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I I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo - Matatia Roberto - wuz.it

I I vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo di

È l'estate del 1938. Nissim è un ebreo greco, da pochi anni trasferitosi in Italia. Le sue capacità gli hanno permesso di raggiungere la tranquillità economica. L'apice del suo successo è una casa di mattoni rossi che sorge nella via più elegante di Riccione, di fronte alla spiaggia e, soprattutto, a pochi metri dalla villa dell'uomo più potente dell'epoca: il Duce. Una posizione ambita e invidiata da uomini di potere, fossero gerarchi o industriali. Mentre l'estate prosegue fra feste, ricevimenti, vita di spiaggia, l'atmosfera, per gli ebrei, comincia a farsi pesante. Una vicinanza così evidente di una famiglia di ebrei alla residenza di Mussolini è decisamente inopportuna. Così, sempre più insistenti iniziano le pressioni degli sgherri del regime sul povero Nissim affinché venda la villa. Nissim resiste disperatamente, finché le leggi razziali non cadono come una mannaia anche su di lui. Le minacce di violente ritorsioni costringono la famiglia a cedere per pochi soldi la famosa villa e a cercare di sopravvivere nella condizione di paria in cui la legislazione razziale li ha ridotti. La figlia Camelia ci ha lasciato una preziosa testimonianza di quegli anni: alcune lettere giunte fino a noi in modo fortunoso. L'innocenza dell'adolescenza è più forte della crudeltà del mondo adulto e, pur vivendo in un mondo sconvolto dall'odio e dalle violenze verso la sua "razza", Camelia ci racconta i suoi sogni e i suoi progetti, ma anche il suo tormento per la famiglia...

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  • Patricija il 15 feb 2016 18:41 Segnala abuso

    La giovane Camelia scrisse alcune lettere al suo amato Mario. In quelle lettere si racchiude la storia di una famiglia ebrea nell’Italia del fascismo. L’autore, partendo dalle preziose missive,...

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    La giovane Camelia scrisse alcune lettere al suo amato Mario. In quelle lettere si racchiude la storia di una famiglia ebrea nell’Italia del fascismo. L’autore, partendo dalle preziose missive, ricostruisce le vicende di Nissim Matatia e la sua famiglia. /// Era una “famiglia, che sentiva l’Italia come la sua Patria e che, per questo motivo, non volle abbandonarla, mai intuendo dove la follia umana sarebbe un giorno arrivata”. Nissim, ebreo originario di Corfù, era un pellicciaio. La sua attività commerciale gli consentiva un tenore di vita agiato. Era il 1937, la famiglia Matatia trascorreva le vacanze estive nella casa sul mare, a Riccione. Accanto alla loro, villa Margherita proprietà di Benito Mussolini. I Matatia erano vicini scomodi. Così iniziarono le pressioni per allontanarli. Nissim resistette fino a che loro casa fu espropriata. Con le leggi razziali emanate in Italia nel 1938 per la famiglia di Camelia iniziò il calvario. Nissim e il giovanissimo figlio Roberto furono arrestati, incarcerati a Bologna, trasferiti a Verona, infine a Milano; da qui partirono su un convoglio il 6 dicembre 1943 con altri 250 deportati destinati ad Auschwitz. Un mese dopo il resto della famiglia subì la stessa sorte. Catturati dai fascisti a Savignano sul Panaro il 1° dicembre 1943, Camelia con la madre Matilde e il fratello Nino furono condotti al carcere di San Giovanni, poi a Ravenna, Forlì e Milano da dove, il 30 gennaio 1944 partirono con altre 600 persone dal tristemente noto Binario 21. Destinazione Auschwitz. Di loro si salvò soltanto Nino che morì poco dopo la liberazione a causa dei patimenti subiti. /// Narrazione essenziale, semplice, intima. Ed è proprio la linearità della scrittura a rendere la drammaticità e il peso di una delle maggiori colpe di cui s’è macchiato l’uomo. Un libro che farei leggere ai ragazzi e a chi vuole iniziare un percorso di scoperta, studio e riflessione sulla storia della Shoah e, più in generale, di ciò che fu l’Italia fascista.

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Matatia Roberto
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