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Recensione

Quando il rosso è nero copertina

Il libro giallo da leggere quest'estate è cinese


"L'anno scorso sono stato in Italia, a Roma, dove mi sono imbattuto in una serie di negozi delle grandi firme internazionali che si trovano lungo stradine laterali, del tutto simili ai nostri vicoli... Io sono stato in tanti posti diversi. Fare shopping qui o mangiare là per me non fa molta differenza. Ma a Roma è stato davvero stupefacente. Si è trattato di unìesperienza veramente unica, come ritrovarsi immersi nei ricordi dell'antichità sovrapposti ai lussi moderni."

Il romanzo dell’estate 2006 è di un cinese, che insegna letteratura comparata alla Washington University di Saint Louis e vive (emigrato) con moglie e figlia negli USA ormai da 17 anni.
Anche When Red is Black (Quando il rosso è nero, Marsilio) tratta della precaria integrazione fra la Cina rossonera e la Cina nerorossa, gli albori del maggior punto interrogativo del nostro  secolo, l’arbitrio della democrazia di mercato che si somma al mercato dell’arbitrio di regime.


Qiu Xiaolong scrive gialli dal 2000 e li consegna in inglese, innanzitutto alla critica e al  pubblico americano, dai quali molto è stato premiato. Ormai risultano un successo in  tanti paesi e circolano (tradotti in ideogrammi) anche in patria, dove torna almeno una volta l’anno per aggiornarsi. Sono ambientati a Shanghai e in Cina, nella prima metà degli anni Novanta (dopo Tiananmen, nella riforma capitalistica di Deng Xiaoping), permeati di quella società storicamente determinata, condotti per mano attraverso continui lunghi versi o liriche editi e inediti.
Ritorna più volte, ad esempio, che la parola più difficile da tradurre nella vita sociale cinese è “privacy”, dall’alfabeto latino (o inglese?) del computer originale al non alfabeto di migliaia di caratteri cinesi, chi ha il garante chi non la riconosce. Ancora (e forse per sempre?) non può esserci “privacy” in quella cultura, oggi governata da teorie istituzionali comuniste. E i meccanismi dell’indagine sono intrisi di politica. Il giallo scorre placido, corposo, totalizzante.



I gialli di Qiu Xiaolong sono una chicca. Lenti, delicati, colti, a loro modo ossessionati dal sesso (né platonico né consumato) oltre che dalla poesia.
Simili nello stile e nel procedimento; originali nella struttura e nel soggetto (almeno per noi occidentali); consci di un genere nato e vissuto altrove, ormai globale. Li consiglio caldamente, non come singoli capolavori assoluti, piuttosto come piacevole quieta intelligente compagnia. La Cina è vicina. Il suo ambiente, i suoi crimini, la sua letteratura, la sua gente, i suoi consumi. Da salvare? Da cui essere salvati? Slow Book e slow Reading. Magari, se vi erano sfuggiti, leggeteli uno dietro l’altro durante le vacanze agostane. 


Vanno in ordine cronologico, solo l’ultimo non ha una data precisa. Sono tutti in terza persona, capitoli medi che seguono sempre gli indagatori, la precaria incerta squadra speciale (che non ha né tecniche né strumenti moderni), evidenziando l’incipiente ambiguità ideologica del giovane capo e la permanente subalternità ideologica dell’esperto assistente. Qui di seguito trovate le recensioni a cominciare dall’ultimo romanzo nelle nostre librerie da qualche settimana, sempre per la casa editrice veneziana, dedicato ai genitori “neri” dell’autore.

