Ricerca avanzata
Intervista

Wulf Dorn: le paure possono essere utilizzate per fini commerciali e politici. Io le uso per scrivere romanzi

Abbiamo incontrato nuovamente lo scrittore tedesco Wulf Dorn, autore di thriller di successo come La psichiatra e Il superstite, divenuti veri e propri best-seller.
A settembre è uscito il suo ultimo romanzo, Phobia, edito sempre da Corbaccio.
Una storia che esplora i lati più oscuri dell’animo umano da cui possono scaturire paure e fobie dalle conseguenze spesso incontrollabili.
Un nuovo psico-thriller che conferma la capacità di Dorn di tenere viva l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.

Intervista di Wuz del 2011 - Wulf Dorn: il mio lavoro di psichiatra mi aiuta, ma non scrivo nulla sui casi reali

Wulf Dorn intervista2.
In una nostra precedente intervista ha affermato che, vista la sua professione di psichiatra, prende sempre spunto da casi reali per costruire i suoi romanzi. Ci sono stati uno o più casi che ha vissuto durante la sua vita professionale o privata e che lo hanno portato a scrivere questa storia? Se sì, quanto lo hanno influenzato?

In tutti i miei romanzi la mia esperienza in ambito psichiatrico ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo dei personaggi e del loro carattere. A volte riprendo dei vecchi casi con i quali ho avuto a che fare, ma non tanto per descriverli – tendo a non citare direttamente i nomi – quanto per trarne degli elementi che mi serviranno ad attribuire a tutta la storia un fondamento realistico. Nel caso di Phobia ho tratto ispirazione dal caso di un uomo che soffriva di schizofrenia, il quale una notte si è introdotto in una casa privata, ha obbligato la donna che ci viveva e i suoi bambini a cenare con lui, e in seguito ha lasciato che questi chiamassero la polizia per farsi arrestare. Un’azione a cui non si è riuscito a dare una spiegazione, ma che comunque ha incusso una paura incredibile.

In Phobia le fobie sono diventate reali; da un immaginario uomo nero, presente nei romanzi precedenti, siamo passati a un uomo in carne e ossa e sfigurato da cicatrici. Un personaggio che però non ha voluto completamente demonizzare. Leggendo sembra quasi che ci si affezioni a lui. È un effetto voluto?

Sì, l’effetto è ricercato; non sono interessato a descrivere il mondo in modo netto, bianco o nero; voglio invece dimostrare l’esistenza di infinite tonalità intermedie. Pertanto, secondo me, le persone non sono mai completamente buone o cattive. Le loro azioni dipendono da una catena di azioni e reazioni che le portano a compiere un’ultimo e determinante gesto. Ed esiste sempre una scintilla che dà inizio a questa catena. Anche per Phobia, quindi, non volevo creare un personaggio che fosse esclusivamente buono o cattivo; in generale, lavoro a lungo nella costruzione delle personalità dei miei personaggi, concedendo loro molto tempo.

A un certo punto, nel libro leggiamo: “Dio ha un senso dell’umorismo malato”; e addirittura un’intera sezione è intitolata “Il testamento di Giobbe”. Tira quindi più volte in ballo la religione. Secondo lei i fantasmi che si aggirano nella psiche umana possono essere condizionati dalla fede? In che modo e in che misura?

I personaggi di Phobia lottano contro il destino, e attraverso la frase “Dio ha un senso dell’umorismo malato” ho tentato di comunicare l’impotenza dell’uomo di fronte a determinati eventi. La religione, per noi tutti, rappresenta un luogo in cui poter trovare conforto e rifugio dalle paure o dagli stati di estrema necessità; è quello spazio interiore in cui speriamo di trovare l’aiuto che ci serve per combattere i fantasmi del nostro passato.

Ha quindi una valenza positiva?

Sì, in questo caso sì.

phobia coperrtinaLeggi la recensione del romanzo.
“L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”, scrive nel suo libro. Ha costruito un romanzo incentrato sulla paura e lo ha ambientato nel mondo ormai mutato dopo gli attentati terroristici degli ultimi anni. Pensa che oggi la paura sia diventato il nemico più temibile e più forte rispetto agli altri uomini neri che in passato hanno infestato il pianeta?

La paura ha una grande forza, e spesso viene strumentalizzata. Basti pensare ai terroristi che lavorano con essa e con cui tentano di imporre i propri interessi. Ieri era l’11 settembre, una data che ancora brucia nelle menti di tutti noi e in cui la paura ha giocato un ruolo fondamentale; in Europa, questa è strettamente legata alla situazione economica: fino a pochi anni fa si è iniziato ad acquistare case in maniera convulsa, e lo si faceva per timore dell’inflazione.
In realtà l’unica cosa che si può fare contro la paura è affrontarla, prenderla di petto, tentare di darle un volto e una fisionomia. E una volta che avremo scoperto la sua origine. il suo significato, questa comincerà a perdere molta della sua energia, permettendoci così di fronteggiarla in modo più consapevole e a un livello psichico più sano.

Quindi, quanto questa paura è indotta dal potere internazionale, secondo lei?

Durante il periodo in cui ho lavorato in ambito psichiatrico, mi è capitato di rapportarmi con persone che avevano sviluppato delle fobie incredibili nate per diverse ragioni, ma a cui spesso è difficile dare una spiegazione razionale.
Credo che le paure sia individuali sia sociali possano essere tranquillamente utilizzate per fini commerciali – pensiamo alla pubblicità – e politici. L’esempio più vivo è quello legato all'11 settembre; a riguardo sono nate varie supposizioni e vere e proprie teorie con le quali si è tentato di dare una spiegazione all'accaduto. Io però, in generale, le teorie le tratto con le pinze, perché di solito tendono a semplificare eccessivamente qualsiasi questione. La vita del mondo, invece, è un sistema estremamente complesso e noi persone comuni – e tra queste ci infilo anche i politici – difficilmente possiamo comprendere nell’immediato il funzionamento di tale sistema.
Volevo anche aggiungere, inoltre, che in questi giorni la Scozia ha espresso la volontà di pronunciarsi in merito alla sua indipendenza dal Regno Unito; un passo che ha seminato forte panico tra i britannici i quali, mossi dal timore di perdere questo lembo di terra, hanno dato inizio – forse tardivamente – a un dibattito pubblico serrato nella speranza che il referendum previsto non dia l’esito temuto.

I nostri lettori sono curiosi di conoscere le sue letture e sapere quali sono stati i suoi romanzi di formazione.

Ho una grandissima passione per le biografie, le trovo sempre molto interessanti ed emozionanti. Mi piace provare ad entrare nei panni di personaggi diversi appartenenti magari a culture differenti rispetto alla mia. Può darsi sia deformazione professionale dato che, quando inizio a leggere qualche storia, comincio a fare qualche diagnosi e provo a dare spiegazioni dal taglio psicologico.
L’ultima biografia che ho letto è che ho trovato sensazionale – anche se può apparire curioso – è quella di Arnold Schwarzenegger; è scritta molto bene e mi ha consentito di dare un’occhiata alla sua personalità.
In generale, comunque, leggo romanzi che ritengo intensi. Uno tra questi è Stoner di John Williams: un libro sensazionale. Tra i miei esempi letterari non posso non citare Stephen King da cui sono stato profondamente influenzato sin da ragazzino. Ancora oggi, ai miei occhi, rimane un grande scrittore.


Intervista di Neide Debellis


Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti