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Recensione

Studio illegale copertina

Studio illegale, di Duchesne

"Trova società X, sostituisci con Società Y, sostituisci tutto. E un buon cinquanta per cento del lavoro è fatto. Il resto è operare su clausole riscritte e ritoccate centinaia di volte, alla ricerca del contratto perfetto o, più ragionevolmente, di una giustificazione a parcelle milionarie."

Degli avvocati, si sa, è meglio non avere bisogno. Che si tratti di esperti in diritto condominiale, ereditario, matrimoniale, amministrativo... sono spesso sinonimo di parcelle salate e di risultati non sempre certi – per il cliente, naturalmente.
Non è forse questo ciò che  pensa l'uomo comune di una categoria di professionisti che però, in alcune situazioni, si rivela indispensabile, soprattutto quando le parti in causa rappresentano interessi a molti zeri?!


Oggetto di  critiche feroci o di una fiducia incondizionata, di invidia o di odio, a seconda dei casi, gli avvocati rimangono spesso chiusi in un limbo di cui ignoriamo le caratteristiche, ma su cui siamo spesso portati a fantasticare, immaginandoci persone a metà strada fra Perry Mason e Danny de Vito ne La guerra dei Roses, o fra Tom Cruise, ne Il socio, un altro qualsiasi degli avvocati protagonisti dei romanzi di Grisham e la più nostrana Giulia Bongiorno.
A riportare le cose su un piano più realistico e concreto ci ha pensato tale Duchesne – o, meglio, Federico – che, con un blog nel quale ha descritto il mondo degli studi (il)legali, ha avuto così tanto successo, da arrivare alla pubblicazione di un libro, Studio illegale, appunto. 


Il blog è stato chiuso da poco: l'ultimo post data il 18 marzo 2009 ed il numero dei commenti di lettori tristi, delusi o solo dispiaciuti per questa perdita è molto alto, ad indicare come, ancora una volta, lo humour, l'ironia, l'autocritica, siano le carte vincenti per descrivere un ambiente che, al nostro autore, come al protagonista del romanzo, stava ormai troppo stretto.
Un ambiente che poi non è tanto diverso da molti altri: cinismo, arrivismo, orari impossibili, riunioni estenuanti che portano a sacrificare molti aspetti della vita privata - la famiglia, le amicizie, il tempo libero... , le “prospettive” che si sostituiscono agli affetti.

Un ambiente dove la mancanza di comunicazione viene spesso camuffata anche da una serie di termini tecnici inglesi: corporate, finance, kick-off meeting, issue, dispute resolution, employment, conference call, reps, brand, deadlock, closing, due diligence report, così come un improbabile Endriu che sta per “Andrea” Campi, avvocato d'affari, il protagonista: “una formula vuota ma altisonante che mi consente di uscire da qualsiasi richiesta professionale, mettendo gli interlocutori con le spalle al muro, costretti ad un rapido esame di coscienza che esclude quesiti in grado di competere con un rango come il mio: gli affari.”
In realtà, Andrea ammette di non saper fare nulla e che il suo lavoro è molto semplice nella sua incredibile complessità: una società si rivolge allo studio legale perché vuole comprare, vendere o fare qualche cosa che gli procurerà consistenti guadagni. A questo punto, il nostro avvocato non ha che da consultare la propria dotazione di documenti legali di ogni tipo – in italiano, in inglese, buyer-oriented o seller oriented, sottoposti alla legge italiana, inglese, tedesca, lunghi decine e decine di pagine o brevi e semplici, contratti di acquisto, di vendita, cessioni, pegni, ipoteche, verbali di assemblea, procure, fideiussioni, finanziamenti, ogni tipo di operazione per ogni tipo di cliente – sceglie il più adatto e comincia a lavorare applicando il moderno ragionamento giuridico:
“trova società X, sostituisci con Società Y, sostituisci tutto. E un buon cinquanta per cento del lavoro è fatto. Il resto è operare su clausole riscritte e ritoccate centinaia di volte, alla ricerca del contratto perfetto o, più ragionevolmente, di una giustificazione a parcelle milionarie.”

È questa parte del lavoro che costringe Endriu a trascorrere molte delle sue notti in ufficio fino allo sfinimento, proprio come nel “Project Treperdue” (che assomiglia più all'offerta di un supermercato che ad un'operazione di alta finanza internazionale).
Un progetto che è sinonimo di tempi strettissimi per gli incontri preliminari, di interminabili riunioni con il cliente e con la controparte, di dettagli da chiarire, scadenze da fissare – e da rispettare –, di responsabilità da allocare e, persino, una trasferta a Dubai dove, finalmente, poter chiudere l'affare, affiancati da un negoziatore di fiducia.


Le situazioni, ironiche, spesso esilaranti, ma dai contorni a volte amari, si susseguono pagina dopo pagina. C'è anche il tempo per una storia (di sesso o d'amore, si vedrà) e, naturalmente, per una presa di coscienza lucida e non certo facile.
Dopo i deliri del capo, frustrazioni amorose, incomprensioni e qualche scazzottata, non posso certo anticipare quale sarà la scelta del protagonista circa il futuro della sua attività nello studio (il)legale, ma posso augurare all'autore – che questa attività ha invece davvero abbandonato – di trovare nella sua nuova dimensione di scrittore un più stabile equilibrio o, in alternativa, altri motivi per farci sorridere, in un nuovo blog o in un libro sul mondo dell'editoria.  


Duchesne - Studio illegale
318 pag., € 12,00 - Marsilio 2011 (Tascabili Maxi)
ISBN 9788831708111




Le prime pagine


L'autore



11 maggio 2009 Di Lidia Gualdoni

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