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Recensione

Londra copertina
Virginia Woolf

Londra in scena


A cura di Nadia Fusini

Come osservò Ruper Brooke, un amico poeta di Virginia Woolf, nei loro anni di giovinezza, l’intero meccanismo della vita, la testa della gente cambiava, continuava a cambiare: "Non so se è progresso", meditò "so però che le cose cambiano". Sulla stessa nota concludono i tableaux londoniens di Virginia Woolf:   “Londra esiste ancora, perché Londra cambia”.  

È il febbraio del 1931. La rivista americana Good Housekeeping commissiona a Virginia Woolf, scrittrice allora già affermata, una serie di articoli che possano rendere  l’idea  del “fascino di Londra” ai propri lettori.
Chi meglio di lei, infatti può esprimerne la suggestione e l’incanto? Virginia ha sempre teneramente amato la sua città, le sue vie, i suoi angoli e giardini, i negozietti sperduti se li porta nel cuore e nelle ossa, c’è una relazione osmotica fra lei e Londra,  simile ad  un’ipnosi che la cattura e le impedisce quasi di pensare che esistano altre città al mondo.


Confesserà all’amica Ethel Smyth: “L’altro giorno, per coccolare il mio amore per questa città, sono andata a piedi fino alla Tower”. Decenni dopo ritroviamo, più o meno, le stesse parole espresse in altri modi e in più occasioni dalla protagonista principale della serie televisiva americana Sex and the city, Karry che vive New York e Manhatthan, dove abita, con estrema sensualità, come uno dei suoi tanti amori.

A dispetto di chi vede la città in negativo “the dreadful night” come  dice il poeta James Thomson, ci sono persone per le quali la città ha lo stesso fascino di un bosco, di una montagna, di un deserto; pur nella frenetica attività che la contraddistingue di traffico, di affari, di commerci, di uomini e donne che corrono indaffarate, Virginia (e altri come lei) percorre a piedi le meravigliose notti di Londra come tutte le altre ore del giorno.
 “E cammina, cammina, e come Beethoven tout en flanant compone” come ne deduce nella sua prefazione Nadia Fusini.


La Woolf nasce nel quartiere di Kensingston e, se escludiamo alcuni periodi dedicati a qualche spostamento per viaggi o per lavoro, in Bloomsbury  passerà tutta la sua esistenza, definendo Londra, la ‘passione’ della sua vita, sottoscrivendo in pieno le opinioni dello scrittore Henry James, amico del padre, che “americano per nascita”, aveva dichiarato che - tra le forme di vita possibili - Londra era per lui “la più possibile”, perché per uno scrittore come lui, single, qui si davano le condizioni di vita migliori, le  più interessanti; qui si dava “ il più completo compendio umano”, qui la razza umana era “meglio rappresentata che altrove”.

Pur con trepidazione la Woolf accetta l’incarico che la metterà ancora una volta nella condizione di rivisitare la sua amata città per entrare ancora di più in sintonia con il lavoro (o tema) da svolgere. Ne risulteranno sei splendide istantanee nelle quali la scrittrice esprime ancora una volta la bellezza e la malinconia di case, persone , monumenti che fanno di Londra una città fuori dal comune.

Mondadori pubblica oggi nei suoi Oscar questi scritti che nascono con il titolo “ The London scene”, curati da Nadia Fusini, autrice anche di un’introduzione che risulta essere, tramite la sua fine ed esauriente struttura,  la settima istantanea, il settimo capitolo, di questo straordinario volumetto che ci propone anche una sintetica ma esaustiva e puntuale cronologia della Woolf.

Le prime pagine

“Dove, o splendida nave …” si chiedeva il poeta osservando dalla riva la grande nave a vele spiegate svanire all’orizzonte.
Forse, immaginò, era diretta verso un porto del Pacifico; ma un giorno, quasi certamente, doveva aver sentito un irresistibile richiamo, e passati North Foreland e Reculver ecco, era entrata nelle acque strette del porto di Londra, superando le secche  di Gravesend e Northfleet e Tilbury, risalendo su per Erithe Barking e Gallion, finché, passati gli stabilimenti del gas e delle fogne, aveva trovato posto, proprio come un’automobile in un parcheggio, nelle profonde acque dei Docks. Là ripiegò le vele e gettò l’ancora.
Per quanto romantica e libera e capricciosa, non c’è nave che col tempo non finisca per gettare l’ancora nel porto di Londra. Da una lancia sul filo della corrente le si vedono risalire il fiume con ancora addosso tutti i segni del viaggio compiuto. Arrivano le navi di linea, alte, con i ponti di batteria e di manovra e i passeggeri che, i bagagli stretti in mano, si sporgono dal parapetto, mentre di sotto i lascar (marinai indiani) corrono, si precipitano; ecco, ogni settimana dell’anno, almeno un migliaio di queste navi grandi tornano a casa, attraccano ai moli di Londra. Maestose incedono attraverso una folla di mercantili, carboniere, chiatte stracolme di carbon fossile, barche dalle vele rosse sgargianti, che, nonostante l’aria dilettantesca, trasportano mattoni da Harwich o cemento da Colchester perché tutto è commercio; non ci sono barche da diporto su questo fiume. Trascinate da una irresistibile corrente, avendo sperato tempeste e bonacce, silenzio e solitudine, arrivano al destinato ancoraggio. I motori si spengono; si ammainano le  vele; e improvvisamente i vistosi fumaioli e gli alberi maestri spuntano incongrui contro una fila di case operaie, o i muri ineri di immensi depositi. Avviene uno strano cambiamento. Senza più la giusta prospettiva di mare e cielo, né il giusto spazio nel quale stendere le membra, stanno prigioniere come creature alate, pronte a spiccare il volo, che si sono fatte catturare per la zampa e ora giacciono in catene sulla terraferma.
Col mare che riempie di salmastro le narici, non c’è niente di più stimolante che guardare le navi mentre risalgono il Tamigi – le navi grandi e quelle piccole, quelle malconce o quelle magnifiche, dall’India, dalla Russia, dal Sud America o dall’Australia; navi che, venendo dal silenzio, dal pericolo, dalla solitudine, ci passano davanti e arrivano finalmente a casa, al porto.

Woolf  Virginia - Londra in scena
LX-65 pag., 7,80 € - Edizioni Mondadori 2006 (Oscar scrittori moderni)
ISBN 9788804556466


L'autrice

Virginia Woolf  (Londra 1882 – Rodmell 1941), autrice di alcuni dei più importanti romanzi inglesi del Novecento, grazie al padre Lesile Stephen frequentò fin da giovanissima i maggiori artisti e letterati dell’età vittoriana. Agli inizi del XX secolo diede vita, con la sorella Vanessa e personalità quali E.M. Forster, Maynard Keynes,  Roger Fry, Lytton Strachey, al Gruppo di Bloomsbury, destinato a dominare per oltre un trentennio il panorama culturale non solo londinese.
Tra le sue opere principali ricordiamo: La camera di Jacob (1922), La signora Dalloway (1925), Al faro (1927) e  Orlando (1928). Ricordiamo anche gli epistolari Falce di luna e Adorata creatura.


25 luglio 2006 Di Iaia Barzani

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