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Kairos. Apologia del tempo debito

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di Giacomo Marramao

Se ci chiedessero di dare un nome alla sindrome sociale del nostro presente, non avremmo dubbi: la fretta. Noi, animali progettanti, viviamo in quell'insensata accelerazione del tempo che divora gli istanti e manca l'obiettivo proprio come il suo opposto, l'indugio indebito. Secondo Marramao "fretta e lentezza, precipitazione ed esitazione, non sono che due forme speculari di intempestività", in altre parole due modi inadeguati di cogliere il tempo. Negano in radice la mescolanza che salva il tempo dai suoi regimi unilaterali e che era inscritta nei suoi etimi greco e latino: il kairós e il tempus erano infatti congiuntivi, non disgiuntivi. Il tempo debito, con cui traduciamo il greco kairós, è l'immagine concettuale della tempestività, feconda e risolutrice. Nel suo saggio, Marramao rivendica la necessità di un angolo di convergenza tra dimensioni temporali confliggenti: "la decisione tempestiva è generata dalla virtuosa tensione di opposti, come nel modello greco: tensione cui concorrono, in pari grado, velocità e prudenza, prontezza e conformità allo scopo".

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