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Recensione

Ancora dalla parte delle bambine copertina
Loredana Lipperini

Ancora dalla parte delle bambine



"Nel 1973, una giovane signora che molto sapeva di pedagogia pubblicò un saggio che costituì una pietra miliare per il nascente movimento italiano delle donne: si chiamava Elena Gianini Belotti. In Dalla parte delle bambine raccontò come l'addestramento sociale e culturale all'inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita scolastica, e nei luoghi deputati all'educazione: famiglia, nidi, scuole materne ed elementari [...] Tutto questo sembrava superato. Parlare, oggi, di discriminazione di genere fra le bambine e i bambini, e osservare le ferite inflitte così in entrambi i sessi, sembra qualcosa di irreale [...] Sembra, è vero, così. Ma non appena arriva l'età scolare, non appena si inizia il confronto con il gruppo e soprattutto con altri adulti, le cose cambiano."

Mi sembrava un argomento polveroso e demodé, noioso e forzatamente nostalgico. Ci siamo abituati al transgender e stiamo ancora qui a parlare di differenze sessuali, quando perfino nella retrograda e schifosamente provinciale Italia, le donne iniziano a fare capolino in politica e ai vertici di grandi aziende. Uffa. 
Ma non eravamo già nell’era del Futuro Secondo Sesso, dove, dopo un paio di millenni nel ruolo di angelo del focolare, finalmente la donna si stava avvicinando alla libertà, cosa impensabile al tempo della de Beauvoir? Ma niente è come sembra, e per capire bisogna andare al sodo. 

Prendiamo il gioco intelligente Sapientino
, quello con le domande e le risposte su matematica, geografia, scienze etc. Si direbbe un gioco unisex. Ma nella pubblicità e nella confezione appaiono solo maschietti. Esiste infatti anche Sapientina, con mini donnine imbellettate ritratte sulla scatola. Le domande vertono sul magico mondo di Barbie... Quindi, fatemi capire, nel 2007 i bambini vengono stimolati ad imparare la fotosintesi e le bambine della stessa età i nomi degli amichetti delle bambole? 
Oh mio Dio!

Iniziate da oggi a fare caso alle pubblicità, non solo di giocattoli, ai cartoni animati, ai giornaletti per i più piccoli, ai contenuti del web e della televisione, ai videogiochi e persino ai libri scolastici delle elementari. 
Che mi venga un colpo, dal 1973, anno in cui la Gianini Belotti scrisse Dalla parte delle bambine, primo atto di questo stesso saggio, niente è cambiato.
Il messaggio che passa è: le femmine devono vivere in un mondo rosa pastello, truccarsi dai 4 anni in su, essere sexy, saper ballare e cantare, usare il corpo e non i neuroni per andare avanti. Non solo. Devono anche essere materne e curare bambolotti, non sporcarsi e saper spadellare in cucina. 


Mark Ryden - Clear Hearts, Grey flowers, olio su tela

 Avete mai visto in uno spot una bimba che corre in bici guadando pozzanghere e sbucciandosi le ginocchia? 
Avete mai sentito una piccoletta che pubblicizza un gioco dicendo “da grande farò l’astronauta”? 
A dire la verità è difficile persino trovarne una che non sia bionda, boccolosa e in adorazione davanti allo specchio della sua cameretta, abbagliata dai brillantini delle sue nuove Lelly Kelly.

Eh no, cari miei. Non diamo la colpa alla tv, a internet, agli editori o ai videogiochi. I media amplificano quello che la società propone, non inventano niente. 
Qua siamo di fronte ad un problema di simboli culturali, che anche dopo l’emancipazione femminile evidentemente non sono mutati. 

D’altro canto è innegabile che le cose siano migliorate. Le donne studiano, fanno anche lavori da uomini, parlano e scrivono di sesso e si sono redente con Sex and the City. 
Ma c’è ancora un bel po’ di strada da fare
A parità di mansioni e ruolo nel mondo professionale, le femmine ad esempio guadagnano meno. Siamo uguali agli uomini finché ci comportiamo come uomini. E infatti il rischio è di cadere nell’errore di un certo femminismo: rincorrere il mondo maschile, invece di trovarne uno privo di stereotipi culturali. Spero non ci metteremo altri duemila anni. 

Certo, anche i maschi non credo se la passino bene, in mezzo a portatrici di gonnelle inguinali e lip gloss che cercano di barcamenarsi tra successo intellettuale, maternità e seduzione. 
Basti la reazione del mio coinquilino 36enne, musicista death metal, quando ha visto la copertina del libro
L’illustrazione ritrae una bimba bionda, in un mondo fatato, che prega una bambola in atteggiamento da santa, con tanto di aureola, in mezzo a nuvolette e farfalline.
Ebbene, il rabbioso batterista metal ha esclamato: 
“Madonna che bella questa immagine!”
 
Ma a lui non dovrebbero piacere solo teschi e pipistrelli sgozzati? 
Bah, non so se siamo nell’epoca del Futuro Secondo Sesso, ma di sicuro siamo in quella della Grande Confusione.


