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La La lettura in Italia copertina

La lettura in Italia. Comportamenti e tendenze: un’analisi dei dati Istat 2006 di Adolfo Morrone e Miria Ravioli

Come si diventa lettori? Cosa permette negli anni di rimanere tali? Chi sono i lettori di oggi e quali sono i loro gusti e le loro preferenze? Queste sono alcune delle domande a cui il saggio cerca di rispondere.

Una domanda sorge immediata, leggendo le recenti statistiche che gli autori riportano nel volume: perché proprio quando le persone sono più attive da un punto di vista lavorativo, cioè tra i 25 e i 44 anni, solo il 16% delle persone fa letture professionali e si arriva al 19% se si considera chi sta svolgendo attività che richiederebbero costante aggiornamento? E come mai negli ultimi sette anni, invece di progredire, si è scesi di 7 punti?

Anche se l’opinione diffusa è che i più giovani leggano poco, i dati che abbiamo a disposizione affermano invece il contrario. I bambini e i ragazzi sono i maggiori lettori e il problema è proprio la disaffezione al libro a mano a mano che passano gli anni. Computer e internet ,come vedremo, non hanno distolto i ragazzi dai libri, tutt'altro!
Purtroppo i nostri bambini e i nostri ragazzi leggono semplicemente molto meno rispetto ai coetanei europei, cosa che vale anche per gli adulti, e non è principalmente il livello di reddito che impedisce di assecondare questa passione se paesi di certo più poveri dell’Italia, come la Polonia o l’Estonia, hanno un tasso più elevato di lettori.


La popolazione italiana continua a invecchiare e questo sicuramente può essere un elemento che giustifica la diminuzione di lettori, perché i più anziani sono anche i meno scolarizzati. Forti anche le differenze territoriali: il Nord legge di più e non è difficile capire il perché: maggior disponibilità economica, un numero più alto di librerie, un livello d’istruzione superiore. Eppure, dicono gli autori, non sono tanto queste le motivazioni: ci sono i libri economici, ci sono le librerie virtuali, c’è la curiosità di imparare, anche per chi è meno scolarizzato… ed è appunto quest’ultima cosa quella che manca. Non c’è infatti interesse per la lettura, né c’è alle spalle una famiglia che lo crei e neppure la scuola sembra saperlo fare.


L’analisi dei fattori che influenzano la lettura occupa un’intera sezione del libro. “Il lettore di libri è tale perché ha maturato un buon rapporto con l’oggetto libro, perché ne ha compreso la forza comunicativa, ha elaborato la capacità di decodificare e di trasferire sul piano emozionale la parola scritta.”
Tutto ciò o avviene tra l’infanzia e la tarda adolescenza o difficilmente lo si acquisisce più avanti negli anni. Leggere a voce alta le fiabe ai bambini, possedere una biblioteca domestica almeno essenziale, dare l’esempio ai figli nel mostrarsi interessati alla lettura, ecco alcune ricette da applicare per accrescere il numero di giovani lettori.


Quali invece sono i nemici del libro?
È solo uno stereotipo affermare che i media elettronici siano la causa principale della disaffezione alla lettura, i dati statistici dicono esattamente il contrario, anzi in assenza dell’uso del computer è la televisione a svolgere un ruolo negativo. Purtroppo, come sottolineano gli autori, sembrerebbe “che in Italia si legge per diritto di nascita ossia, la probabilità di diventare lettore dipende quasi completamente dalla famiglia di origine e dagli stimoli che essa è in grado di fornire”.


Nel volume l’analisi prosegue in modo molto particolareggiato, si esaminano i diversi tipi di lettura, le differenze di genere o le letture che si fanno per dovere (scolastiche o professionali). Si può essere lettori anche inconsapevolmente sfogliando libri di cucina, testi di bricolage, o guide turistiche. E poi c’è chi legge riviste e quotidiani, insomma chi non ignora in qualche modo la pagina scritta. Un capitolo a sé merita il boom dei libri dati in allegato ai quotidiani e il loro straordinario successo.
Tra le scelte di libri, quali sono i generi più frequentati? La risposta viene data attraverso statistiche e interessanti analisi.
Il volume si chiude con un’analisi dei canali di acquisizione del libro, tradizionali o moderni come la grande distribuzione, le librerie virtuali in crescita continua di utenti o gli e-book il cui successo è limitato solo ai libri professionali..

Giornalisti, editori, scrittori, librai, uffici stampa, redattori, insegnanti, genitori in genere: ecco a chi può essere utile leggere questo libro. Senza naturalmente escludere (se qualcuno non rientrasse nelle categorie suddette) i lettori non "professionali".


Principali indicatori socio-economici di confronto internazionali - Anno 2006



Popolazione residente di 6 anni e più per titolo di studio e sesso - Anni 1991-2001
(composizione percentuale)


Figli di 6-24 anni che leggono libri per età e comportamento di lettura dei genitori
Anno 2006 (per 100 figli di 6-24 anni con le stesse caratteristiche)


Persone di 6 anni e più che leggono libri nel tempo libero per sesso e classe di età - Anno 2006
(per 100 persone di 6 anni e più con le stesse caratteristiche)


Persone di 6 anni e più che leggono libri nel tempo libero per ripartizione geografica, sesso
e classe d'età - Anno 2006
(per 100 persone di 6 anni e più con le stesse caratteristiche)

Gli autori

Adolfo Morrone, esperto di statistiche culturali e di statistiche sull'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, è ricercatore presso l'Istat e professore di Statistica applicata presso la Pontificia Università Gregoriana.

Miria Savioli, esperta nell'analisi dell'uso del tempo libero con particolare riferimento alla lettura e alla pratica sportiva, è ricercatrice presso l'Istat e specializzata in Metodi e tecniche della ricerca sociale.


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27 giugno 2008 Di Grazia Casagrande

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