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Recensione

Settore 4c, fila 72, posto 35. Ovvero: quando non vincevamo mai copertina
  • Torti Roberto
  • Settore 4c, fila 72, posto 35. Ovvero: quando non vincevamo mai
  • Dalai Editore
  • 2008

Settore 4c, fila 72, posto 35. Ovvero: quando non vincevamo mai


Roberto Torti, giornalista de La Provincia Pavese, per cinque anni si è finto casellante, celando la sua vera identità ai frequentatori del suo blog. Per tutti era Settore4cfila72posto35, ovvero il posto occupato il 5 maggio 2002 allo Stadio Olimpico di Roma. Dopo quella tragedia calcistica diventa il blogger portavoce di un nuovo riscatto, dell'interismo moderno. Il suo taglio ironico conquista i tifosi nerazzurri nella rete. Quasi un esperimento antropologico. Ora è diventato un libro edito da Baldini Castioldi Dalai in cui si racconta della metamorfosi dell'Inter, da squadra perdente e derisa da tutti a squadra finalmente vincente.

Roberto Torti, caporedattore de La Provincia Pavese, nel 2003 decide di aprire un blog utilizzando il nickname Settore4cfila72posto35, il posto che occupava allo Stadio Olimpico di Roma il 5 maggio 2002, la data orribile della storia interista. Settore.myblog.it diventa così il luogo in cui si può esorcizzare il dolore. Ma nel 2006 in seguito al terremoto di calciopoli l’Inter torna a vincere. Prima a tavolino e poi sul campo. Da squadra perdente e derisa, l’Inter diventa una squadra imbattibile e schiacciasassi almeno in campionato. Dopo 20 anni di dolori, beffe e pubblico ludibrio. Di questa trasformazione si occupa il volume scritto da Roberto Torti, fino a poco tempo fa Settore. Già, perché il giornalista pavese aveva nascosto ai visitatori del blog la sua identità, aveva omesso l’esistenza del blog alla famiglia, agli amici e ai colleghi. Poi la proposta di pubblicazione da parte dei tipi di Baldini Castoldi Dalai, editori con un debole per i colori nerazzurri, lo ha costretto a un pubblico outing. Fino al giorno prima dell’uscita del libro, Settore era un casellante con l’hobby o la fede (la gradazione decidetela voi) dell’interismo. Il libro di Roberto Torti racconta le 30 fondamentali trasformazioni che hanno spazzato via la macchietta dell’interista contento di soffrire, una mistificazione che ha finito coll’appagare anche la stessa vittima, ovvero il tifoso nerazzurro. Un gioco perverso che secondo Torti ha arricchito chi scriveva libri umoristici. E la perdenza è diventata un carattere dell’interista, una componente imprescindibile, identificativa. Le trenta trasformazioni sono raccontate con ironia, la caratteristica che ha reso il blog di Settore un luogo cult della rete, anche per i tifosi di altra fede, e uno dei più cliccati della piattaforma di Virgilio. La verità è che ad un certo punto l’Inter si è messa a comperare giocatori forti, capaci di fare la differenza, ha assunto allenatori vincenti, il suo presidente ha smesso i panni di padre buono. Da Carini, terzo portiere della Juve, scambiato disgraziatamente con il capitano della Nazionale si è passati a Julio Cesar titolare della Nazionale brasiliana. Da Brechet a Maicon, probabilmente il più forte terzino in circolazione dopo Cafù. In luogo di Farinos è arrivato Vieira. Nessuno ha sostituito Ronado ma nessuno c’era al posto di Ibrahimovic, finalmente un giocatore geniale. Fenomenale la penultima trasformazione: da Recoba a Lillo. Chi è Lillo? Lillo è il cane di Massimo Moratti presente nella foto del centenario griffata da Oliviero Toscani. Lillo sostituisce nella foto Recoba, il giocatore cagnolino del presidente Moratti, il più amato della sua gestione, finalmente “allontanato” dall’Inter e mandato in prestito al Torino. Una storia d’amore durata dieci anni che sembrava non dovesse finire mai. Ma anche questo, il nuovo cinismo interista, è un segno che i tempi sono cambiati.