Shanghai. Primi anni novanta. L’agente Yu Guangming, ancora poliziotto di basso livello a 400 yuan mensili, padre Vecchio Cacciatore nello stesso mestiere, superati i 40 anni, da 15 sposato con la coetanea Peiqin (bella e colta, contabile in un ristorante statale redditizio, talentuosa, gran lettrice), figlio Quiqin, liceale smilzo e alto, tutti in una stanza di dodici metri quadrati in una shikumen con almeno 12 famiglie, è alle prese con l’omicidio di Yin Lige, una scrittrice dissidente sulla cinquantina, derelitta e abbandonata dopo una triste storia d’amore con l’anziano famoso professore perseguitato Yang Bing, alta e esile, figlia unica, con conoscenze e progetti americani. L’hanno soffocata nella sua casa-stanza poco dopo le 6 di un freddo mattino. Viveva sola in una shikumen, abitazione tipica a due piani (un tempo per una sola famiglia, ora per oltre dieci), stipiti d’ingresso in pietra, cortile interno. Comincia ad indagare con la morte nel cuore: gli hanno revocato l’assegnazione (in riconoscimento degli oltre dieci anni di straordinario servizio, a conclusione del caso del cadavere mutilato) di un piccolo appartamento bilocale al Nuovo Villaggio di Tianling. È meticoloso, giudizioso, dedito. L’ispettore capo Chen Cao (a 500 yuan mensili e auto di servizio), fumatore di Panda, amici influenti, lo aiuta a distanza. Ha preso due settimane di ferie (dopo tre intensi anni) per un incarico molto remunerativo (con vari deliziosi optionals) offertogli da un imprenditore legato alle Triadi: tradurre una proposta d’affari immobiliari (un complesso residenziale nel centro della città in stile anni Trenta ovvero shikumen) per ricchi soci americani. A tratti Yu assomiglia a Miss Marple, l’abitazione e il vicolo assomigliano al paesino. E Chen annota i pensieri su un taccuino o un foglietto o un tovagliolo. Scoprono un manoscritto, problemi di soldi, mescolanze di opposti come lo ying e lo yang o il rosso e il nero .

Un altro bel delicato romanzo per Qiu Xiaolong, con poche descrizioni fisiche e acute riflessioni linguistiche comparate, mentre sempre incombono Rivoluzione Culturale e contraddizioni socio-capitalistiche, chi può e chi deve, chi è e chi ha, l’accumulazione dall’alto e lo sgocciolamento verso il basso. Qui il nero non è una canzoncina in versi e non c’entra con il giallo. Segnalo Roma, di prima intenzione, a pag. 17: quando si mangia è cultura, ovunque, in casa o per lavoro, a cena (raffinata) o a colazione (popolare).
Grande il personaggio del “buongustaio frugale”, anche se sconsiglio spaghetti di mattina. La musica è un contorno.

Traduzione di Fabio Zucchella.


La misteriosa morte della compagna Guan

La misteriosa morte della compagna Guan
Shanghai. Maggio 1990. In fondo al fiume viene casualmente trovato il giovane corpo di Guan Hongying, famosa Lavoratrice Modello, occhi a mandorla e ciglia folte, carina e radiosa, delicata e riservata. Indaga il poliziotto Chen Cao, circa 35 anni, di bell’aspetto, alto, fronte spaziosa e occhi neri, laureato in letteratura inglese e americana, fumatore di Peonia, lettore di genere per svago, scapolo single, figlio unico, padre morto già esimio professore di neoconfucianesimo, madre attenta operaia (con problemi di stomaco), secondo lavoro di scrittore poeta modernista, poi di traduttore (soprattutto di gialli inglesi) e recensore, quadro emergente del Partito con amicizie potenti. È il capo di una piccola squadra per casi speciali (“politici”) del Dipartimento di polizia. Di fatto collabora solo l’alto quarantenne Yu Guangming, viso severo e occhi infossati, inviato sedicenne a ri-“educarsi in campagna” in una fabbrica d’armi a mille miglia, nella provincia dello Yunnan al confine con la Birmania, insieme alla bella coetanea futura moglie Jing Peiqin. Una lunga indagine. Una breve necessaria verifica a Guangzhou. Un solo possibile assassino. Movente, prove, testimoni vengono a galla. Niente attentati, niente scazzottate, niente inseguimenti. Su tutto, asfissianti, incombono la Politica, il Partito. Dopo i cambiamenti promossi da Deng e dopo piazza Tiananmen resta da evitare lo stile di vita occidentale borghese e decadente cui va attribuito ogni concreto crimine. Attraverso il giallo e la giustizia poetica, leggere la Cina aiuta a comparare nostre e loro ambigue ideologie nel notevole denso primo romanzo del cinquantenne cinese Qiu Xiaolong, ora docente a Chicago. Ovunque c’è la cura del cibo povero, il soccorso della poesia, la cultura del tè, le immagini di film. Segnalo il verso, a pag. 388.

