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Recensione

Un Un sabato, con gli amici copertina

Un sabato con gli amici, di Andrea Camilleri

"Si alza dal divano e si risiede. Poi corre alla scrivania e preme il bottone del divieto d'accesso. Torna a sedersi, si asciuga il sudore dalla fronte.
È anche peggio di quanto temesse, un brivido lo scuote. Proprio ora che è arrivato dove voleva... Chi può avere interesse a tirar fuori quella storia?"


Trama piuttosto complessa, circolare, in cui il primo capitolo viene poi spiegato ed esplicitato dall’ultimo. In tutta la parte centrale del romanzo, il gruppo di bambini, protagonisti e vittime di fatti narrati nel primo e ultimo capitolo, ormai adulti e tutti in relazione tra loro, pagano lo scotto di quei terribili traumi infantili.

Romanzo molto diverso da quelli fin qui pubblicati dallo scrittore siciliano, vera e meritata gloria italica, che lascia forse perplesso il lettore. Diverso anche da quel “simenionano” Tailleur grigio, intimista e psicologico, diverso dai romanzi storici più noti come lo straordinario ed ormai "antico" La concessione del telefono, diverso insomma...  

Maestro di trame, maestro di intrecci, Camilleri ha qui scelto di giocare con questa sua abilità, forse però in modo un po’ meccanico e scoperto, forse sottovalutando il lettore, ha voluto spiegare il suo intento, chiarire nell’ultimo capitolo, i singoli traumi subiti dai vari personaggi, causa remota, ma non così oscura, dei loro comportamenti adulti .


Incapaci di amare, vittime di morbose passioni, figli senza padri né madri con cui rapportarsi e da cui farsi consolare, questi giovani uomini e donne sembrano muoversi per autodistruggersi e  per annientare chi sta loro accanto.

Certo lo scrittore, mettendo insieme un intero gruppo di persone in relazione tra loro e tutti vittime di vari tipi di traumi infantili o di comportamenti inconsciamente deviati, non vuole dare un quadro realistico di un vero odierno gruppo di amici, ma mostrare come il nostro agire adulto sia inscindibilmente connesso con ciò che ci portiamo dentro fin dall’infanzia.
Un’educazione sentimentale all’incontrario quella esercitata dal mondo dei grandi sui piccoli...

 E questo libro è un modo per spingere il lettore a cercare dentro di sé i primi ricordi (come nel gioco doloroso che viene fatto dal gruppo nel sabato sera citato dal titolo), perché è là che troviamo le radici delle nostre azioni. Ed è là che, in ogni fatto di cronaca che vede adolescenti colpevoli di orrendi misfatti, bisogna indagare.
Nella scrittura di Camilleri c’è sempre, anche nei mitici gialli del commissario Montalbano, una finalità di denuncia e una pressante esigenza etica e in questo romanzo è davvero esplicita. Come possiamo insomma sperare che le nuove generazioni vivano in modo positivo ed equilibrato, che siano socialmente utili e disponibili al mondo se, nell’infanzia, li abbiamo violentati, traumatizzati, fatti assistere ad ogni orrore e miseria? Come sperare nel futuro se l’eredità che lasciamo è solo una montagna di macerie? Credo che sia questo il messaggio più interessante di questo romanzo che, a mio parere, non è uno dei migliori di uno scrittore che amo moltissimo e che forse è troppo disgustato da ciò che vede tutt’attorno a sé per coltivare il solo piacere letterario.


Le prime pagine


                                                         Uno

«Quando tonna papa?»
«Uffa, quanto sei noioso!»
«Pecché andato via papa?»
«Te l'ha detto lui stesso: vado a Palermo per affa¬ri ma torno presto.»
«E quand'è plesto?»
«Non ti reggo più!»


«Pecché non mi dici quando tonna papa?»
«Ma te l'ho già detto e ripetuto! Possibile che non capisci, scemotto?
Facciamo così, dammi la mano.»
«Quale, mamma?»
«Quella che vuoi. Ecco, bravo. Stammi a sentire. Vedi, in ogni mano ci sono cinque ditini. Il più piccolo, questo, si chiama mignolo, il fratellino che gli sta accanto anulare, il più lungo di tutti medio, quello accanto indice e il più grosso di tutti pollice. Uno, due, tre, quattro, cinque. Cinque dita, chiaro? Siccome papa torna tra cinque giorni, ogni sera che ti andrai a coricare, a cominciare da domani, chiuderai un dito. Quando non avrai più dita perché le avrai chiuse tutte e la tua mano sarà diventata un pugno, papà tornerà a casa. E ora vai in bagno. Appena ti sarai spogliato mi chiami e vengo a lavarti e a metterti a letto.»

Nel sonno, ha sentito le labbra di papà sulla fronte. Poi è arrivata mamma che l'ha svegliata carezzandole i capelli. Quando ha aperto gli occhi, ha visto il suo viso sorrìdente. Come sempre.
«Ciao, mamma.»
«Buongiorno, piccola mia.»
La prende in braccio. Bagnetto.
«Guarda che bel vestitino che ti ho preparato per oggi.»
Quello verde. Mamma le ha detto che si chiama verde, come il prato.
«Ti piace?» «Fi.»


«Ora te ne vai nella tua stanzetta buona buona a giocare, mamma deve andare in ufficio. Fai la brava donnina, mi raccomando, e non combinare guai. Tra un'oretta viene Gemma. Ma se hai bisogno di qualcosa, vai a bussare da zio Eugenio.»
Il fratello di papà che è tutto peloso e che ha una gamba storta e che non sorride mai e che non esce mai dalla sua stanza e che a tavola non parla ma che ogni tanto di nascosto da tutti le allunga una caramella.

Sul 28 a quell'ora di solito non c'è tanta gente. Erminia sta seduta dalla parte del finestrino e se l'è messo sulle ginocchia in modo che possa guardare fuori. A un certo punto lo fa alzare prendendolo da sotto le ascelle.
«Dammi la mano.»
La mano d'Erminia non è liscia come quella di mamma. A lui non piace dargliela, a Erminia.


© 2009, Mondatori

Andrea Camilleri – Un sabato, con gli amici
142 pag., 17,50 € - Edizioni Mondadori 2009 (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 978-88-04-58613-5



L'autore



19 febbraio 2009 Di Grazia Casagrande

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