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Intervista

Da "Educazione siberiana" il nuovo film di Gabriele Salvatores con John Malkovich. Intervista a Nicolai Lilin


Urca! che maleducati! Un'intervista a Nicolai Lilin sulla sua educazione siberiana, ad opera di un'etnia di "criminali di buon cuore".

Quattro anni sono tanti? Dipende.
Nel circo editoriale, con il suo palinsesto serrato di novità destinate a far bella mostra di sé per poco più di una settimana sugli scaffali delle librerie, quattro anni sono certamente tanti.
Eppure, tanto è il tempo che è passato dalla prima pubblicazione del romanzo che diede fama - e una certa dose di mal di testa - al suo autore, l'allora esordiente Nicolai Lilin.

Lilin ha pubblicato nel frattempo altri libri, non mancando ogni volta di rinfocolare le polemiche sull'attendibilità delle storie che racconta.
Oggi, a suffragio della bontà narrativa di quel materiale, arriva un film diretto da Gabriele Salvatores e interpretato (fra gli altri) da John Malkovich.
Per capire cosa ci aspetta nelle sale il 28 febbraio, pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori riproponendo un'intervista realizzata da RadioAlt con Lilin, all'indomani della pubblicazione di quel libro.

Lilin si sofferma soprattutto su usi e costumi degli urca, etnia oggi scomparsa in seno alla quale lui è cresciuto, assorbendone le durezze ma anche il codice etico inflessibile.

La domanda che risuona, oggi come allora, è: ma sarà tutto vero?
In parte è lo stesso Lilin a spiegare come per "esigenze letterarie" si sia preso la libertà di dare più corpo ad alcune parti della sua autobiografia, in parte - di fronte ad una narrazione efficace - vien meno il senso di una domanda del genere: ogni storia, se funziona, è valida di per sé.

E questo è anche quel che deve aver avvertito Gabriele Salvatores leggendo il libro di Lilin e decidendo di imbarcarsi in un'impresa produttivamente impegnativa e in una sfida artisticamente complessa.

Leggiamo l'intervista a Lilin!



RadioAlt: Questo libro è una vera e propria autobiografia e sta raccogliendo grandi consensi, ma è anche pieno di eventi dolorosi…

Lilin: Sì, anche io adesso nutro anche dei dubbi sulla veridicità del mio libro, dopo tutto ‘sto casino… ieri sera ho assistito alla presentazione di un libro intitolato “Le fiabe autobiografiche”, e mi è venuto in mente che avrei dovuto chiamare anch’io così il mio libro.
Questo libro ha suscitato tante polemiche perché racconta una storia sconosciuta.
Io l’ho vissuta dall’interno, ma di persone che hanno vissuto questa storia assieme a me non ne sono rimaste quasi più.  Questo libro quindi – posso dirlo con onestà – racconta fatti reali.
Per raccontare una storia di questa intensità all’interno di trecentocinquanta pagine io ho dovuto giocare al mio massimo, a volte accorciando le storie e a volte allungandole. Ma in generale è un’esperienza vissuta.

John Malkovich in una scena del film - Fotografia Claudio Iannone © Cattleya 2011

RadioAlt: Beh, innanzitutto complimenti a Lilin che ha scritto questo libro in italiano, nonostante viva in questo paese da soli sei anni. La Transnistria è un posto del quale, in Italia, sappiamo molto poco…

Lilin: La Transnistria, come tante realtà postsovietiche, è conosciuta poco anche nei paesi dell’ex URSS. Storicamente è una via geopolitica molto importante per la Russia. A causa di giochi politici a proposito dei quali preferirei non precisare nulla, esiste un regime che non è riconosciuto da nessuno, al mondo, ma che continua ad essere forte e ad estendere la sua ombra sul paese.

Una scena tratta da "Educazione siberiana" - Fotografia Claudio Iannone © Cattleya 2011

RadioAlt: Ci racconti qualcosa degli urca.

Lilin: No! È tutto morto. Il mio libro bisogna intenderlo come una pietra tombale su di una società della quale io facevo parte… ma forse è persino troppo dire che ne ho fatto parte: ne ho vissuto il declino e la morte.
Già a sedici anni ero consapevole che non avrei assisitito a nessuno sviluppo, e gli anziani me lo dicevano sempre: la nostra comunità sta morendo.
Il declino è dovuto anche all’arrivo di una nuova forma di criminalità in Russia.
La nostra società non è una società criminale nel senso in cui potremmo intendere oggi la parola. I miei antenati facevano attività politica e le autorità, per gettare discredito sull’intera comunità, hanno cominciato a chiamarli criminali.
Uso la definizione “criminali” perché questa era la definizione data degli urca dal regime comunista, e voglio mettere in evidenza cosa significasse vivere con quell’etichetta attaccata addosso.
Ma loro si dicevano criminali onesti; un’onestà che si esprimeva con codici e valori molto diversi da quelli che vigevano nelle comunità circostanti.

Il protagonista del film - Fotografia Claudio Iannone © Cattleya 2011

RadioAlt: Tra l’altro quella raccontata da Lilin è una comunità votata al sostenersi vicendevolmente.  I bambini con problemi mentali erano chiamati “voluti da Dio”…

Lilin: La nostra comunità apparteneva alla prima ondata di cattolici arrivati in Russia, che poi sarebbero stati “spianati” dagli ortodossi. Quindi la donna, ad esempio, era pari all’uomo in tutto e poteva addirittura dire messa. I bambini e le persone con un handicap si credeva portassero lo spirito divino: come se quella purezza li rendesse in grado di portare quello spirito che le persone normali non potevano portare.  
 

Gabriele Salvatores mentre dirige una scena - Fotografia Claudio Iannone © Cattleya 2011

RadioAlt: Una sorta di carta d’identità, nella comunità degli urca, erano i tatuaggi. Lei stesso ne porta uno particolarmente elaborato con una rivoltella “Siberian education” sul palmo della mano destra…

Lilin: La tradizione dei tatuaggi è nata con lo scopo di evitare di dover parlare delle proprie vicende. Le proprie esperienze venivano raccontate attraverso le immagini tatuate perché nella tradizione della mia comunità era ritenuto sconveniente raccontare della propria appartenenza o di alcune esperienze della vita. Io non so chi oggi potrebbe leggere correttamente i miei tatuaggi… solo i vecchi potevano farlo, e si dedicavano in modo assoluto a questa tradizione.

RadioAlt: Come vede, allora, i giovani italiani che si adornano di tatuaggi in modo vanesio, solo per essere alla moda?

Lilin: Mah, secondo me è giusto. È una cosa molto sana. Fra l’altro io faccio il tatuatore e ho fatto per anni tatuaggi “commerciali”. Ora ho rallentato perché sono preso dagli impegni letterari, ma rispetto molto la tradizione occidentale e anche il tatuaggio commerciale, purché sia una cosa "pensata".
Io consiglio sempre ai miei clienti di farsi tatuare qualcosa che per loro abbia un significato e racconti una storia.

"Educazione siberiana", un film di Gabriele Salvatores
con:
John Malkovich,
Arnas Fedaravicius, Villius Tumalavicius, Eleanor Tomilson, Jonas Trukanas, Vitalji Poršnev
e con Peter Stormare 

Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Gabriele Salvatores
Fotografia: Italo Petriccione
Produzione: Riccardo Tozzi
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musica: Mauro Pagani
Scenografia: Rita Rabassini
Suono: Gilberto Martinelli
Costumi: Patrizia Chericoni



Chi è Nicolai Lilin


25 febbraio 2013  

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