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Recensione

Malafemmena. Il romanzo dell'unico, vero, grande amore di Totò copertina

Malafemmena, di Liliana De Curtis.

Pensava che in un’altra vita avrebbe rivisto il marito, sicura di essere amata in una dimensione spirituale in cui avrebbero potuto essere finalmente felici, lontani da quei tormenti che li avevano divisi. Sperava che al suo funerale fosse suonata Malafemmena, per andarsene serena, come in un ultimo abbraccio d’amore.

Signora sono a sua completa disposizione, corpo, anima e frattaglie.
Totò
 


L'intervista a Liliana De Curtis
Se non fosse figlio di...l'inchiesta di wuz

La celebre canzone di Totò, Malafemmena, dà il titolo alla storia di colei che fu la sua unica moglie, Diana, la bellissima ragazza di cui si innamorò a prima vista, per la quale si mise contro tutto e tutti, ma che finì col chiudere in gabbia, controllare, maltrattare, tradire, umiliare. Chi era veramente il principe De Curtis. Un’affermazione, non un quesito. Il romanzo gravita intorno a una figura di spicco che suscita un naturale interesse, specialmente se si parla di qualcosa d’altro oltre che della sua brillante carriera di attore comico.


L’uomo che ci ha fatto tanto ridere, purtroppo sapeva anche come far piangere i suoi cari, in particolare la sua donna, con la quale, tuttavia, riuscì a innescare un’esplosione continua di passione e amore totale, senza il quale i due erano incapaci di vivere. Questo si vuole comunicare ai lettori, semplicemente sigillando su carta i preziosi racconti di Diana, la quale, dopo la morte dell’amato Totò, visse di sensi di colpa per averlo lasciato, fino a spegnersi insieme al ricordo di lui, troppo palpabile, troppo vivo, troppo presente.


Il libro parte dalla storia della madre di Malafemmena, donna ugualmente sanguigna, incapace di resistere alla fuga da una relazione monotona, per rincorrere un fuoco ben più scoppiettante, da cui nascerà proprio lei, Diana, una ragazza troppo attraente, irresistibile a tutti gli sguardi che le si posano sui fianchi, sul viso perfetto, sul seno. Antonio de Curtis sente immediatamente che mai nessun’altra lo catturerà così, perciò la vuole, anche a condizione di consumarsi per la gelosia, per la paura che una donna tanto seducente possa mettere a repentaglio il suo onore. I due si innamorano quando lei ha appena 15 anni, eppure non ha paura di scoprirsi anima e corpo, non teme le mani esperte di Totò e non si esime mai dall’interpretare la parte di eroina romantica, pronta a schierarsi contro la sua stessa famiglia pur di lasciarsi rapire dal suo principe.

Malafemmena è per Liliana de Curtis un modo per riscattare la madre e il ruolo marginale che è stata costretta a ricoprire a fianco del lunatico Totò, un uomo difficile, dai molteplici sbalzi di umore, sempre sull’attenti e troppo concentrato su se stesso e le sue ambizioni per accorgersi del dolore che le procurava. Un ritratto a volte deludente il suo, ma permeato da un atteggiamento di comprensione e amore, anche se Liliana riesce a starsene in disparte, come una narratrice diligente, attenta a raccontare tutto nella maniera più imparziale possibile. Sfoglia l’esistenza delle due persone più importanti della sua vita senza lasciar trapelare sentimenti di rabbia, offesa o rammarico. C’è solo l’esigenza di dare voce a chi non l’aveva mai avuta, voce a quei morti, sui quali amava scherzare Totò. Voce alla VERA ispiratrice di una delle canzoni culto della tradizione italiana, poiché si era sempre creduto che la dedicataria fosse l’attrice Silvana Pampanini, dalla quale Antonio dovette subire un pesante rifiuto.L’autrice si esprime spesso in maniera poetica, a tratti troppo romantica, quasi struggente, pur riuscendo sempre a descrivere i fatti con estrema naturalezza e con uno stile limpido, pulito, adeguato alla scorrevolezza e all’aspetto accattivante del contenuto.


Ogni limite ha una pazienza una delle battute storiche del principe De Curtis, appassionato storpiatore di formule popolari. Tutto il romanzo sfiora un limite e mette in luce l’esorbitante dose di pazienza a cui un essere umano innamorato a volte riesce ad attingere. È un libro capace di lasciare di stucco in alcuni passaggi: come si può impedire alla propria moglie di fare visita alla madre morente, solo perché si teme un’influenza negativa da parte della suocera? Il maestro di risate ha saputo infliggere anche questa pena alla povera Diana, vittima di una mentalità oramai inesistente che ancora imponeva totale obbedienza e accondiscendenza nei confronti del marito, il padrone assoluto. Molte sono le domande che viene da porsi, e molti gli spunti per asserire che non ci può essere sentimento capace di giustificare una tale ingiustizia. La giovane sposa si mantiene sempre sul limite tra la rassegnazione e la speranza, finché il prezzo da pagare diviene troppo alto e non resta che fuggire.

