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Recensione

Causa di forza maggiore copertina

Causa di forza maggiore di Amélie Nothomb

"C’è un istante tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocratico."

Baptiste Bordave percepì una certa impudenza, una qualche forma di oscenità nel modo in cui Olaf Sildur entrò in casa sua, per poi stramazzare al suolo, morto.
 “Insomma, signore, un po’ di contegno! Cerchi di riprendersi! Se tutti si lasciassero andare come lei!” fu il suo primo pensiero.
Poi si rammentò l’assurda conversazione avuta la sera precedente con uno sconosciuto, circa i pericoli di invitare qualcuno a casa propria.
Se infatti quel qualcuno dovesse disgraziatamente morire, per esempio per un attacco cardiaco, si verrebbe li per lì considerati i principali indiziati e finché la morte per cause naturali non venisse accertata, la casa si trasformerebbe in una vera e propria scena del crimine, con tanto di sagoma tracciata col gesso sul pavimento.
Ed ecco che la mattina seguente un perfetto estraneo irrompe nell’appartamento di Baptiste chiedendo di fare una telefonata, per poi accasciarsi in quel modo tanto indecoroso.
La discussione della sera prima a quel punto non gli sembrò più così assurda.
Una semplice coincidenza? Un segno del destino? Oppure un complotto? Nessuno poteva testimoniare la sua innocenza, era il colpevole ideale.
Ma presto un’idea s’insinuò nella sua mente.
Stessa età del defunto, stessa corporatura, stesso colore di capelli, una noiosa vita da impiegato, nessun legame da lasciarsi alle spalle, e in un attimo Baptiste Bordave si trasformò nell’agente segreto Olaf Sildur, mise in moto la Jaguar e si diresse verso la sua nuova vita.
Ad accoglierlo, nella lussuosa villa di Versailles, una splendida donna senza nome, vedova inconsapevole del fu-Olaf, appassionata, ironia della sorte, di Veuve-Clicquot.
E sono proprio le bottiglie di champagne ghiacciato a scandire il tempo come preziose clessidre, in questa prigione dorata.
La perenne ebbrezza dei protagonisti ne giustifica i comportamenti stralunati, evoca la labilità e l’ineffabilità della loro essenza, sostiene lo svolgersi della trama come un accompagnamento ritmico di sottofondo, in questo romanzo sulla questione dell’identità.


L’identità è qualcosa che esiste già dentro di noi e si scopre gradualmente durante la crescita, oppure è un prodotto della nostra fantasia, un po’ come il personaggio di un’opera letteraria?
E Baptiste si sta davvero trasformando in Olaf, o sta semplicemente fabbricandosi una nuova, romanzesca identità?

Ancora una volta Amèlie Nothomb parte da un saldo topos letterario, il furto d’identità - l’impiegato che si finge agente segreto -, per rivoltarlo e trasformarlo in una riflessione, allucinata e surreale come sempre, su un tema cruciale come quello della natura del sé.

Certo, trattandosi della Nothomb, l’atmosfera non può che essere leggera, la lettura veloce e piacevole, i motti e i giochi di parole fantasiosi, ma la tensione verso l’assoluto, verso il metafisico, rende questo breve romanzo qualcosa di più di una divertente lettura.

Amélie Nothomb - Causa di forza maggiore

Titolo originale: Le fait du prince
Traduzione di Monica Capuani
114 pag., 14,00 € - Edizioni Voland 2009 (Amazzoni)
ISBN 978-88-6243-023-4




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L'autrice



24 marzo 2009 Di Carlotta de Lorenzo

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