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Intervista



Intervista a Quino, il fantastico papà di Mafalda



Un’intervista in esclusiva per Wuz di Quino, il papà di Mafalda, uno dei maggiori e più amati cartoonist viventi.


Joaquín Salvador Lavado nasce a Mendoza (Argentina) il 17 luglio 1932 da genitori immigrati dalla Spagna e precisamente dall’Andalusia. Viene chiamato subito Quino per non confonderlo con lo zio Joaquín Tejón, pittore e disegnatore pubblicitario che gli fa scoprire, quando aveva solo tre anni, la passione per il disegno.
Si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Mendoza, ma la abbandona prima di concluderla, stanco di disegnare “anfore e gessi”: la sua strada è quella di disegnatore di fumetti e di umorista.
Nel 1954 si trasferisce a Buenos Aires e inizia a bussare a tutte le redazioni di giornali e riviste. Finalmente il settimanale “Esto es” di Buenos Aires gli pubblica la prima striscia: da quel momento inizia la sua straordinaria carriera.
Nel 1963 appare il suo primo libro umoristico Mundo Quino, e nel 1964 nasce ufficialmente Mafalda su “Gregorio” supplemento umoristico della rivista “Leoplán” e dal 29 settembre 1964 il settimanale “Primiera Plana” inizia a pubblicare regolarmente Mafalda che dal ’65 si trasferirà su “El Mundo”.
Nel 1968 le strisce di Quino appaiono per la prima volta in Italia, in una antologia, ma è del 1969 il primo libro Mafalda la contestataria, con prefazione di Umberto Eco
Il successo di Quino è ormai internazionale (in Spagna però il regime di Franco impone che sulla copertina dei suoi libri venga messa una banda con la scritta “Per adulti”).
Il 1976 vede il trasferimento a Milano del disegnatore e della moglie, città che da allora ha sempre molto amato anche se poi è ritornato a vivere in Argentina.
Tanti i premi internazionali ottenuti, ricordiamo solo che nel 1982 viene eletto dai colleghi di tutto il mondo “Disegnatore dell’anno” e che nel 1986 vince la Seconda Biennale internazionale di arti plastiche dell'Avana.
Avvenimento davvero straordinario: a Buenos Aires nel 1994 viene inaugurata Plaza Mafalda nel quartiere di Colegiales.

Innumerevoli le mostre e il successo delle sue strisce in ogni paese del mondo (Cina compresa).
La più grande onorificenza milanese, l’Ambrogino d’Oro, gli viene consegnato nel 2004 il giorno dell’inaugurazione della sua mostra itinerante, con 77 strisce e 50 tavole di humour, curata da Ivan Giovannucci, che ha girato l’Italia per tutto il 2004 e 2005 per festeggiare i 40 anni di Mafalda. È il Touring Club Italiano a promuovere questa mostra e a pubblicarne il catalogo.
 
Oggi, amato da più generazioni di lettori, universalmente considerato un “maestro”, lo abbiamo intervistato per Wuz per conoscere direttamente da lui la storia del suo successo.





Il mondo è cambiato molto negli ultimi vent'anni. Per quale ragione, secondo lei, Mafalda risponde perfettamente, a distanza di oltre 40 anni dalla sua creazione, al gusto anche dei più giovani?

Mafalda è figlia del mio ambiente familiare. E in particolare di mia nonna comunista, che mi strapazzava perché amavo il cinema musicale americano (Bing Crosby, Sinatra). La nonna mi cancellava le illusioni, ricordandomi che in Spagna c'era Franco, in Portogallo Salazar, per non parlare dei regimi militari dell'America Latina. Eppure ci fu un momento nei tardi anni Sessanta, in cui pareva che tutto potesse cambiare in meglio. La musica dei Beatles era l'emblema di quella speranza e io risentivo di quell'ottimismo: gli stessi furori di Mafalda erano voglia di cambiamento. Ora abbiamo un padrone e penso che i giovani non ci stiano: dovremmo forse rimproverarli perché, a differenza degli adulti, non vogliono impadronirsi del petrolio del mondo?

La contestazione, quella pubblica e quella familiare, è stata al centro dei suoi fumetti: oggi che cosa secondo lei bisognerebbe mettere più in discussione?

L'inseparabile mappamondo di Mafalda! Ai suoi tempi si lamentava che gli faceva male il Vietnam, il muro di Berlino... Ora gli fa male l'Africa, l'Afghanistan... Mafalda lo bendava, lo incerottava, gli metteva la crema e lo metteva a letto...

Il suo è un successo davvero internazionale: la globalizzazione dell'intelligenza ha quindi preceduto quella economica? che cosa c'è di così universale nei suoi fumetti da essere amato e apprezzato in tutto il mondo?

 Mafalda non ha il telefonino, non usa il computer. Ma, con un certo dispiacere, devo ammettere che la maggior parte dei temi affrontati da Mafalda sono ancora di grande attualità. Il mondo è sempre più malato e ai bambini la minestra piace sempre di meno.

 Buenos Aires, c'è Plaza Mafalda, non credo che ci siano altri casi di personaggi di fumetti a cui è stata dedicata una piazza: i tanti riconoscimenti ottenuti le hanno cambiato la vita?

Assolutamente no.

In Italia il suo primo libro di Mafalda è stato presentato da Umberto Eco: ha ancora contatti con lui? Quale disegnatore italiano apprezza maggiormente?

Sì, quando passa da Buenos Aires mi telefona e ci vediamo. In Italia, conosco e ammiro Altan, Jacovitti e Coco.

Il sito ufficiale di Quino

12 marzo 2007 Di Grazia Casagrande

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