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Recensione

Taccuino di una sbronza copertina

Taccuino di una sbronza di Paolo Roversi

"Le due più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina."

Se volete passare delle ore piacevolissime, allora questa è una lettura che non dovete perdere. Giustamente stanno per trarne un film che, senza alcun dubbio, sarà altrettanto divertente. La storia è un po' assurda, un po' realistica: in fondo è il ritratto di tutta una generazione di trentenni milanesi.
I "fighetti" e gli alternativi, i bocconiani e i ragazzi dei centri sociali. Realtà spesso intercambiabili, perchè capita che, nel giro di pochi mesi, gli uni si trasformino negli altri e viceversa.
E poi c'è l'Italia e le sue alterne vicende politiche, le trasmissioni televisive, la fascinazione dei nuovi leader, e le nuove tendenze "culturali". C'è la Milano dei vecchi bar e dei locali alla moda. Impossibile non riconoscere questo o quell'amico in uno dei personaggi descritti, questo o quel luogo conosciuto e frequentato...


Ma ecco in breve la storia. Romeo e Carlo sono a Dublino a festeggiare l'addio al celibato del secondo che dopo una decina di giorni dovrebbe sposare Sara, deliziosa figlia di una famiglia della Milano bene. Un bicchiere di troppo un colpo in testa, il coma etilico e un risveglio sconvolgente: Carlo crede fermamente di essere l'amatissimo Charles Bukowski della cui morte era stato dato l'annuncio proprio nella notte della baldoria.
Questa pazzia, che si suppone temporanea, riesce a sconvolgere la vita di molte persone. Il matrimonio naturalmente salta, Romeo diventa una speciale baby sitter dell'amico, Sara si dispera, il lavoro in banca viene abbandonato da un Carlo che passa le sue giornate riproducendo la vita del suo mito, cioè ubriacandosi e scrivendo
Appare anche una nuova fidanzata, molto più trasgressiva della precedente. Ecco Linda, attiva politicamente, aspirante scultrice, abitante di una casa occupata insieme a un gruppo di compagni, che per un certo periodo convive con quel pazzo scatenato di Carlo per cui arriva ad organizzare un reading di poesie che susciterà tanto scalpore da dare una notorietà passeggera al Bukowski redivivo.
Il narratore, l'amico Romeo, racconta al lettore come con Carlo, anni prima, aveva intrapreso un viaggio avventuroso negli States per conoscere il mitico scrittore americano che aveva accolto quei due ragazzi con simpatica disponibilità e, cosa davvero sconvolgente, aveva presentato loro i suoi ospiti del momento, Madonna e Sean Penn.
Tornando all'oggi, ecco che la vicenda del falso Bukowski procede tra alti e bassi, tra sesso e bevute, tra cambi di governo e di abitazioni.
Non procediamo oltre a raccontare la trama, così ben congeniata e divertente, di questo libro scritto da un autentico studioso di Bukowski che ci auguriamo non debba mai volersi identificare o, furbescamente, fingere di farlo, con il suo autore di riferimento.


Le prime pagine
                                                Compagno di sbronze

La campanella dell'ultimo giro aveva già suonato da un pezzo quando Carlo crollò a terra privo di sensi.
Un attimo prima se ne stava aggrappato al bancone del bar, le labbra incollate al bicchiere e lo sguardo infilato nella scollatura di una biondina; un istante dopo studiava da tappeto persiano disteso bocconi sul pavimento lurido. Impiegai qualche secondo per rendermi conto di quanto stesse accadendo; anch'io, del resto, ero parecchio sbronzo.
Otto ore di bevute non stop in un pub tutto legno, pinte schiumanti e mozziconi di sigarette non sono uno scherzo.
Il bar si trovava nel centro di Dublino, a due passi dal Trinity College. Sull'insegna, a caratteri dorati, una scritta altisonante, non proprio un complimento in gaelico: POGUE MAHONE.

In quel quartiere, e in quel pub in particolare, io ed il mio compagno di sbronze trincavamo sin dal mattino: troppo per la sua sopportazione etilica.
Considerata la totale assenza di reazioni da parte del sottoscritto, il primo a soccorrerlo fu uno del posto: un irlandese grosso, rosso e lentigginoso, come da copione. Si piegò su di lui e senza tanti complimenti iniziò a schiaffeggiarlo.
Nessuna reazione da parte del cadavere, salvo la conferma che il sangue continuava a fluire: le guance di Carlo si erano arrossate istantaneamente.
L'omone sospirò sconfitto e decise di passare al piano B: la ricerca del colpevole. Si rialzò di scatto, puntò minacciosamente un dito nella mia direzione e lasciò partire una sfilza infinita d'insulti di cui io capii poco o nulla. Che non fossero complimenti lo dedussi dal tono; già il mio inglese non era granché, se ci si aggiungeva poi l'accento Irish e la parlata biascicata, capite bene quanto l'impresa risultasse ardua.

Per fortuna mia, ma, ne sono certo, con estremo rammarico da parte della stragrande maggioranza degli irlandesi, Dublino pullula d'italiani.
Quando non ci sbarcano da turisti, vengono catapultati nella città di Joyce alle dipendenze di una delle tante multinazionali che qui stabiliscono il loro quartier generale.
A me toccò un tizio di Cuneo. Riccioluto e biondo come un putto del Botticelli, labbra sottili appena arricciate in un sorriso, pantaloni beige stirati a regola d'arte. Con le pinces.
Si fece avanti con piglio deciso e iniziò a tradurmi lo sproloquio dell'irlandese.

© 2008, Kowalski

Paolo Roversi – Taccuino di una sbronza
189 pag., 11,00 € - Edizioni Kowalski 2009 (I narratori)
ISBN 978-88-74-96671-4



L'autore



04 marzo 2009 Di Grazia Casagrande

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