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Recensione

Il Il bavaglio copertina

Bavaglio di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio

Bloccare i processi, cancellare l'informazione, difendersi con l'impunità. Ecco perché Berlusconi sta preparando il bavaglio

"Dunque il decreto, chiamato 'Sicurezza'. O più precisamente 'Recante misure urgenti in materia di Sicurezza pubblica'. Che introduce l'aggravante della clandestinità, consente l'espulsione di cittadini comunitari, assegna nuovi poteri ai sindaci, confisca le case affittate ai migranti irregolari. Tutto dettato 'dall'urgenza e dall'allarme sociale', dalla 'moltiplicazione dei delitti e dal sangue' che imbratta la nostra Repubblica. Anche se, a guardar bene, i dati (Istat, Eures, Ministero dell'Interno) raccontano un'altra Italia dove gli omicidi diminuiscono, 615 l'ultimo anno, e sono i morti nei cantieri a crescere, più di due al giorno, 1300 nel 2007. Dove i delitti predatori e di strada che tanto ci spaventano, lampeggiano ai margini insanguinati di una criminalità immensamente più grande, quella organizzata in mafia, camorra, 'ndrangheta, che ci respirano accanto. Che ha inghiottito tre regioni italiane, forse quattro, e una fetta della nostra economia del Nord, come una eclisse e una catastrofe. Che compra banche, governa una parte dei cartelli internazionali della cocaina, lo smaltimento dei rifiuti, si spartisce gli appalti, la Sanità, le risorse pubbliche, estorce, corrompe, minaccia, pratica l'usura, uccide. Ma infiamma poco o nulla i palinstesti elettorali."

dall'Introduzione di Pino Corrias


Non potrebbe essere più attuale questo saggio scritto a sei mani da tre dei giornalisti più "scomodi" della Penisola. Sono tre professionisti che basano il proprio lavoro sulla cronaca dei fatti giudiziari, che spiegano chi sono gli inquisiti e perché lo sono, che raccontano i processi e aiutano i cittadini a difendersi in campo politico, riconoscendo i rappresentanti più corrotti; in campo economico, denunciando le manovre finanziarie più pericolose; in ambito privato, tutelandosi contro la sanità mal gestita o il vicino pedofilo...
Un libro che denuncia le manovre non solamente del Presidente del Consiglio ma dei molti politici che hanno tanto da nascondere e che appoggiano certe scelte o non si oppongono a questa forma di censura governativa che ci offuscherà la vista. 

Con grande probabilità in autunno il Parlamento apporverà una legge che impedirà ai giornali di scrivere qualunque cosa che riguardi inchieste giudiziarie in corso. Una norma che non impedirà solamente la divulgazione delle intercettazioni telefoniche, ma di tutti gli atti giudiziari.
Questi politici (e stiamo parlando della gran parte del Parlamento italiano) stanno facendo un danno a tutti perché il bavaglio che metteranno ai giornalisti danneggerà direttamente proprio quei cittadini che forse in questo momento pensano che la questione non li riguardi.

"Ci stanno abolendo per legge" dichiara Travaglio in un'intervista "vogliono impedire a noi giornalisti giudiziari di raccontare le indagini e ciò che le indagini stanno scoprendo nell'immediatezza dei fatti".

E ancora:
"Agli italiani è stato detto che  fanno una legge per evitare che vengono pubblicate intercettazioni che non c'entrano con le indagini, per salvare la privacy di Anna Falchi... in realtà vietano la cronaca giudiziaria. Noi non potremo più pubblicare notizie pubbliche, non notizie segrete, perché questo è già vietato adesso. 
Noi non potremo più raccontare notizie pubbliche, nemmeno spiegare perché hanno arrestato i medici della Santa Rita, né perché hanno arrestato il Governatore dell'Abruzzo. Non potremo più dire niente per anni e anni. Potremo raccontare tutto quando alla gente non gliene fregherà più niente di saperlo."


Come difendersi da questa manovra? 
Gomez, Lillo e Travaglio hanno fatto una prima mossa: pubblicare questo libro per far capire quanto sia delicato e vitale questo tema, assolutamente da non sottovalutare.

Un libro urgente,
perché presto potrebbe diventare impossibile pubblicarlo, un libro di denuncia che tutti dovrebbero leggere per farsi un'opinione sul tema non fuorviata dalle subdole spiegazioni che televisioni e giornali stanno offrendo in pasto a un'opinione pubblica sempre più manipolata e manipolabile.

Un libro che racconta come il Governo abbia rapidamente messo in campo anche due leggi destinate a bloccare o complicare ulteriormente il lavoro della magistratura
: la legge detta "blocca-processi", che di fatto non solo sospenderà ma impedirà lo svolgimento di moltissimi procedimenti portandoli direttamente alla prescrizione e cozzando in modo palese con il "decreto sicurezza" che lo contiene, perché paradossalmente "i processi che riposeranno in pace per sempre riguardano proprio quei reati che, nello stesso decreto sicurezza, vengono ritenuti talemente prioritari da meritare una corsia d'emergenza"; e il Lodo Alfano grazie al quale l'Italia "sarà l'unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono 'più uguali degli altri' di fronte alla legge [...] Dunque i quattro massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo".

