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Claudio Parmiggiani. Nel tempo della povertà

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di Massimo Recalcati

«Un'opera deve essere violenta. Deve essere come un pugno nello stomaco. Silenziosa ma dura, dura ma silenziosa, come un fuoco sotto la cenere, oscura, ringhiosa.» (C. Parmiggiani) Massimo Recalcati interpreta la poetica di Claudio Parmiggiani. Seguendo le direttrici fondamentali della sua opera - la "ferita", l' "ombra", la "cenere" -, l'autore ripercorre i passi dell'artista, della sua arte introversa e misteriosa, che nonostante sia tutta tesa a valorizzare il nascondimento, l'occultamento e il segreto, d'altra parte «non vagheggia uno spiritualismo metafisico che avversa la materia, ma vive della materia, è tutta fatta di materia. I vetri in frantumi, le farfalle, le barche smembrate, i panni e le bende, i pigmenti colorati, i legni, i frammenti di statuaria classica, gli strumenti musicali, i vasi e le pietre, le carte e i giornali, gli organi del corpo umano. La materia di cui è fatto il mondo dell'uomo viene accolta nella sua nuda esistenza non come il segno di una maledizione che attende di essere riscattata, ma come il miracolo di presenze che in modo misterioso si legano e si rapportano tra loro sullo sfondo della legge del tempo e del linguaggio».

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