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Era nata con un fiore in bocca

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di Alessia Coppola

Desiderare il possesso, come un'onda che s'affretta per toccare il bagnasciuga e vorrebbe restare lì per sempre, ritrovandosi poi costretta ad assaporare solo gli attimi perché la chiama il tempo, la richiama a sé il mare, sua sostanza primordiale, mortale. Questa è l'immagine che ho visto e sentito leggendo Era nata con un fiore in bocca. Il desiderio appassionato, mai banale, ma sempre prorompente. Desiderio che si fa sentimento, e sentimento che si trasforma in ricerca di un assoluto consapevolmente inarrivabile, ma visibile agli occhi di chi sa guardare e non si limita a vedere. Ed è legittimo inebriarsi dell'inafferrabile, dell'irripetibile, con la consapevolezza del tormento che ne può derivare. Non è forse questo il senso stesso e più originale della vita? Non è questo il senso stesso della poesia? Che non si può inventare, non si può creare, ma solo raccontare, vedere e descrivere? Quel senso che distingue l'unicità dalla mediocrità, la voglia di essere da quella di limitarsi all'apparire. Molto spesso nella frenesia della vita liquida e condivisa dimentichiamo che "solo il petto è un orologio perfetto", mortale come noi, desideroso di vivere i più intensi attimi di speranza e di immortalità. (Thomas Leoncini)

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