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Fine missione

Fine missione - Klay Phil - wuz.it

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Forse nessuno torna da una guerra. Forse anche il ritorno a casa, per chi è stato bravo o fortunato a sufficienza, non è altro che un cambiare fronte, ingaggiare una nuova battaglia; forse non è altro che l'inizio di una nuova missione. La prima storia, che dà titolo al libro, è proprio questo: il ritorno a casa di un reduce. In Iraq ha fatto delle cose terribili: il ricordo di quando, la notte, andavano a caccia di cani che altrimenti avrebbero mangiato i cadaveri ai bordi delle strade non è nemmeno la piú atroce, tra le memorie che lo perseguitano. A casa, in mezzo a gente che non ha idea di dove sia Falluja, ritrova la fidanzata - tra loro una nuova, sconosciuta distanza e il vecchio cane. Ma l'animale è malato, non gli resta molto da vivere. Il marine ha ancora l'M16: a casa come al fronte dovrà uccidere un cane. In "Dopo l'azione" protagonista è il trauma, la traccia lasciata dalla violenza commessa che si attacca al carnefice e lo perseguita: e come un fantasma, una possessione, si trasmette di uomo in uomo. Quelle che racconta Klay sono storie che possiedono l'accecante lucore della verità. Sono storie che rivelano la complessa combinazione di burocrazia, noia, cameratismo e violenza che compongono la vita quotidiana di un soldato in guerra; e la solitudine, il rimorso, la disperazione che accompagnano ogni uomo nella vita in tempo di pace.

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  • pat il 25 mag 2015 16:06 Segnala abuso

    Dodici racconti fotografati da uno sguardo sincero e spietato; un libro amaro, pieno di volti ma senza eroi, sulla guerra, soprattutto privata, che un soldato conduce sul campo e nel ritorno a...

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    Dodici racconti fotografati da uno sguardo sincero e spietato; un libro amaro, pieno di volti ma senza eroi, sulla guerra, soprattutto privata, che un soldato conduce sul campo e nel ritorno a casa. Un libro che trova il suo equilibrio lontano da ogni retorica (dalla retorica guerresca, ma anche da quella antimilitarista). In Italia lo leggeranno in pochi, perché dire "racconti" sulla sovraccoperta di un prodotto editoriale, per qualche ragione che non comprendo, è come applicare un bollino che reciti "Non comprate questo libro". Peccato, perché i suoi lettori li troverebbe facilmente, un libro come questo: almeno tutti quelli che hanno apprezzato i film di Katherine Bigelow ("The hurt locker" e "Zero dark thrirty", ma anche "Jarhead di Sam Mendes) e hanno storto la bocca di fronte all'ultimo, fascista Eastwood.

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