondo. “Il debito è la denominazione comune della globalizzazione.”

Se la crisi economica è grave lo è altrettanto il disastro culturale: oggi viviamo spesso nella barbarie anche se fingiamo di non riconoscerla. Certi fatti fanno appunto parte di questa barbarie generale, fenomeno sociale e culturale più che politico, la cui maggiore responsabilità cade sui media, ma anche sulla scuola e sulla politica. Come uscirne? Ripartendo dalle fondamenta “con i materiali che quelle macerie ci mettono a disposizione”. E lo dobbiamo fare là dove viviamo, attraverso la rete di relazioni in cui siamo inseriti.
Come si suo dire agire localmente, pensare globalmente: oggi è importante avere una visione più ampia dei problemi. È facile muoversi nel mondo, tanti i tipi di turismo, ma ricordiamo che ci sono anche altri tipi di viaggiatori: sono i tanti migranti clandestini che i paesi ricchi cercano in vario modo di contrastare. Le merci invece girano liberamente e approdano per lo più nelle città dei paesi ricchi dove, rapidamente, si trasformano in rifiuti. Quelli più difficili da gestire, quelli pericolosi e inquinanti compiono il percorso inverso tornando nei paesi del Sud del mondo da cui le materie prime provengono. Anche le armi viaggiano per il mondo o perché vendute o perché mandate a distruggere quelle stesse armi che prima erano state vendute (Iran, Iraq, Somalia, Iugoslavia, Palestina, Afghanistan...)


Il governo del pianeta (ben più importante dei governi nazionali) è ciò che regola i flussi di uomini e merci. Il processo che porta a una società meticcia, multiculturale e multietnica è irreversibile. In ugual misura è assurda la pretesa del nuovo razzismo che si appella alle “radici”: come se ad esempio in Italia le “radici” non fossero essere stesse “meticcie”, nascendo noi da una combinazione di tradizione greco-romana-celtica-ebraica-araba...

Ma ecco la parte costruens del libro. Si stanno sperimentando delle alternative all’attuale gestione dell’esistente. Pratiche e progetti che nascono intorno al contrasto di decisioni dei centri di potere e che spesso diventano imprese e coinvolgono il governo del territorio: per cui conflitto e partecipazione sono i due elementi che dovranno contraddistinguere qualsiasi alternativa all’esito autoritario dell’attuale crisi. Comitati e movimenti da una parte e strutture di mediazione dall’altra, potranno tradurre in realizzazioni concrete i progetti. I saperi e le competenze diffuse, che sono il volto nuovo del panorama sociale di questo periodo, possono essere gli elementi di saldatura di questi due momenti. Quali sono le precondizioni perché questo si possa realizzare? La pace, la lotta ad ogni tipo di razzismo, la difesa dei beni comuni acqua, aria, salute, saperi...). Viale dà poi alcune indicazioni “operative” che possono, anzi dovrebbero, essere praticate. Né Stato né mercato: vengono qui indicati i mali che hanno messo in crisi questi due “pilastri” dell’economia e le possibili nuove strade da percorrere. Fondamento di ogni azione è la tutela e la creazione di beni comuni, alcuni lo sono in modo evidente (come l’acqua o l’aria), ma di molti altri si può avere consapevolezza. Vengono poi indicate delle “buone pratiche”, davvero estendibili a infiniti gruppi di persone e facilmente realizzabili.

Un capitolo viene dedicato all’energia. Il rinnovato interesse per il nucleare è motivato dall’illusione che, finito il petrolio, questa pericolosa fonte consenta il proseguimento immutato della way of live di oggi: illusione appunto! Il tema dei rifiuti è stato già analizzato da Viale in un altro libro Azzerare i rifiuti, edito da Bollati Boringhieri nel 2008, ma qui viene ripreso in modo sintetico e non è un capitolo da poco per poter attuare quelle buone pratiche di cui si parlava. I modelli ci sono, all’estero (ad esempio in Germania) questa strada è già stata percorsa. Altro tema già frequentato dall’autore e qui, giustamente, ripreso è quello dell’auto (Vita e morte dell’automobile, 2007) del perché la crisi abbia investito per primo questo settore e di come si dovrà approdare a una mobilità sostenibile.
Il saggio si chiude con un capitolo intitolato come il volume, Prove di un mondo diverso: incentivo all’azione dei gruppi di cittadini che si organizzano in vario modo e per scopi diversi, possibilità di mettersi in rete e quindi di contare, speranza di modificare sostanzialmente quel cammino verso la distruzione che è in corso. Speranza quindi, visione costruttiva dei processi possibili, messaggi positivi, insomma quello di cui si ha fondamentale necessità oggi.


Guido Viale - Prove di un mondo diverso. Itinerari di lavoro dentro la crisi
180 pag., € 10,00 - NdA Press
ISBN 978-88-89035-26-9



L'autore






15 giugno 2009 Di Grazia Casagrande

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