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Cent'anni di solitudine

Cent'anni di solitudine - García Márquez Gabriel - wuz.it

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È la storia centenaria della famiglia Buendia e della città di Macondo. In un intreccio di vicende favolose, secondo il disegno premonitorio tracciato nelle pergamene di un indovino, Melquiades, si compie il destino della città dal momento della sua fondazione alla sua momentanea e disordinata fortuna, quando i nordamericani vi impiantarono una piantagione di banane, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La parabola della famiglia segue la parabola di solitudine e di sconfitta che sta scritta nel destino di Macondo, facendo perno sulle 23 guerre civili promosse e tutte perdute dal colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi e descrivendo in una successione paradossale le vicende e le morti dei vari Buendia.

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2 recensioni
Nella libreria di 73 lettori

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Commenti (1)

  • ac57 04 giu 2014 11:36 Segnala abuso

    Il voto del Gruppo di lettura Ecco s'avanza uno strano lettore su Cent'anni di solitudine è:Trama 9,25, Personaggi 9,25, Stile 8,33 Incipit 9,33 Finale 9,33, Voto complessivo 9,20.

    Il voto del Gruppo di lettura Ecco s'avanza uno strano lettore su Cent'anni di solitudine è:Trama 9,25, Personaggi 9,25, Stile 8,33 Incipit 9,33 Finale 9,33, Voto complessivo 9,20.

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  • StefaniaStefy il 03 giu 2014 21:14 Segnala abuso

    Un po' tragedia greca, un po' poema epico, un po' Le mille e una notte e perché no...un po' anche telenovelas per i molti personaggi dai destini aggrovigliati. Attraverso espressioni pompose e...

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    Un po' tragedia greca, un po' poema epico, un po' Le mille e una notte e perché no...un po' anche telenovelas per i molti personaggi dai destini aggrovigliati. Attraverso espressioni pompose e succulente tra mito e mitologia, con il retrogusto di circo e "baracconi" di MelquIìdes che ci avvolge per l'intera vicenda , il realismo magico di Marquez dispiega da un punto di visto sincronico la denuncia socio-politica del panorama storico sudamericano, ma che letto diacronicamente diventa universale e tragicamente attuale, ogni volta che i grandi ideali "si abbassano" e si fondono al livello della politica che li dovrebbe correttamente (!?) gestire. Ma si sa....Inevitabilmente quando si invischiano con il potere finiscono per sfociare "enantiodromicamente" nel loro contrario: "Ricordati, compare, che non ti fucilo io. Ti fucila la rivoluzione." (...) "Va' a c....are compare" (...). E poi Macondo, la storia di una profezia che segna una sorte implacabile di solitudine e di NON amore già scritta dall'inizio (il cui dramma scopriremo solo alla fine!), dove le vite di donne che emergono prepotentemente per il loro pragmatismo si intrecciano con quelle di uomini a volte puerili, a volte barbari, ma sempre visionari e sognatori. I vivi convivono con i morti in un tempo "paludoso" immobile e circolare che viaggia su un binario palesemente diverso dal tempo "reale" inesorabilmente teso verso il progresso e scandito dalle grandi invenzioni come il telegrafo o il telefono, che hanno fatto epoca e mostratoci attraverso spiragli cui di quando in quando Marquez ci fa affacciare, permettendoci di prendere respiro ed emergere dal pantano fangoso della stagnazione. Vero fil rouge (anche in senso letterale...) di tutta la saga dei Buendìa, della loro immensa solitudine, delle loro anime e dei loro cuori induriti, le passioni esaltate all'ennesima potenza incastonate magistralmente in una prosa che gronda da ogni pagina sangue e testosterone.

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  • Fra_paga il 23 ott 2013 14:15 Segnala abuso

    Non sono certamente all'altezza per dare un giudizio "universale" a quest'opera che molto probabilmente mi svelerebbe nuove sensazioni in una lettura più approfondita e spirituale magari compiuta...

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    Non sono certamente all'altezza per dare un giudizio "universale" a quest'opera che molto probabilmente mi svelerebbe nuove sensazioni in una lettura più approfondita e spirituale magari compiuta in età più saggiamente avanzata... Il libro è certamente bello e paradossalmente lento nella sua scorrevolezza. L'intrecciarsi di una saga (apparentemente solo) familiare composta da nomi che si ripetono ai limiti dell'infinito rende difficile quasi fino alla fine la collocazione degli eventi descritti e ne causa spesso un rallentamento del ritmo a volte eccessivo. Però cent'anni di solitudine (e questo lo si capisce mano a mano che le pagine scorrono) non è un libro puramente descrittivo di fatti ed eventi, è piuttosto una ricerca nei meandri più profondi della società e del modo in cui la mente umana la costruisce nel tentativo (arrogantemente umano) di distaccarsi dai cicli della natura animale della quale facciamo inevitabilmente parte. Così tutto si ripete, gli errori, le speranze, le disillusioni. E per descrivere il caos ciclico, ci voleva uno stile ciclico, surreale e ai limiti del fantastico. In questo l'autore è stato un maestro. Voto 7- (voto dettato esclusivamente dalle mie sensazioni (e limiti) ATTUALI)

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Biografia

García Márquez Gabriel
García Márquez Gabriel

Scrittore colombiano Premio Nobel per la Letteratura nel 1982.Come giornalista ha soggiornato in... leggi tutto