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Recensione

Revolutionary Road copertina

Revolutionary Road. La riscoperta del capolavoro di Richard Yates

Dateci un bel po' di belle stradine serpeggianti e di casette dipinte di bianco, rosa e celeste; fateci essere tutti buoni consumatori, fateci avere un bel senso di Appartenenza e allevare i figli in un bagno di sentimentalismo - papà è un grand'uomo perché guadagna quanto basta per campare, mamma è una gran donna perché è rimasta accanto a papà per tutti questi anni - e se mai la buona vecchia realtà dovesse venire a galla e farci bu, ci daremo un gran da fare per fingere che non sia accaduto affatto.

Perché è interessante riscoprire un romanzo degli anni sessanta ormai obliato dalla critica? Perché era giusto ripubblicare Revolutionary Road? Forse per rendere finalmente giustizia a quello che viene considerato tra i migliori romanzi americani del ventesimo secolo. O magari perché il suo aspetto più attraente è dettato dalla descrizione realistica e profonda del contesto in cui si svolgono i fatti narrati, un insieme di situazioni che non lasciano indifferenti, nemmeno a cinquant’anni di distanza, nemmeno dalla parte opposta dell’oceano. Revolutionary Road non può che essere sentito come un ruvido ritratto di uno schema di pensieri e valori facilmente riconoscibile e ancora attuale.

April e Frank Wheeler formano una coppia invidiabile. Genitori di due bambini, con una bella casetta accogliente che si affaccia su un tranquillo quartiere del Connecticut, un’auto, un giardino, vicini di casa presenti e premurosi. Tuttavia, questa non è per tutti una situazione ideale. Forse non lo è per nessuno dei personaggi coinvolti, ma soprattutto, non lo è per April.  Il giusto rimedio alla piattezza di una vita troppo vuota e regolare, è l’imminente trasferimento in Europa, a Parigi. Per un po’ i Wheeler sembrano convinti di voler dare una scossa alla propria esistenza, ma qualcosa va storto, qualcosa li spinge a tornare sui loro passi e convince Frank che non ci possano essere vie di fuga, che ci sia un modo giusto e prestabilito di affrontare la vita. Si lascia trascinare dalla corrente contro la quale ha sempre lottato, a parole, e prende con se anche sua moglie, lottando abilmente contro i suoi tentativi di resistenza…


Richard Yates nasce nello stato di New York nel 1926. Revolutionary Road è il suo romanzo d’esordio, scritto pochi anni dopo il suo ritorno negli Stati Uniti dopo aver combattuto in Europa durante la seconda guerra mondiale. Nella stesura del romanzo utilizza molti aspetti autobiografici che aumentano la credibilità e l’autenticità dei fatti. Lui stesso, dopo la pubblicazione di  The Easter Parade, dichiara di essere riuscito a descrivere così bene le sorelle Grimes perché lui stesso era una delle sorelle. La forza, la brutalità con cui trasmette al lettore i disagi della giovane signora Wheeler non lasciano dubbi sul fatto che quest’ultima sia parte di lui. Tutti i personaggi sono probabilmente l’impersonificazione di diversi aspetti del suo carattere, di episodi della sua esistenza, dei disagi che gli procura la società in cui vive.


La sua naturalezza nel delineare il carattere di personaggi di sesso opposto, si può spiegare anche prendendo in considerazione le letture che l’hanno ispirato. I suoi modelli di riferimento riemergono con chiarezza a chiunque abbia affrontato prima testi come Il grande Gatsby o Madame Bovary, non a caso considerati da Yates i libri chiave della tecnica narrativa.
Lo stile, forse superato, ma non per questo privo di valore letterario, è ricco di ogni sorta di artifizio linguistico, metafore, poetici accostamenti di parole. Uno stile alto che riesce quasi sempre a mantenere un tono di verità., nonostante ci siano momenti in cui ricade nel sentimentalismo più sfrenato e allontana il lettore da ciò che è lo spirito di partenza, dal realismo con cui ogni personaggio vive la sua crisi interiore e fallisce nella comunicazione con il prossimo.