E tu pe nu capriccio / tutto ’e distrutto ojnè / ma Dio nun t’o perdona / ch’ello ch’ei fatto a mme. Nei versi di Malafemmena la realtà sembra capovolta: è Totò a sentirsi tradito, abbandonato, ingannato, mentre Liliana ci presenta l’altra faccia della medaglia. È questo il triste destino delle donne, alle quali non sono concesse azioni come il tradimento o l’abbandono, ma è lecito che li subiscano. Diana sopporta il divorzio imposto, i tradimenti continui, i fidanzamenti e l’innamoramento di Antonio per altre donne, ma viene condannata duramente da marito, figlia e tutti i parenti e amici, quando, finalmente, toglie il disturbo per ritagliarsi un angolo di felicità altrove.


Le prime pagine


Liliana De Curtis, Matilde Amorosi
Malafemmena. Il romanzo dell'unico, vero, grande amore di Totò


La nascita di Malafemmena

'A vita è ingiusta,
'a vita è ingiusta pecche è fatta a scale: ognuno sta piazzato a nu scalino, ma 'sti scalini nun so tutte eguale: so state predisposte da 'o destino ch'ha regolato chesta umanità.
TOTÒ

Diana nacque a Bengasi, il 27 ottobre 1915, da un'appassionata storia d'amore vissuta contro tutti, una di quelle vicende trasgressive che ponevano i protagonisti al bando della società. Tutto incominciò a Firenze in una mattinata estiva, quando Selica Bandini, sposata con il contabile Lucio Ricci, si affacciò al balcone del primo piano per respirare un po' d'aria fresca e distrarsi, nei limiti del possibile, dai suoi affanni. Era giovane e bella, ma si sentiva spenta, logorata da una profonda insoddisfazione, acuita dalla presenza petulante della suocera, Erminia. La sua mente, dopo otto anni di matrimonio, era polarizzata sull'idea che stesse sprecando la sua esistenza accanto all'uomo sbagliato. Il marito era certamente una brava persona, ma l'aveva delusa, fin dalla prima notte di nozze, con quel suo modo di fare all'amore affrettato, per addormentarsi subito dopo, senza regalarle né una parola tenera, né una carezza. La mancanza di sensualità e di romanticismo pesava molto a Selica, costretta a reprimere gli slanci di una femminilità che, accanto a Lucio, non aveva modo di esprimersi.

Col tempo, nonostante la nascita di una bambina, Elena, la situazione era peggiorata, diradando le ore d'intimità tra i coniugi, in un clima pesante, per cui in famiglia si parlava esclusivamente di denaro, con l'ammonimento costante da parte di Lucio di fare economia, o, peggio ancora, di politica, quando il contabile invitava qualche amico a pranzo o a cena. In quei casi, subito dopo il dessert, gli uomini incominciavano a inveire contro il governo, per poi ritirarsi nello studio a fumare e a bere cognac, mentre le mogli, riunite in salotto, conversavano, scambiandosi ricette di cucina e consigli sull'educazione dei figli. Selica non riusciva a interessarsi ai loro discorsi e se ne stava in disparte, guadagnandosi la fama di donna un po' scontrosa.
«A che cosa pensi?» chiedeva leggermente ironica Francesca, tranquilla moglie di un farmacista.
«A niente, vi ascolto e vi ringrazio della buona compagnia.»
«Invece sei malinconica e io credo che ne abbiano colpa le tue letture. Sul tuo tavolo da lavoro ho visto Anna Karenina... Ebbene, l'adulterio è poetico solo nei romanzi e l'eccesso di romanticismo crea inevitabilmente dei guai. Smettila di sognare.»
«Francesca hai ragione, ma se la realtà è noiosa, la fantasia aiuta a sopportarla.»
«Fai come ti pare, ma io ti consiglio di essere più concreta.»


© 2009, Mondadori


Liliana De Curtis, Matilde Amorosi – Malafemmena. Il romanzo dell'unico, vero, grande amore di Totò
166 pag., 17,50 € - Edizioni Mondadori 2009 (Ingrandimenti)
ISBN 978-88-04-58452-0


L'autrice



15 aprile 2009 Di Anna Zizola

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