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Recensione

Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno copertina
  • Di Domenico Marco
  • Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno
  • Bollati Boringhieri
  • 2022

Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno di Marco Di Domenico

"Questo libro racconta alcune terribili storie di invasioni planetarie e altre, forse meno drammatiche, che riguardano il nostro piccolo e affollato paese. Introduzioni accidentali o pianificate, conquiste spontanee o indotte, coabitazioni pacifiche o disastrose, eterne e cicliche migrazioni. Gli attori protagonisti sono piante e animali clandestini, organismi non umani senza permesso di soggiorno, mentre a fare da coprimari sono quasi sempre gli uomini. Coprimari fino a un certo punto, però, dal momento che una loro azione avventata, limitata nel tempo e nello spazio, ha spesso causato disastri o cambiamenti drammatici e duraturi, anzi ormai irreversibili e definitivi."

Da quando l'uomo viaggia, viaggiano con lui specie animali e si propagano specie vegetali che viceversa non avrebbero avuto la possibilità di espandersi in nuovi territori. Ma non solo noi abbiamo trasportato lontano questi esseri viventi, facendoli insediare in luoghi ove non erano presenti: molte di queste colonizzazioni sono infatti frutto di strategie di "dispersione" o di straordinari fenomeni naturali.
Comunque il risultato di questi sbarchi di "clandestini" è stato sempre dirompente, talvolta tragico, altre volte meno impattante ma non per questo meno evidente.
Marco Di Domenico ci racconta questa affascinante storia - parlando di botanica e zoologia questo tema è tra i più coinvolgenti procedendo anche di pari passo con le avventure degli esploratori - attraverso quarantacinque casi esemplari, alcuni già noti, altri vere e proprie scoperte.

L'importanza di questi cambiamenti ambientali nella vita stessa dell'uomo viene descritta dall'autore in particolare in due punti del libro: nel Prologo (che potete leggere di seguito) e nell'epilogo, cioè nell'ultima di queste 45 storie, dedicata alla rosa, ma non quella coltivata nei giardini italiani e sulle sponde della Riviera dei fiori, ma quella che arriva dal Kenia (dov'è stata forzatamente introdotta a fini puramente speculativi) e che costa lavoro e fatica, oltre che la salute di moltissime donne africane. Due storie estreme accompagnate da tantissime storie minori ma non per questo meno interessanti.


fico d'india
Parlando di piante salta subito all'occhio una delle più familiari in tutto il Sud Italia, il Fico d'India (Opuntia ficus-indica), una cactacea originaria delle zone aride e desolate del Messico - importata in Europa dai primi esploratori che, credendo di essere arrivati nelle Indie così la battezzarono - estremamente invasiva, anche se in Italia è tenuta bene sotto controllo, a diffrenza dall'Australia dove fu necessario nel 1925 importare anche un suo acerrimo nemico, il bruco della Cactoblastis per limitarne l'espanzione che avrebbe portato in breve all'invasione dei preziosi pascoli: "uno dei primi casi di lotta biologica al mondo".



cane procione
Impressionante l'idea che nei boschi del Friuli si aggirino Cani procioni (non procioni, ma Nyctereutes procyonoides) giunti da soli sin da noi dalle lontane terre siberiane, cinesi, coreane e giapponesi e Sciacalli (Canis aureus), proprio loro, "gli attori non protagonisti di tanti documentari sull'Africa, da dieci anni un animale italiano a tutti gli effetti", arrivati dalla Slovenia. 



maclura pomifera
Ma "un mondo di alieni" vive nei luoghi più impensati della nostra Penisola, come la Pianura pontina, a sud di Roma, ad esempio. Nella parte interna di questo territorio la Maclura americana (quell'albero che produce frutti gialli come palline da tennis) domina tra gli arbusti "come l'eucalipto australiano tra gli alberi e il kiwi cinese ha quasi ovunque soppiantato la vite; i giardini ospitano magnolie e cedri del Libano, Ficus, araucarie e abeti rossi, tuie e cipressi dell'Arizona, palme e cicas, siepi di lauroceraso.
Nei rari pascoli sonnecchiano mandrie di bufali indiani. La complicata rete di fossi e canali che ha sostituito le antiche paludi pullula di nutrie, gamberi rossi della Luisiana e gambusie, tutte specie americane. Un mondo di alieni".


pesce siluro
Il cinghiale non è più quello maremmano, sostituito dal ben più imponente cinghiale dell'est, ungherese e romeno, immesso inizialmente a scopo venatorio e ora diventato padrone del territorio in modo preoccupante, ma non sono solo i boschi a essere stati colonizzati: "nei laghi e nei fiumi di mezza Italia nuota un pesce dal nome vagamente inquietante: siluro" simile a un pesce gatto ma decisamente più grande (può raggiungere i 5 metri di lunghezza e i 400 kg di peso) originario dei grandi fiumi dell'Europa centro-orientale, un divoratore insaziabile di altri pesci e anche animali di piccole dimensioni, possibile sterminatore di intere specie, "forse introdotto involontariamente durante i ripopolamenti di pesce gatto, o forse intenzionalmente da partedi pescatori desiderosi di avere grosse prede da catturare".


lates niloticus
"Un giorno qualsiasi degli anni cinquanta del XIX secolo un uomo di cui non si saprà mai il nome rovesciò un secchio d'acqua con alcuni pesci nel lago Vittoria, in Africa: erano giovani esemplari di pesce del Nilo (Lates niloticus). Quel gesto, che si consumò in disparte e durò pochi secondi, ha causato l'estinzione di centinaia di specie di pesci Ciclidi e una irreversibile catastrofe ambientale, ha stravolto per sempre il più grande ecosistema d'acqua dolce del mondo e la vita di intere popolazioni umane (più o meno 30 milioni di persone), che basavano la propria economia sulla pesca."

Questo libro ci induca almeno a riflettere e a evitare, per quanto in nostro potere, di ripetere all'infinito questi errori.


                                                                   Prologo

   Era il 1777 quando William Bligh, ufficiale di rotta al seguito del celebre capitano James Cook e futuro capitano del Bounty, arrivò per la prima volta in Tasmania, la grande isola a sud dell'Australia "scoperta" dagli olandesi nel 1642. Le cronache raccontano che fu proprio Bligh a piantare per primo in Tasmania un melo portato apposta dall'Inghilterra: era l'anno 1788. Nel secolo successivo l'isola sarebbe diventata la più grande colonia penale del mondo. Nel 1876, 88 anni dopo la messa a dimora di quel primo albero di mele, moriva l'ultimo aborigeno nativo dell'isola.

© 2008, Bollati Boringhieri editore s.r.l.

Marco Di Domenico - Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno
Disegni dell'autore
204 pag., ill., 16,00 € - Edizioni Bollati Boringhieri 2008 (Nuova Cultura - Introduzioni n.202)
ISBN 978-88-339-1945-4


L'autore

Marco Di Domenico, dottore di ricerca in biologia animale, lavora presso l’Università «Tor Vergata» di Roma.
Si occupa di entomologia e lotta biologica.



15 dicembre 2008 Di Giulia Mozzato

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