Il netto contrasto tra parola e pensiero è il perno su cui ruotano i fatti drammatici. Ogni capitolo descrive l’intreccio a partire dalla prospettiva di un personaggio diverso. Vi è una penetrazione totale all’interno di pensieri e sentimenti, senza pudore e mantenendo le giuste distanze dalla compassione. È forte il livello di intimità che si arriva a raggiungere con i personaggi, necessario per comprendere la gravità dell’incomprensione generata da una società piatta, votata al pragmatismo, alla difesa dei modelli e dei cosiddetti valori tradizionali. La spinta decisiva è data dall’angoscia del voler sempre e comunque dimostrare e giustificare. L’altro non è che uno specchio su cui osservarsi e captare i propri limiti. La mimica che avviene tra i personaggi ne è testimone: i sorrisini a metà, la fissità di certi sguardi, le finte risatine, l’assurdo e patetico sgorgare di lacrime.


L’originalità di Yates sta nell’uso di una serie di simboli guida, mirati ad amplificare l’efficacia del romanzo. Il contesto è descritto con minuzia e attenzione particolare ai minimi dettagli capaci di suscitare una certa impressione nel lettore ed accentuare gli aspetti psicologici dell’intreccio: le strade, i locali, le case, la natura e in particolare il cielo, hanno la funzione spesso di ricreare un’atmosfera di oppressione. Ne è esempio lampante la descrizione dell’ufficio in cui lavora Frank, l’impressione che hanno avuto su di lui fin da quando era bambino quelle mura, quei soffitti, l’altezza dell’edificio in cui si trova. La casa. La casa è una prigione, è la principale trappola che racchiude i Wheelers. La casa è una sfocata macchia biancastra (p.88) o come la descrive la stessa April, una belva pronta a sbranarti (p.165). La consapevolezza accresce nel finale, dopo la tragedia, quando Frank si guarda intorno smarrito: Ma poi vide la casa – la vide davvero – lunga e lattiginosa al chiaro di luna, le finestre buie: l’unica casa senza luci di tutta la strada. (p.410). il buio è ciò che resta dell’egoismo con cui i due hanno finto di amarsi, della falsità con cui facevano credere che tutti i loro comportamenti e cambi di rotta miravano al bene dell’altro, mentre in realtà servivano solo a soddisfare se stessi.


Efficace è la struttura narrativa scelta da Yates. La decisione di filtrare i fatti in ogni capitolo attraverso il punto di vista di ciascun personaggio permette di penetrare nei pensieri più intimi di uomini e donne coinvolti, nel loro modo differente e spesso egoistico di pensare l’uno all’altro e vivere le loro relazioni. L’autore sceglie di ripercorrere il passato di ognuno, creando logiche connessioni tra l’educazione, i modelli e i traumi infantili e il loro modo di affrontare il presente. Lascia comprendere il perché di molti atteggiamenti bizzarri o esageratamente controllati. I protagonisti proiettano negli altri le proprie frustrazioni, i propri difetti, si ritrovano a chiacchierare di questo o di quel vicino per poi rendersi conto che loro stessi rappresentano la fotocopia di tutto quello che ripudiano e deridono.

Il fallimento della famiglia trapela nella considerazione del ruolo dei figli, vissuti come un obbligo, un elemento essenziale per sentirsi al passo con il resto della società. Nel capitolo dedicato a Shep Campbel (vicino di casa dei Wheelers), si sottolinea come i suoi bambini siano quasi estranei a lui. Immerso tra i suoi pensieri giunge in salotto e si rende conto improvvisamente della loro esistenza, come se prima non se ne ricordasse più. April vive con enorme drammaticità la quasi assenza del sentimento materno. Ad ogni gravidanza è tentata di abortire in casa e viene frenata da Frank, il quale, sebbene non desideroso di diventare padre, non riesce ad uscire dagli schemi, anzi, cita teorie Freudiane per giustificare l’atteggiamento poco materno della moglie, la quale sarebbe vittima di una sorta di “invidia del pene”.