Traduzione di Paola Vertuani


Visto per Shangai

Visto per Shangai
Shanghai. 8 aprile 1991. L’ispettore Chen Cao, buon conoscitore della cultura occidentale (decadente borghese), fumatore di Kents, capace di danza e taiji, mira scadente, lontana fidanzata Ling figlia di un alto quadro, single in un discreto appartamento, si imbatte in un elegante cadavere mutilato nel parco del Bund. Non può occuparsene perché gli chiedono di assistere l’attesa trentenne ispettrice Catherine Rohn, rappresentante del Marshals Service degli Stati Uniti, attraente vivace sinologa dai biondi capelli e grandi occhi azzurri, che deve scortare Wen Liping, moglie incinta di un testimone chiave a Washington in un processo per immigrazione illegale. Il problema è che Wen risulta appena scomparsa nel nulla, proprio mentre l’ispettrice è in viaggio. Si trovava da venti anni nella provincia del Fujian, speditavi per essere rieducata da contadini poveri di ceto basso. Chen invia ad indagare il suo ottimo esperto agente Yu Guangming, costretto da un decennio a vivere quattro famiglie in quattro minuscole stanzette con moglie e figlio, padre (poliziotto in pensione) e altri parenti. Vengono a dir poco intralciati: incidenti stradali, gradini manomessi, cibi avvelenati, minacce, rapimenti, attacchi. Lentamente se la cavano, fra bande mafiose e triadi imperanti, nuovi ricchi e vecchia politica, attività illegali e poteri paralleli. Solita lenta cultura cinese in questo bel giallo americano di Qiu Xiaolong, da molto trasferitosi negli USA. Pieno di proverbi, massime, citazioni, detti, versi, in terza persona sui vari investigatori, i supposti amori, le passioni personali, i sensi del dovere, della giustizia, del lavoro in un regime in transizione. Grandi scorpacciate di ravioli e serpente. Ottima guida turistica. Musica importata, valzer, jazz, Internazionale, karaoke. Segnalo il guanxi, lo scambio di favori, frequente.

Traduzione di Paola Vertuani.  


