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Il Il genocidio dimenticato. Italiani di Crimea

Il Il genocidio dimenticato. Italiani di Crimea - Mensurati Stefano Giacchetti Boico Giulia - wuz.it

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Era come un nuovo Eldorado: clima mite, terre fertili, mari pescosi. E così, per affrancarsi dalla miseria, nell'Ottocento migliaia di italiani - quasi tutti pugliesi - accolsero l'invito dello zar e partirono per la Crimea stabilendosi in prevalenza nella città portuale di Kerc. La nostra comunità si inserì perfettamente nel tessuto locale e, in pochi decenni, divenne una delle più ricche e ammirate grazie alle sue grandi capacità imprenditoriali e commerciali. Poi arrivò la Rivoluzione d'Ottobre. I più lungimiranti tornarono in Italia, per gli altri fu l'inizio del calvario. Terreni, macchinari agricoli, capi di bestiame, piccole fabbriche, botteghe, osterie, pescherecci, case: con la collettivizzazione fu tutto requisito. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Prima le carestie, tra il '29 e il '33, con le famiglie decimate dalla fame. Poi, nel '37-'38, le purghe staliniane, coi processi sommari e le condanne a morte o ai lavori forzati. Infine, una vera e propria pulizia etnica pianificata a tavolino: per il solo fatto di essere italiani, il 29 gennaio del 1942 i circa 2.000 connazionali di Kerc furono rastrellati casa per casa e deportati in massa nei Gulag del Kazakistan. In pochi anni la comunità italiana di Crimea fu quasi totalmente spazzata via dal freddo, dalla fame, dalle malattie, dalle condizioni carcerarie disumane e dai lavori forzati.

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Mensurati Stefano
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Giacchetti Boico Giulia
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