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Lungo la via incantata. Viaggio in Transilvania

Lungo la via incantata. Viaggio in Transilvania - Blacker William - wuz.it

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Non è strano che Patrick Leigh Fermor dicesse di tenere questo libro "vicinissimo al cuore". All'inizio degli anni Trenta Leigh Fermor aveva infatti attraversato, diretto a Costantinopoli, la Transilvania, ricavandone la materia forse più calda per il suo grande libro di viaggi, Tra i boschi e l'acqua. Per William Blacker, tuttavia, quella stessa regione dell'attuale Romania sembra essere non la meta di un viaggio, quanto piuttosto uno stato della mente, o degli occhi. Blacker la visita quasi per caso poco dopo la caduta del Muro e, incantato da tutto ciò che vede, decide di stabilirsi nel suo distretto più remoto, il Maramures, adeguandosi a uno stile di vita immutato da secoli. Ma il demone dell'irrequietezza lo attrae presto più a sud, dove le montagne digradano nelle colline della Terra dei Sassoni. Qui Blacker trova un mondo completamente diverso, e assai più movimentato. I lindi e inappuntabili sassoni sono in gran parte emigrati in Germania, e nelle loro case si è insediato il popolo degli zingari, la cui capacità di inventare storie, per poi impersonarle, colpisce almeno quanto l'incapacità di districarsene. Da qui in poi - da quando cioè nella vita di Blacker entrano Natalia e Marishka, due sorelle diversissime, e ugualmente indimenticabili quella che era cominciata come una serena elegia su un'Europa scomparsa si trasforma in una rapsodia zigana: a volte languida, a volte scatenata, ma alla quale in ogni caso è impossibile non abbandonarsi.

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  • Q3ttola il 04 set 2013 15:06 Segnala abuso

    Un gran libro. L'autore ha diciannove anni quando, l'indomani della caduta del muro di Berlino, si mette in viaggio senza avere una meta precisa, ma puntando a est, per respirare l'aria che circola...

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    Un gran libro. L'autore ha diciannove anni quando, l'indomani della caduta del muro di Berlino, si mette in viaggio senza avere una meta precisa, ma puntando a est, per respirare l'aria che circola in quei giorni concitati e irripetibili. Arriva nel Maramures, regione sperduta accanto ai carpazi, nella Romania che di lì a pochissimo si disferà di Ceausescu, e incontra un mondo fatato, un paradiso rurale in cui riti e usanze del vivere civile sono rimasti quelli di ottocento anni fa. In questa plaga meravigliosamente dimenticata della modernità, William Blacker troverà la sua via incantata, ed è bello serbare dell'aggettivo la duplice valenza di "colpita da un incantesimo" e quella che invece si direbbe di un giradischi, magari dalle linee antiche, che continui a suonare una stessa ipnotica canzone, come una malìa infinita. WB racconta del suo incontro con genti cui la storia ha imposto (a volte "obtorto collo") di convivere, ma che - nella gran maggioranza dei casi - hanno imparato a trarre profitto dalle proprie, reciproche diversità. Il libro è anche l'elegia di una civiltà, quella europea, che è stata fino a cinque minuti fa una civiltà contadina, e che quel patrimonio meraviglioso oggi sembra voler nascondere con imbarazzo sotto il tappeto del progresso.

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