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Chi ha paura dei cinesi?

Chi ha paura dei cinesi? - Casti Lidia Portanova Mario - wuz.it

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Dei cinesi insediati in Italia da quasi un secolo non si è mai saputo molto, anche perché, forse, non ce n'era bisogno. Finché, a un certo punto, è cambiato tutto. Sono diventati sempre di più, hanno stravolto la faccia di molti quartieri sollevando la protesta degli abitanti. Il 12 aprile 2007, in via Paolo Sarpi a Milano, sono stati protagonisti della prima rivolta etnica nella storia dell'Italia moderna. E hanno invaso le pagine dei giornali. Ma cosa si nasconde dietro ai pregiudizi e agli stereotipi che avvolgono la più antica comunità straniera del nostro paese? Come il suo lato oscuro fatto di mafia, di riciclaggio, di ragazzini con le mannaie e di bordelli nascosti sotto centri massaggi, di schiavi-lavoratori e ambulatori clandestini - dialoga con la normalità quotidiana, fatta di lavoro, di commercio, di famiglia, di scuola, di divertimento e, ormai, spesso anche di integrazione? Mario Portanova, giornalista d'inchiesta, e Lidia Casti, documentarista che vive e lavora nella Chinatown milanese, ci guidano alla scoperta delle ombre e delle luci della Cina italiana.

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Il parere della redazione di Wuz

  • Il libro si apre con una testimonianza del 16 aprile 1942. A scrivere del disturbo provocato dagli internati è il direttore del "campo di concentramento" di Torriccia, paesino ai piedi del Gran Sasso: un centinaio di cinesi erano stati confinati in alcuni palazzi di quel paese trasformati in campo di reclusione, là rinchiusi semplicemente perché appartenenti a una etnia nemica. Arrivati da pochi anni in Italia, e non molto numerosi, si erano concentrati prevalentemente a Milano, Bologna e Torino. Dopo le lamentele del direttore, i reclusi vennero spostati da Torriccia  e mandati in un altro  paese della zona. Il Vaticano intanto aveva inviato ad assistere quella piccola comunità padre Antonio Tchang Kan-I che si può considerare l'unico partigiano cinese della Resistenza italiana. Il prete venne arrestato il 22 ottobre 1943, condannato a morte per aver aiutato dei prigionieri inglesi e per il possesso di armi , era però riuscito fortunosamente a fuggire e si sa che successivamente ritornò in Cina. Continua a leggere

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Giornalista, scrive per Diario e L'espresso e ha collaborato con la trasmissione Blunotte-Misteri... leggi tutto