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Heavy metal. 50 anni di musica dura

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di Stefano Cerati

Per l'uomo della strada, per molti anni l'Heavy Metal è stata quella musica grezza e rumorosa suonata da brutti ceffi ricoperti di cuoio e borchie, ma questa è solo la superficie e non arriva a capire il cuore di un genere che non è solo musica, quanto un vero e proprio linguaggio espressivo fatto di vestiti, immagini, riferimenti letterari e cinematografici. L'Heavy Metal infatti è prima di tutto un atteggiamento, un modo di intendere la vita. L'Heavy Metal è una porta su mondi reali e immaginari dove si parla di epic fantasy, di fantascienza, di guerra, di morte, di politica e di Satana e lo si fa con cognizione di causa e profondità di intenti che hanno un solo, grande filo conduttore: l'esplorazione del lato oscuro della natura umana. Fin dai tempi di Led Zeppelin e Black Sabbath, padri fondatori del genere e nati entrambi nel 1968, quella Heavy Metal è stata una musica scomoda, bistrattata e aspramente ridicolizzata dalla critica impegnata, ma è diventata presto la beniamina di una o più generazioni di ribelli, di persone che si sentono realmente "contro" e che sono appagate dallo sfoggio di potenza eroica e da un volume insostenibile. Nel tempo, il genere si è evoluto, trasformato e rinnovato attraverso molte correnti diverse, cambiando faccia ma rimanendo sempre vitale grazie non solo a grandi interpreti che ne perpetuano l'eccellenza - come Iron Maiden, Metallica, Slayer, AC/DC o Rammstein - ma anche a migliaia di altre formazioni più piccole e meno note, ma non meno importanti. Questo libro racconta idealmente tutte le sfumature dell'Heavy Metal ma non ne vuole essere una mera cronistoria, quanto un'analisi delle sue caratteristiche, dei suoi tanti contatti con l'arte, il teatro, la letteratura, il cinema e i fumetti...

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