Le prime pagine

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Quando il rosso è nero

1


L'agente Yu Guangming, della polizia di Shanghai, ancora barcollava sotto il peso del colpo. Non se n'era accorto subito, ma adesso che l'impatto cominciava a fare effetto si sentiva stritolato. Dopo mesi e mesi di continue riunioni e infiniti negoziati, aveva perso l'appartamento al Nuovo Villaggio di Tianling. Era un alloggio nuovo, e gliel'avevano assegnato in via ufficiale; il conferimento era stato perfino annunciato alla centrale, tra fragorosi applausi.
In una città sovrappopolata come Shanghai, abitata da più di tredici milioni di abitanti, la penuria di case era un problema molto grave. L'assegnazione di un alloggio era un evento significativo. Per molti anni era toccato all'unità lavorativa - nel caso di Yu, il corpo di polizia di Shanghai - decidere a quale dipendente assegnare una stanza o un appartamento della quota annuale spettante all'unità lavorativa stessa. In riconoscimento degli oltre dieci anni di straordinario servizio, finalmente Yu era stato premiato con un bilocale, o perlomeno con le chiavi del bilocale. Ma inaspettatamente, ancor prima di poter iniziare il trasloco, si erano ripresi l'appartamento.
Yu si trovava in un piccolo cortile disseminato di cianfru-saglie polverose, gli scarti di tutte le persone che vivevano nella vecchia shikumen, l'edificio che ospitava non meno di dodici famiglie, compresa la sua. Quel cortile assomigliava a una discarica, e lui si sentiva la testa allo stesso modo. Si accese una sigaretta.
Gli avevano spiegato, a mo' di giustificazione, che la revoca dell'appartamento era dovuta a una questione di compensazione dei debiti tra le varie aziende di stato. Il creditore di un'altra azienda di stato aveva confiscato gli appartamenti del Nuovo Villaggio di Tianling, appena edificati dall'impresa di costruzioni Drago d'Oro. E tra di essi c'era la casa assegnata a Yu. Questo rovescio della fortuna era assurdo; era come se un'anatra pechinese arrostita avesse preso il
volo dal piatto.
Qualche giorno prima, quando gli aveva comunicato la cattiva notizia, il segretario di Partito Li, del dipartimento di polizia di Shanghai, aveva parlato a lungo con Yu, prima di concludere, come sempre, con il suo consueto tono positivo: «Le riforme economiche stanno portando grandi cambiamenti. Due o tre anni fa molti di questi cambiamenti sarebbero stati inimmaginabili. Anche il nostro sistema abitativo ne verrà influenzato. Presto il popolo cinese non dovrà più dipendere dalle quote governative. Mio cognato, per esempio, ha recentemente acquistato un nuovo appartamento nel distretto di Luwan. Naturalmente lei rimane sempre in cima alla nostra lista. La centrale terrà il suo caso in particolare considerazione. Se in futuro lei acquisterà un appartamento, saremo comunque in grado di assegnarle qualche tipo di compensazione.» E questo doveva consolarlo!
Dopo più di quarantenni, durante i quali in città l'assegnazione degli alloggi era stata stabilita dal governo, una nuova politica consentiva al popolo di comprarsi la casa, ma, così recitava il detto, la politica può cambiare per tre volte nel corso di una sola giornata. Nessuno poteva prevedere il futuro delle riforme in Cina. Il cognato di Li, proprietario di parecchi costosi ristoranti e bar, non aveva avuto problemi ad acquistare un appartamento al prezzo di quattromila yuan al metro quadro. Per Yu, poliziotto di basso livello con un salario mensile di circa quattrocento yuan, una simile cifra era un sogno che non osava neppure sognare.
«Ma l'appartamento mi è già stato assegnato» aveva detto testardo Yu. «È una decisione del dipartimento che è già stata formalizzata.»
«Capisco. È ingiusto nei suoi confronti, compagno agente Yu. Mi creda, ho cercato di fare il possibile. Tutti ci rendiamo conto del suo eccellente stato di servizio. Ma d'altra parte abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere. Ci dispiace.»
Le belle parole di Li non potevano modificare la dura realtà: Yu aveva perso l'appartamento.
E la cosa terribile era che avrebbe anche perso la faccia. Amici e parenti sapevano già del nuovo alloggio, e tutti si erano congratulati con lui; qualcuno aveva addirittura preparato una festa di inaugurazione. E adesso?
Ma ciò che lo preoccupava maggiormente era la reazione di sua moglie, Peiqin. Durante i quindici anni del loro matrimonio era sempre stato un tenersi le mani, parlare, parlare, parlare, come diceva una canzone popolare. Fin dai giorni della Rivoluzione Culturale, quando erano due "giovani istruiti" mandati nello Yunnan per essere rieducati, e poi a Shanghai, come una dei milioni di coppie ordinarie, erano sempre stati insieme. Ultimamente, però, lei gli era sembrata distante.
E la cosa non gli risultava diffìcile da capire. In tutti quegli anni Yu aveva portato a casa poco, a paragone di Peiqin. Era innegabile, e talvolta anche insopportabile, che sua moglie guadagnasse di più come contabile in un ristorante che Yu come poliziotto. E questo divario era vieppiù cresciuto negli ultimi anni, grazie alle tante gratifiche ricevute da Peiqin. Per non parlare poi dei manicaretti gratuiti che portava a casa dal ristorante.
Sulle prime l'annuncio dell'assegnazione aveva momentaneamente fatto salire di una tacca o due, per così dire, il livello di stima e di autostima. Lei era entusiasta, e parlava a tutti dell'alloggio ottenuto dal marito «grazie al suo eccellente lavoro.»
Ma da quando era arrivata la cattiva notizia gli rivolgeva a malapena la parola. Yu riflette su tutto ciò mentre la sigaretta gli bruciava le dita. L'ennesimo segno che, nella società attuale, la carriera di poliziotto di basso livello non avrebbe avuto troppi sbocchi.
Ai tempi di suo padre, Vecchio Cacciatore, anche un poliziotto aveva almeno la dignità di aver contribuito alla "dittatura del proletariato", e la consapevolezza di essere uguale a tutti gli altri dal punto di vista materiale in una società egalitaria. Adesso, negli anni Novanta, il mondo era cambiato: il valore individuale era determinato dal denaro posseduto. Il compagno Deng Xiaoping aveva detto che «qualcuno doveva diventare ricco per primo.» E qualcuno ci era senz'altro riuscito. Adesso, in questo paese socialista diventare ricchi significava diventare famosi. Per tutti coloro che non diventavano ricchi, indipendentemente dal duro lavoro svolto, il «Quotidiano del Popolo» non spendeva neanche una riga.

© 2006, Marsilio Editori

Qiu Xiaolong - Quando il rosso è nero
285 pag., 16,00 € - Edizioni Marsilio 2006 (Farfalle)
ISBN 9788831789721


L'autore



19 luglio 2006 Di Valerio Calzolaio

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