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Dance dance dance

Dance dance dance - Murakami Haruki - wuz.it

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È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.

Dettagli sul libro
2 recensioni
Nella libreria di 28 lettori

Il voto della community

7,1
  • Trama 7,0
  • Personaggi 7,7
  • Stile 7,3
  • Incipit 7,0
  • Finale 7,0
  • Copertina 6,7

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Commenti

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  • librisenzaglo il 06 ott 2018 15:14 Segnala abuso

    In Dance Dance Dance (1988) a danzare è un giovane anonimo e allo sbando. Porta al polso l’orologio di Topolino (segnale caratteristico del ben più esperto investigatore Robert Langdon e arcinemesi...

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    In Dance Dance Dance (1988) a danzare è un giovane anonimo e allo sbando. Porta al polso l’orologio di Topolino (segnale caratteristico del ben più esperto investigatore Robert Langdon e arcinemesi degli Illuminati), guida una Subaru e trascorre il tempo leggendo la biografia di Jack London. Per lavoro fa il giornalista freelance (scrive riempitivi per pochi spiccioli) e sua moglie l’ha mollato da poco. Inoltre nessuno capisce mai quando parla se scherza o se è serio: caratteristica, questa, che ce lo rende immediatamente simpatico. Non è un caso comunque che questo romanzo sia il sequel proprio di Nel segno della pecora (1982), sempre a firma di Murakami (Il protagonista è lo stesso), e che prendeva le mosse dalle fotografie scandagliate nel Blow-Up (1966) di Michelangelo Antonioni. Ritrovandosi nei panni del triste valutatore di ristoranti (non proprio il cinico assaggiatore di Ratatouille) lascia Tokyo e torna a Sapporo. Qui cerca l’Albergo del Delfino nel quale aveva trascorso quattro anni della sua vita insieme a una squillo di lusso. Lei si chiama Kiki (lo scandaloso film Kiki & i segreti del sesso è uscito al cinema circa trent’anni dopo) e il giovane l’ha casualmente rivista nel film Un amore a senso unico mentre (nella finzione) va letto con il suo ex compagno di scuola e ora attore belloccio Gotanda. Anni prima il protagonista aveva conosciuto Kiki perché doveva scrivere un articolo sulle orecchie femminili e (improvvisamente) le si era rivelato il bellissimo orecchio di Kiki… ricordate l’orecchio che mette in moto Velluto blu (1986) di David Lynch? Okay, ricordate e mettete l’appunto da parte. Kiki è scomparsa, l’Albergo del Delfino è diventato il magnifico Delphin Hotel e lo squallido quartiere di un tempo si appresta (grazie a speculazioni edilizie e politiche) a essere rilanciato in grande stile. La sua nuova receptionist con gli occhiali pare però incarnare il precedente spirito dell’Albergo: di cognome fa Yumiyoshi e per loro (giapponesi)) è un cognome strano (noi fingiamo di conoscere la lingua e fingiamo di credere). A proposito, sull’ascensore del Delphin Hotel spesso va via la luce e si entra come in una dimensione fantasma dove è possibile incontrare l’uomo pecora e lo scimmione che ti addormenta a forza di martellate sulla testa. Per farla breve, Lynch prima di Lynch! Nel nuovo albergo, grazie a una convergenza di gusti musicali, il giovane trentaquattrenne fa la conoscenza della tredicenne Yuki (che significa Neve). Lei è un’adolescente dimenticata, come di consueto, dalla madre (Ame, che significa Pioggia), famosa e sbadata fotografa sempre in viaggio alla quale capita sovente di perdersi la figlia per strada. Come il protagonista è abbandonato dalla moglie, Yuki lo è dai genitori e questi fatti, oltre che avvicinarli, li esaltano a stendardi del tema della perdita tanto caro a Murakami...

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  • Cirodeniro il 16 dic 2013 12:37 Segnala abuso

    Storia composita in puro stile Murakami, in cui il protagonista tende a ripiegarsi verso la totale solitudine e a perdersi in un mondo interiore solo a lui accessibile, con fasi al limite tra...

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    Storia composita in puro stile Murakami, in cui il protagonista tende a ripiegarsi verso la totale solitudine e a perdersi in un mondo interiore solo a lui accessibile, con fasi al limite tra l’esperienza reale e la dimensione onirica. Poi c’è la musica, come sottofondo costante. E poi il finale che tutto semplifica, che apre una porta alla speranza. Ecco un mattino che è metafora dell'inizio di una nuova esistenza. Ecco la possibilità di ridar un senso alla vita ritrovando un rapporto a due. Bello.

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Biografia

Murakami Haruki
Murakami Haruki

Murakami Haruki è nato a Kyoto ed è cresciuto a Kobe. È autore di molti... leggi tutto