Le prime pagine

Mark Ryden - Rosie's Tea Party, olio su tela
Prima

La parte più bella, più eccitante, più divertente di Google Earth è l'inizio della ricerca. Per l'esattezza quando, una volta digitato il nome della nazione, della località e dell'indirizzo che si desidera visualizzare con le riprese satellitari, il programma conduce il navigatore in avanti, lanciandolo dall'icona iniziale del globo terrestre in un tuffo mozzafiato, in volo fino alla strada che attraversa un paese di cento anime, di cui solo poche decine di persone sanno riconoscere i colori delle case, i profili delle montagne che lo circondano, il fiume che lo attraversa.
   Questo libro nasce con un'intenzione molto simile: partire da un'immagine d'insieme e arrivare ai dettagli che la compongono. Naturalmente è più difficile: perché, in questo caso, la visione di partenza non è chiara, al punto da venir percepita in modi apparentemente inconciliabili. Proprio in questi ultimi mesi, infatti, la cosiddetta questione femminile è riemersa nelle cronache, nei libri, nelle discussioni intellettuali: in alcuni casi per una sbigottita denuncia del tramonto delle differenze; in altri, per l'altrettanto angosciosa consapevolezza di una nuova e violentissima ondata di misoginia. Che debba tornare ad assestarsi nel ruolo centrale di moglie e di madre, o che debba continuare a rivendicare di essere prima di tutto persona, la donna di cui si sta parlando sfugge comunque alla visione. L'immagine totale è fuori fuoco. Proprio per questo, occorre forse saltare verso il basso e osservare da vicino quel che dall'alto non si vede.
   In trent'anni, i discorsi sulla cosiddetta emancipazione femminile sono divenuti molto più sofisticati e complessi rispetto all'urgenza con cui agirono i movimenti di liberazione. E, allo stato attuale, fanno sorgere un sospetto a chi non frequenta con la stessa generosa e ammirevole assiduità il dibattito sul genere. Il dubbio è semplice, e doloroso: non sarà che quelle donne che sarebbero divenute pari agli uomini in tutto - e in primo luogo in un'affermazione professionale in nome della quale avrebbero svenduto la propria anima e il proprio tempo come il dottor Faust - sono, in realtà, molto poche? Non sarà che l'infinito dibattere sulla differenza e sul suo prezzo è, in fondo, un lusso riservato a una cerchia ristretta di pensatrici e osservatrici che hanno realmente ottenuto riconoscimenti lavorativi ed economici (certo, a fronte di esistenze magari difficili e convulse: ma comunque con un privilegio che un tempo si sarebbe detto "di classe" rispetto alla stragrande maggioranza)? Non sarà che, mentre si discute di quel che l'umanità ha perduto quando le signore hanno lasciato il ragù per i consigli di amministrazione, nel vituperato mondo delle masse stia invece accadendo tutt'altro?


Mark Ryden Allegory of the Four Elements - olio su tavola
   Questo libro racconta, dunque, i risultati di una lunga immersione nel mondo dell'immaginario popolare: quello che, d'abitudine, si considera non rilevante ai fini dell'interpretazione culturale. Eppure, a formare una cultura è proprio quello stesso immaginario che si veicola nei prodotti a larga diffusione: prodotti destinati all'infanzia, soprattutto. Perché, per capire cosa sta succedendo oggi alle donne, occorre sapere cosa è successo, da qualche lustro a questa parte, alle bambine.
Non casualmente, quel che viene intuito oggi dai saggisti era già noto, da oltre dieci anni, nel marketing che riguarda i giovanissimi. La re-genderization, il ritorno ai generi, è già in atto, dalla metà degli anni novanta, nella produzione e diffusione di giocattoli, programmi televisivi, libri, film, cartoni. Laddove la parola ritorno non sancisce semplicemente una differenza, ma determina, ancora una volta e a dispetto delle apparenze, la premessa di una subordinazione.
   Questo libro racconta quello che le bambine guardano, comprano, leggono, vengono indotte a sognare. Non è un racconto ottimista. Ciononostante persegue un secondo obiettivo: cercare di dimostrare quanto sia illusoria la minaccia tecnologica agitata dai numerosissimi difensori dell'infanzia. Banalmente, mezzo e messaggio continuano a essere sinonimi: e uno dei risultati dell'antico fraintendimento è la messa in ombra di quelli che sono forse gli stereotipi più inquietanti, ma che vengono da un supporto ritenuto benefico. La carta.

© 2007, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Loredana Lipperini – Ancora dalla parte delle bambine
284 pag., 15,00 € - Edizioni Feltrinelli 2007 (Serie bianca)
ISBN 978-88-07-17139-0


L'autrice

Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. 
Collabora da molti anni con le pagine culturali de “la Repubblica” e de “Il Venerdì di Repubblica”. È stata una delle voci storiche di Radio Tre. Scrive programmi televisivi. Dal 2004 ha un blog, www.lipperatura.it
Ha pubblicato Guida all’ascolto di Bach (Mursia 1984), Don Giovanni (Editori Riuniti 1987, Castelvecchi 2006), Mozart in rock (Sansoni 1990; il Saggiatore 2006). Generazione Pokémon (Castelvecchi 2000), La notte dei blogger (Einaudi Stile Libero 2004).
I suoi libri su Wuz.it
Articoli e recensioni


L'immagine di copertina è tratta da un'opera di Mark Ryden, come le illustrazioni di questo testo



19 novembre 2007 Di Silvia Del Ciondolo

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