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Recensione

La La danza del gabbiano copertina

La danza del gabbiano di Andrea Camilleri

"Visto e considerato che la casa cchiù vicina s'attrovava a 'na cinquantina di metri di distanza e che non si vidiva nisciuna machina all'orizzonte tirò fora dalla sacchetta un mazzetto di chiavi spiciali che gli aviva arrigalato un sò amico latro. Al quarto tentativo la porta si raprì e Montalbano fici un sàvuto narrè."

Andrea Camilleri re dell'estate


Montalbano sono: quando Camilleri ritorna a raccontare ai suoi lettori un'avventura del commissario più amato dagli italiani, è come se desse in dono una piccola sicurezza. Tutto può essere messo in dubbio, le cose possono andare davvero male, ma almeno qualche ora di divertimento è garantita. E questo grazie alla capacità davvero unica del nostro grande scrittore di inventare storie, creare intrecci, regalarci personaggi vivissimi, sciogliere nodi che paiono inestricabili.  
Grande giallista e soprattutto grande scrittore. Mai facili concessioni: sesso quanto è necessario e mai importuno o volgare; sangue e violenza solo se indispensabili; niente di irrazionale, nessuna concessione al mistero.
E in positivo: ironia e autoironia sparse qua e là (senza eccedere) in tante pagine; una diffusa malinconia per la coscienza del tempo che passa; il rispetto per i valori fondanti la convivenza civile e un messaggio fortemente critico sui mali del tempo...

Lo sdoppiamento di Montalbano in uno e due, è uno strategemma letterario (usato in modo divertito e divertente) per far parlare la parte riflessiva dell'uomo che tenta l'autoinganno per assolversi quando sbaglia. E qui il divertente siparietto del dialogo con Livia quando Salvo dice di non voler incontrare l'attore che lo interpreta negli sceneggiati televisivi, attore bravo ma così diverso fisicamente da lui: quel Zingarelli (Livia lo corregge capendo che storpiare il nome dell'attore è da parte di Montalbano una forma di fastidio nei suoi confronti) è più giovane, e poi è calvo... Il gioco metaletterario è davvero geniale!

In quest'ultimo romanzo vediamo il rapporto tra i due eterni fidanzati sempre più in crisi: praticamente il commissario dimentica non solo di avere promesso a Livia una piccola vacanza insieme, ma dimentica addirittura che lei è a casa ad aspettarlo! Il lavoro, l'esigenza etica di dare un senso alla giustizia che non sia solo rispetto delle regole (ogni tanto, se necessario, anche Montalbano aggira qualche regola...) assorbono totalmente la mente e la passione del commissario, sembra quasi che non ci sia spazio per altro, nemmeno per l'amore. E poi il nostro commissario pone molta attenzione ai comportamenti propri e altrui, non si fa incantare da qualche attenzione inaspettata da parte di una fanciulla, tiene alta la guardia, non si illude di essere un conquistatore, sospetta subito qualcosa: e fa bene. 
E qui la voce di Camilleri è evidente, la sua tensione etica e sociale, l'ironia con cui riesce a coprire di ridicolo gli atteggiamenti che condanna, la costante scelta di stare dalla parte dei deboli e dei senza voce, insomma un autore dalla forte connotazione civile che piace a tutti, anche a coloro che non condividono tante sue posizioni.


È vietato raccontare la trama di un giallo, credo che sia utile dare solo qualche accenno perché, che sia Camilleri o un esordiente, in un giallo l'elemento sorpresa è fodamentale. Non è neppure necessario spingere il lettore a comprare il libro: la vetta della classifica lo dimostra. L'unico richiamo possibile ai tanti che leggeranno o hanno appena letto La danza del gabbiano è questo: attenti a leggere anche tra le righe, il messaggio dell'autore è spesso più profondo e alto di quanto appaia a una prima lettura.

Andrea Camilleri – La danza del gabbiano
271 pag., 13,00 € - Edizioni Sellerio 2009 (La memoria)
ISBN 978-88-38-92385-2




Le prime pagine



L'autore



12 giugno 2009 Di Grazia Casagrande

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