Si respira una certa aria di premeditazione, di ideazione di un piano ben preciso che costruisce le proprie fondamenta molti anni fa, ma che ora sta edificando il suo palazzo antisismico, a prova di qualsiasi terremoto. 
Chi potrà opporsi e fermare questo progetto prima che diventi impossibile farlo?


Le prime pagine

                                                            L'estate del Caimano 

Gli sta a pennello l'aggettivo tedesco folgerichtig, nel senso
sub-razionale: ha dei riflessi costanti (finto sorrìso, autocompianto,
barzelletta, morso, digestione); non tollera le vie mediane;
sceglie di istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda
.
Franco Cordero, «la Repubblica», 19 giugno 2008 

Passeranno dalla cronaca alla Storia della Repubblica questi giorni di giugno e di luglio 2008. Li chiameranno: i giorni del bavaglio.
   Quando il Senato votava per interrompere il processo del premier accusato dal Tribunale di Milano per la corruzione del testimone Mills e per farlo decideva di fermarne altri 1OOmila. In via d'urgenza. E in nome della Sicurezza.
   Quando la Destra italiana, con nessuno scandalo della Sinistra, anzi d'accordo, preparava il nuovo Lodo Maccanico-Schifani-Alfano per garantire l'immunità alle più alte cariche dello Stato. Quella del premier in particolare. In via d'urgenza. E in nome della Sicurezza.
   Quando la Destra italiana, senza troppo scandalo della Sinistra, anzi d'accordo, preparava le nuove leggi per vietare ai magistrati e agli investigatori l'uso delle intercettazioni telefoniche per una allarmante sequenza di reati. Proibire in perpetuo la loro pubblicazione sui giornali, «anche per riassunto». Deliberare il carcere per giornalisti che le trascrivono e ingenti multe agli editori che le pubblicano. E in nome della Sicurezza, sospendere la libertà di stampa. Che per chiamarsi così deve essere una e indivisibile, non ammette né limiti, né divieti. Meno che mai sui retroscena in nero della politica, della finanza, delle classi dirigenti, sui casi di cronaca giudiziaria che ci raccontano l'anima del Paese, i suoi labirinti. Dai campionati di calcio, dove si comprano gli arbitri e si vendono le partite, fino alle cliniche private di marmo e di cristallo, dove si muore.
   E vietava, proibiva, impediva, sospendeva, oltre che in nome della Sicurezza, e dell'urgenza, anche appellandosi alla volontà del popolo, senza nemmeno curarsi di nascondere il movente privato, l'impunità del premier. Dicendosi, tutta la Destra unanime, assediata dalla magistratura che «è la metastasi del Paese», «il cancro della democrazia» e «che usa le leggi per sovvertire il voto degli italiani».
   Siamo all'inizio di una deriva dalla traiettoria oscura. Che colpirà le istituzioni, prima fra tutte il Quirinale e il presidente Giorgio Napolitano. Siamo alle soglie di una nuova Repubblica che sarà sempre più autoritaria, extra legale, sostanzialmente ingiusta, implacabile con la povera gente, disarmata coi potenti. Governata da un potere opaco, insondabile. Incarnato in un uomo solo. Che vive ossessionato dai suoi processi. Incapace di distinguere il proprio destino da quello della nazione. Pretendendosi al di sopra delle leggi e di tutti gli altri cittadini. Pronto a deformare ogni regola, da quelle parlamentari ai Codici, alla Costituzione, per sfuggire a una sentenza nell'immediato, e a qualunque rendiconto in futuro. Nominandosi non giudicabile, «unto dal Signore», come se il mandato elettorale, che è provvisorio, bilanciato da altri poteri, sottoposto ai controlli consolidati, almeno in ogni democrazia occidentale, lo investisse di un potere non più negoziabile, sancito da un legame di sangue con la volontà popolare. E perciò insofferente a ogni confine che possa limitare il suo dominio, meno che mai l'opposizione allo sbando. Proprietario unico della propria maggioranza. Titolare di un immenso potere su tutti i media, sulla gran parte delle risorse pubblicitarie che lo alimentano, sui meccanismi delle leggi che dovrebbero regolarlo. Con gran parte dell'informazione disarmata, non solo dal conformismo e dalla prudenza, ma anche dalla prossima iniziativa legislativa che moltiplicherà gli obblighi del silenzio stampa. E una magistratura insultata, accerchiata, messa sotto tutela politica.
   Solo cinque anni fa, Berlusconi dettava al «Corriere della Sera»: «II governo è del popolo e di chi lo rappresenta, non di chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga... Chi governa in una democrazia liberale è giudicato solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo». 
   Non è più abbastanza. Da adesso neppure i suoi pari possono più giudicarlo. Impunità per cinque anni o per sempre. A perfezionamento un potere sovrano, indivisibile, perché fondato sulla sua singola volontà, senza controlli, e su una vibrazione che in via esclusiva la mette in comunicazione diretta con il popolo.
   Il peggio è cominciato, un nodo alla volta. Come si fa con i bavagli. Non ci saranno tempi migliori per raccontarlo e provare a scioglierlo. Meno che mai quando scarseggerà l'inchiostro delle cronache. Quello che serve a raccontare la Storia. 

© 2008, Chiarelettere 

Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio - Bavaglio
238 pag., 12 € – Edizioni Chiarelettere 2008 (Principio attivo)
ISBN 978-88-61-90062-2









30 luglio 2008 Di Giulia Mozzato

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