Gli elementi ricorrenti che possono essere considerati simbolici del bisogno di evasione di ognuno sono l’alcol e i giornali. L’ alcol non manca mai di annebbiare i pensieri ed alleviare il peso delle situazioni difficili e della monotonia, il giornale è un nascondiglio sicuro dietro il quale celare i propri volti annoiati e scontenti. Per Shep è necessario impugnare una lattina di birra per sentirsi importante. I Wheelers passano le serate a versarsi liquori come fossero acqua. Mr Givings e Frank sono professionisti nello sconfiggere l’imbarazzo affondando il viso dietro le pagine del New York Times o Herald Tribune.

Titolo originale: Revolutionary Road
Traduzione di: Adriana Dell'Orto
Prefazione di: Richard Ford


Le prime pagine


Richard Yates
Revolutionary Road

UNO

L’ultima eco della prova generale si spense, e gli attori della compagnia dell'Alloro si ritrovarono senza altro da fare che starsene lì, silenziosi e smarriti, a guardare oltre le luci della ribalta verso una platea deserta, battendo le palpebre; osavano appena respirare, mentre la figura tozza e solenne del regista emergeva tra le nude sedie per raggiungerli sul palcoscenico e dalle quinte tirava fuori, trascinandola rumorosamente, una scala doppia, vi saliva fino a metà, e da qui si voltava e gli diceva, raschiandosi più volte la gola, che erano tipi maledettamente in gamba e che era proprio un piacere lavorarci assieme.

«Non è stato un lavoro facile», disse, e i suoi occhiali mandarono freddi barbagli, mentre girava lo sguardo qua e là per il palcoscenico. «Abbiamo avuto un sacco di problemi da risolvere e, se devo essere sincero, ero quasi rassegnato a non aspettarmi granché. Be', sentite: può darsi che quello che dico vi sembri retorico e sentimentale, ma stasera, in questo teatro, è accaduto qualcosa: me ne stavo a sedere lì, nel buio, e all'improvviso ho sentito dentro di me che per la prima volta tutti quanti stavate mettendoci il cuore, in quello che facevate». E allargò le dita di una mano sul taschino della camicia, a indicare che cosa semplice, fisica, fosse il cuore, poi strinse a pugno la mano, per agitarla lentamente, senza dir parola, durante una lunga e drammatica pausa, socchiudendo un occhio e sporgendo il labbro inferiore inumidito in una smorfia di trionfo e orgoglio. «Rifatelo domani sera», disse, «e sarà uno spettacolo coi fiocchi».
Gli attori erano sul punto di scoppiare a piangere dalla gioia. Ma si limitarono, tremanti, a esultare e ridere e stringersi le mani e baciarsi l'un l'altro, e ci fu chi andò a cercare una cassetta di birra, e tutti cantarono in coro, raccolti attorno al pianoforte, finché non giunse l'ora di concludere, tutti concordi, che era meglio piantarla lì e andarsi a fare una bella dormita.
«Ci vediamo, a domani! », gridarono, felici come bambini, e correndo verso casa, sotto la luna, si resero conto che potevano benissimo abbassare i finestrini delle automobili e lasciar entrare l'aria, satura del balsamico profumo di terra e fiori appena sbocciati. Era la prima volta che molti dei membri della Compagnia si permettevano il lusso di accorgersi dell'avvento della primavera.


© 2009, Minimum Fax

Richard Yates – Revolutionary Road
457 pag., 18,00 € - Edizioni Minimum Fax 2009 (I Quindici)
ISBN 978-88-75-21202-5


L'autore



27 gennaio 2009 Di Anna Zizola

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