Le prime pagine

dell'accontentarsi e dell'accontentare Da Toldo a Toldo, ovvero da Carini a Julio Cesar   In una terra lontana e inospitale (la Corsica; va bene dai, era solo per darmi un tono) apprendevo una mattina, leg­gendo la Gazza acquistata al mercato nero, che l'Inter aveva scambiato alla pari (oui, alla pari, p-a-r-i: papa, alpha, romeo, india) uno dei più forti difensori del mon­do (per quanto reduce da una stagione del cazzo) con il terzo portiere della Juve. Ricordo distintamente il disagio con cui leggevo la notizia: c'era vento, la rosea era anco­ra nel tradizionale formato lenzuolo e le raffiche del mistral me l'accartocciavano tra le dita, per non dire della sabbia che si depositava via via sui fogli e mi interrompe­va la lettura. Era insomma un disagio del tutto contin­gente e materiale: non riuscivo a tenere aperto il giorna­le, tutto qui, ma approvavo intimamente i modi e i tempi di quell'affarone architettato da menti indubbiamente fertili. Fossi stato al bar, sul treno o sul divano, avrei da­to evidenza anche fisica alla mia incondizionata accetta­zione - praticamente una ratifica - del passaggio di Fabio Cannavaro alla Juventus in cambio di un portierino che dai gobbi sedeva in panca e che da noi, come dire, probabilmente non avrebbe fatto nemmeno quello: avrei spiegato con ampi gesti e sguardo compiaciuto il significato di una strategia apparentemente bacata ma sostan­zialmente geniale. Perché - ecco cosa non potevano capi­re quei bifolchi dei tifosi standard alla mera lettura della notizia - scambiando alla pari Cannavaro con Carini noi ci stavamo liberando di un grande peso, e cioè lo stipen­dio di Cannavaro. E quindi da quello scambio, economi­camente alla pari e tecnicamente bizzarro, in realtà ci guadagnavamo.
Ad anni di distanza, ancora mi vergogno di quel mio stolto appiattimento sulle posizioni societarie. Ero io il tifoso standard, mica gli altri. Non chi si stava chiedendo, molto terra terra, che stronzata fosse mai scambiare Can­navaro con un terzo portiere. Ma io, certo. Io che trovavo ovvia - doverosa, mi veniva da dire - questa operazione in virtù di una spiegazione avallata forse da un revisore dei conti o da un ragioniere commercialista, non certo da una persona di media lungimiranza sportiva. E io, tifoso snob che di regola compatisce quelli che davanti a un cafferino o una birra media parlano di ingaggi e compravendite co­me se i soldi fossero i loro, ero sceso - precipitato - un gradino più sotto: andavo a dire in giro che ci guadagna­vamo. Prima persona plurale. Io e chi? Io e l'Inter? Io e Moratti? Difendevo l'operazione Cannavaro-Carini come fossi stato non un semplice e ottuso tifoso e nemmeno un piccolo azionista, ma addirittura un socio di riferimento, un grande elettore, un alleato danaroso del consiglio di amministrazione. Ci guadagnavamo. Che imbecille. Parla­vo come un tifoso in maglione di cachemire da tribuna rossa con poltrona imbottita. Finché un giorno, esatta­mente dal lato opposto, e cioè da un sedile arancio duro e lercio –proprio un altro scenario – ho alzato il culo per mandare a cagare Toldo e Recoba.

© 2008, Baldini Castoldi Dalai editore

Settore 4c, fila 72, posto 35. Ovvero: quando non vincevamo mai – Roberto Torti
164 pag., 15 € – Edizioni Baldini Castoldi Dalai 2008 (Le boe)
ISBN 978-88-60-73439-6


L'autore

Roberto Torti è nato a Voghera e vive a Pavia. È interista consapevole e autonomo dal 1970. Nel 2003, con il nickname Settore4cfila72posto35 (il posto che occupò allo Stadio Olimpico di Roma il 5 maggio 2002), ha aperto il blog dell’interismo moderno: settore.myblog.it   

13 ottobre 2008 Di Francesco Marchetti

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