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Intervista

Stefano Piedimonte: racconto le passioni ridicole dei camorristi

Esce nelle librerie il libro di Stefano Piedimonte Nel nome dello zio e, proprio nello stesso periodo, arriva nelle sale il film di Matteo Garrone Reality.
In entrambi i casi compare come protagonista il Grande Fratello. Una coincidenza interessante che ci fa riflettere sul modo in cui lo scrittore e il regista hanno sfruttato un tema sempre più presente negli ultimi anni.
Ma se nel libro di Stefano Piedimonte il grande show è soprattutto il pretesto giocoso per mettere in luce le passioni ridicole e grottesche dei camorristi, per Matteo Garrone diventa un modo tragicomico per indagare sull'alienzione dell'uomo e sul Grande Fratello come fabbrica di illusioni che distruggono ogni contatto con la realtà.
Abbiamo intervistato Stefano Piedimonte per farci spiegare da lui come è nata l'idea del boss cultore del Grande Fratello e come ha creato i suoi divertenti personaggi.





Cosa ti ha ispirato l’idea del boss, lo Zio, patito per il Grande Fratello?


Per qualche anno ho scritto articoli di cronaca nera per il Corriere del Mezzogiorno, dove ancora lavoro. Capitava che i carabinieri sequestrassero le case e noi avessimo l’occasione di vederle all’interno. Ci siamo resi conto, dalle fotografie, dai poster, dagli arredamenti e dalle abitudini, quanto le passioni di questi personaggi fossero realmente ridicole.
Il Grande Fratello, poi, a pensarci, mi sembrava l’interesse più naif che una persona potesse avere e quello che raggruppava tutta un’altra serie di bizzarre e grottesche passioni.


Quanto ha inciso il tuo lavoro di cronista nell’osservazione della realtà?

Ha inciso moltissimo. Mi ha aiutato a conoscere e a comprendere le persone non solo attraverso le loro storie, le informative, le conferenze stampa della polizia, ma anche osservando più attentamente l’aspetto, le fotografie, le immagini, i loro tic e le loro passioni.
Non mi sorprenderei che un boss possa vivere nella realtà la vicenda che ho descritto nel mio libro.


Anthony fa il gioco dell'infiltrato, rapito e obbligato a sottoporsi a faticosi 'allenamenti' per diventare più "coglione". Inizialmente obbedisce senza troppe storie, e anzi si sente quasi affezionato a Peppino o'Fetente, il suo maestro. In realtà poi è lui che, ribellandosi, dà una svolta non sola alla storia.

Anthony comincia a pensare con la propria testa, per quanto possa funzionare, e da quel punto in poi le vicende prendono una piega diversa rispetto alle aspettative.
All’interno della casa del Grande Fratello conosce una ragazza e si rende conto che ci sono una serie di cose per cui vale la pena cominciare a ragionare autonomamente. La vita potrebbe essere diversa da quella che finora aveva conosciuto.
In lui, a differenza delle persone completamente marce con cui è abituato a ‘lavorare’, si agitano tendenze contrastanti ma positive. Questo conflitto interiore genera irrimediabilmente qualcosa che spariglia le carte. La conclusione sarà però una beffa per Anthony.


Sposti il luogo dell'azione dai Quartieri Spagnoli al Grande Fratello. Ed è lì che si attua la svolta, ovvero in un posto dove il controllo del territorio è limitato e Anthony può fare una scelta paradossalmente più libera.

Si può cercare in qualche modo di ribellarsi, ma a volte capita che non ci si riesca al primo tentativo e la vita giochi brutti tiri.
Anthony capisce che può ambire a qualcosa di più rispetto alla vita da piccolo spacciatore, anche se in questo caso si tratta di fare il “coglione” alla tv (come dicono i cinque mostri nel libro).
Per acquisire questa consapevolezza deve cambiare luogo. Lo Zio, in un capitolo del libro, sogna di essere dentro la casa e ci offre una sorta di chiave di interpretazione. Il boss vede quel luogo come un posto in cui la tua vita passata conta limitatamente, quasi niente. Si entra nella casa del Grande Fratello e si ci può reinventare: puoi spacciarti per un poeta o per qualunque altra cosa. È come se fosse un mondo a parte, completamente isolato. Chiunque abbia un conflitto interiore – e nel nostro caso Anthony – può cercare di approfittare di questa situazione e tentare di essere quello avrebbe voluto se alcuni ostacoli non avessero intralciato la strada.


In quale modo procedi nella scrittura?

La mia prima preoccupazione in un romanzo sono i protagonisti principali.
Intorno alle loro personalità e alle loro caratteristiche costruisco una storia che si sviluppa, in un certo modo, da sola. Mi illudo: quando il personaggio è ben costruito e ultimato è come se un tappeto si srotolasse davanti a lui e gli avvenimenti fossero una naturale conseguenza del suo modo di essere.
Lo sforzo maggiore è nel definire i personaggi forti, perché sono loro che decideranno la storia e la storia si modellerà intorno alle loro peculiarità, alle loro caratteristiche paradossali e ai loro tic.
Questo è il modo in cui mi piace lavorare, non lo faccio a tavolino, ma ho capito che funziona così.


Il libro si apre con una citazione degli Smiths da Please, please, please
(Haven't had a dream/
in a long time/
See, the life I've had/
Can make a good man bad)
Perchè? Ha qualche richiamo con la storia?


Il verso della canzone è come se si adattasse ad Anthony. Anthony vuole qualcosa di diverso dalla sua vita di piccolo spacciatore nei Quartieri Spagnoli. Gli sembra di intravedere questa opportunità in quella situazione createsi all’interno della casa del Grande Fratello.
È vero: costretto dagli scagnozzi dello Zio, comincia  a ballare, a fare il ragazzo “frizzantino”, a recitare poesie un po’ a caso. Per lui all’inizio è una specie di tortura, ma poi comprende che quella potrebbe essere l’occasione giusta per sperare in altro, anche se questo altro non è ancora ben chiaro nella sua mente. Dentro di lui però si agitano nuovi desideri e nuove speranze. Insomma Anthony hasn’t had a dream in a long time… ma potrebbe capitare l’occasione giusta.



08 ottobre 2012  

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