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Il Il ponte dei corvi. Diario di una deportata a Ravensbrück - Massariello Arata Maria - wuz.it

Il Il ponte dei corvi. Diario di una deportata a Ravensbrück di

L'autrice, figlia di un socialista perseguitato dal fascismo, partecipò alla Resistenza a Milano, svolgendo propaganda illegale e organizzando rifornimenti per i partigiani. Arrestata con il suo gruppo nel 1944, Maria fu condotta nel campo di prigionia di Bolzano e da qui deportata nel lager femminile di Ravensbruck, 80 km. a nord-est di Berlino, dove negli anni fra il 1939 e il 1945 passano circa 130.000 donne e fanciulli di 21 nazioni. In questo diario l'autrice racconta il lungo calvario di sofferenze, dal terribile viaggio verso la deportazione ai tragici mesi trascorsi nei lager, al rischioso ritorno in patria.

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  • Patricija il 19 set 2015 14:36 Segnala abuso

    “Hier Wird dein Wille gebrochen!” (Qui la tua volontà sarà spezzata) è il primo ammonimento all’entrata in Lager di Ravensbrück dove fra il 1939 e il 1945 passeranno circa 130.000 donne e bambini...

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    “Hier Wird dein Wille gebrochen!” (Qui la tua volontà sarà spezzata) è il primo ammonimento all’entrata in Lager di Ravensbrück dove fra il 1939 e il 1945 passeranno circa 130.000 donne e bambini di 21 nazioni. 92.000 donne e fanciulli, saranno martoriati, assassinati, ridotti in cenere. /// Nella grande lagerplatz si formano lunghe e larghe file di donne cariche di valigie e sacchi. Durante l’estenuante attesa si vedono passare colonne di donne in fila per cinque. Sono scheletriche, ricurve, cercano con fatica di camminare erette. Portano sulla spalla chi una pala, chi un piccone o una forca. Indossano una divisa a righe grigie e blu-violaceo, un vestito e un giaccone. All’ultimo occhiello è infilato un cucchiaio. In vita, appesa alla cintura, una gamella di ferro smaltato. La testa è coperta da un fazzoletto bianco, i piedi calzano zoccoli di legno. Tutte hanno sul petto un numero e un triangolo dentro cui è riportata una lettera. Procedono verso l’uscita, scortate dalle guardiane SS. Le Aufseherinner che accompagnano le colonne vestono in panno grigio: gonna pantaloni, giacca militare con cinturone, stivaloni di cuoio. In mano portano un nerbo e a fianco cani lupo di considerevoli dimensioni. La visione di una colonna di donne che trainano carri su cui sono accatastati disordinatamente un gran numero di corpi nudi senza vita, mucchi di ossa ricoperte di pelle piagata toglie il respiro alle nuove arrivate. Ma è solo l’inizio. Quello che le spetta non possono neppure lontanamente immaginarlo. In fila per cinque, in fila per cinque, in fila per cinque! Schnell, schnell, aber schnell! Maria Massariello Arata è sopravvissuta all’inferno. Il ponte dei corvi è la sua testimonianza. /// “Mi sono chiesta perché di tanta cattiveria, perché tutto questo. Ma non ho trovato risposta. Il popolo tedesco è preso da una follia criminale che non mi so spiegare. Anche le donne tedesche. Quando queste ci incontrano per le strade di Neu Bradenburg non mostrano alcun segno di pietà, osservano con attenzione il nostro miserevole abbigliamento, e hanno il coraggio di abbozzare un sorriso di soddisfazione”.

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