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Accabadora

Accabadora - Murgia Michela - wuz.it

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Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

Dettagli sul libro
3 recensioni
Nella libreria di 21 lettori

Il voto della community

7,5
  • Trama 7,6
  • Personaggi 7,8
  • Stile 7,2
  • Incipit 7,2
  • Finale 7,8
  • Copertina 7,4

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Commenti

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  • librisenzaglo il 05 ott 2019 11:47 Segnala abuso

    Accabadora, edito da Einaudi esattamente dieci anni fa nel 2009, si è sin da subito imposto all’attenzione del pubblico e della critica vincendo il Premio Dessì, il SuperMondello e il Premio...

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    Accabadora, edito da Einaudi esattamente dieci anni fa nel 2009, si è sin da subito imposto all’attenzione del pubblico e della critica vincendo il Premio Dessì, il SuperMondello e il Premio Campiello. Tradotto in diverse lingue, Accabadora è il Million Dollar Baby della nostra letteratura: le drammatiche scelte di vita che ruotano attorno alla tematica dell’eutanasia. Non solo, con la sua scrittura precisa e concisa Michela Murgia, che forse guarda a Grazia Deledda, sfiora l’altro delicatissimo tema della pedofilia: lo fa senza allungare la minestra come avrebbero fatto in molti, lo fa usando tutte le parole che servono e nessuna in più. L'ambientazione nel secondo dopoguerra ci introduce in un mondo in bianco e nero che fortunatamente assume non tonalità di grigio ma sfumature di un cupo colorato. Avvertiamo che la Sardegna nelle mani della Murgia sia più dalle parti tenebrosamente vivaci di Tim Burton, disegnata per apparire nel Paese di Halloween di Nightmare Before Christmas o nel Regno dei morti de La sposa cadavere. E l’accabadora è un po’ “sposa cadavere”, una seconda madre che aiuta non a nascere ma a morire, colei che come Caronte traghetta i morituri verso una nuova vita. Il romanzo della Murgia rappresenta la ribalta di una mitica figura del folklore sardo ammantata da un velo di mistero, e che cela i suoi segreti dietro un termine di origine straniera (in spagnolo “acabar” significa “finire”). A dirla tutta la giovane protagonista del romanzo, Maria Listru, vive in una favola come le più note principesse dell’Universo Disney. Queste provengono tutte da famiglie soffocanti perché legate alle tradizioni del luogo, almeno fin quando qualcosa non le strappa dalle proprie origini. Accabadora comincia con il botto: Maria viene “comprata” da Tzia Bonaria Urrai, una scura vedova (cadavere) e senza figli. La madre naturale, Anna Teresa Listru, non ci pensa due volte a cedere dietro compenso una bimba che non può mantenere (ne ha già due da sfamare). Perciò Maria diventa fillus de anima, fill’e anima, e ottiene una seconda madre. Il Mentore di questa favola, la Tzia Bonaria Urrai che darà a Maria una seconda infanzia, è anche la Strega della storia, ma non solo perché veste costantemente di nero. Mentore, Strega ma è anche la Regina: di fronte ai suoi poteri tutti si inchinano come sudditi e ne invocano l’aiuto risolutivo. Ed è la triplice madre che farà mangiare a Maria la mela avvelenata della verità: la rottura fra le due avviene non appena Maria scopre quale sia il vero “lavoro” di Tzia, ovvero come la donna aiuti la gente sofferente a morire. E non a caso la scoperta avviene in concomitanza con il flashback in cui una piccola Maria viene sgridata da Tzia per avere mentito sul furto di un dolce... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/accabadora-di-michela-murgia/

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  • angebet il 26 mar 2015 11:19 Segnala abuso

    Ingredienti: due donne sarde, sole e salde, un lavoro oscuro contro pregiudizi, leggi e morale cristiana, un mondo contadino di valori semplici e profondi, un passaggio di consegne in punto di...

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    Ingredienti: due donne sarde, sole e salde, un lavoro oscuro contro pregiudizi, leggi e morale cristiana, un mondo contadino di valori semplici e profondi, un passaggio di consegne in punto di morte per mantenere vivo il ruolo di “ultima madre”. Consigliato: a chi non si scandalizza di fronte a famiglie e lavori non “naturali”, a chi cerca un confronto delicato tra la pietà della morte e l’accanimento della vita.

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  • Streghetta il 14 gen 2014 20:22 Segnala abuso

    Semplicemente da leggere.

    Semplicemente da leggere.

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Murgia Michela
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Scrittrice, intellettuale e conduttrice radiofonica (Radio Capital) sarda. Nel 2006 ha pubblicato... leggi tutto

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