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Recensione

Amore a Venezia. Morte a Varanasi copertina
  • Dyer Geoff
  • Amore a Venezia. Morte a Varanasi
  • Einaudi
  • 2020

L’erotismo della morte

Amore a Venezia, morte a Varanasi il nuovo libro di Geoff Dyer

L'unica era guardarla allontanarsi. I capelli scuri che ricadevano sulle spalle. Le braccia nude. La schiena, il sedere, le gambe, le caviglie, i deliziosi sandali bianchi. Ripercorse mentalmente segmenti dell'accaduto - parole, momenti, sguardi - ma gli mancava la concentrazione per trasformarli in qualcosa che non fosse motivo di tormento.

L'erotismo intellettuale

Il romanzo si divide in due racconti apparentemente a sé stanti, uno narrato in terza e l’altro in prima persona. Il protagonista è lo stesso, Jeff (forse alter ego di Geoff), un giornalista free-lance e critico d’arte londinese perduto nell’irregolarità di una vita vuota, dove l’arte contemporanea è ciò che gli permette di percepire uno stipendio, ma non riesce più ad appassionarlo come un tempo. Nel primo lo troviamo immerso nella vita movimentata di Venezia durante la Biennale 2003 a fianco di Laura, una gallerista conosciuta sul luogo con la quale intrattiene una relazione erotica unica e travolgente, intensificata dall’assunzione sistematica di droga e alcol durante le varie feste accompagnate alle mostre. Nel secondo, il Telegraph lo manda a Varanasi, in India, città più volte menzionata da Laura, dove la gente si diletta di fronte al tetro spettacolo dei cadaveri bruciati.


Da un tipo di espressione erotica più superficiale, basata principalmente su un cocktail di rapporti sessuali fulminei, bellini, cocaina e lusso, si passa alla povertà e la disorganizzazione totale della città indiana. Il contrasto tra l’esperienza orientale e occidentale si manifesta solamente nella forma, mentre il contenuto, ovvero ciò che succede a livello inconscio e spirituale, rimane invariato. Jeff è rapito da una sensualità e un candore al quale è difficile fuggire. L’attrazione per il sesso a Venezia, a Varanasi lascia il posto a quello per la morte e la sua dimensione spettacolare assunta in certi contesti geografici. Sia la morte che l’amore fanno deragliare ed esercitano un richiamo sinistro irresistibile.


Le due storie viaggiano in parallelo, sono vissute con lo stesso abbandono totale da parte del protagonista ad una esistenza trascinatasi da sé, seguendo il movimento della città, la lentezza dei vaporetti sovraffollati, delle strade trafficate e senza regole di Varanasi, i tentativi di scippo subiti da poveracci di strada, la concezione del tempo che scorre si affievolisce sempre più lasciando la sensazione di aver perso delle grandi occasioni.

In entrambe le storie, subentrano componenti dal forte potere estatico, quali le droghe o la malattia, in grado di confondere, ma anche di conferire una debolezza tale da non permettere al protagonista di reagire alla condizioni di stasi che lo tiene prigioniero in quei luoghi lontani. Il suo assomiglia ad un percorso spirituale verso la pace dei sensi, infatti, il suo bisogno di sballo e di attività sessuale si affievolisce mano a mano che entra in intimità con l’essenziale e si libera dal benessere, dall’atteggiamento schifiltoso nei confronti della gente di Varanasi. Il suo non è il classico richiamo del santone, peraltro criticato dall’autore, ma una semplice riscoperta del piacere sensuale dato da una vita priva di agi, vizi per vincere la noia.



Alla fine Jeff non può fare a meno di cedere al fascino dell’acqua e si immerge nel Gange, lì dove scorrono ogni giorno le ceneri dei cadaveri bruciati. È un’acqua putrida come quella di Venezia, ma la gente del luogo ci si immerge senza pudore alla ricerca dell’elemento sacro. Il suo è un gesto sensuale, metafora di ciò che accade quando due persone si abbandonano ai rispettivi corpi senza pudicizie, né uno scopo preciso, solo per cercare qualcosa di sconosciuto, forse la felicità, o l’amore, o magari proprio nulla. A Jeff non sembra più di aspettare, ma di essere arrivato. Accetta che il suo destino sia non essere felice. Si arrende di fronte alla malattia cronica e alla sporcizia, sta bene lì, non prova alcun desiderio di andarsene.


L'autore



19 maggio 2009 Di Anna Zizola

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