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Intervista

Nir Baram. Scrivere la responsabilità. Intervista all'autore di Brave persone


Un giovane autore israeliano si misura con temi altissimi e complessi. La responsabilità individuale in tempi di crisi, riguarda solo coloro che vivono sotto una dittatura o in seno ad un regime? Oppure è una questione che tocca tutti da vicino? In che misura cercare di rispondere a una simile domanda può dirci qualcosa dei tempi in cui viviamo?

Incontriamo Nir Baram per approfondire assieme a lui alcuni dei temi con cui si misurano i protagonisti del suo quarto romanzo (e primo a venire pubblicato in Italia), Brave persone. Le brave persone possono anche essere involontariamente complici di misfatti e atrocità, come ci ha insegnato Hannah Arendt ne La banalità del male. Nel romanzo (di cui rimandiamo alla recensione di Marilia Piccone per Wuz), sulla copertina campeggia un particolare tratto da un dipinto di Otto Dix, che seppe mettere alla berlina in maniera impietosa e feroce le brutture di quella borghesia tedesca la cui hybris avrebbe dato il via libera ai molossi del nazionalsocialismo. Avrà qualcosa a che fare con quell'avvicinamento al centro delle ideologie più estreme di cui Baram dice nel corso dell'intervista?
Leggiamo insieme.


Wuz: Cominciamo a chiedere a Nir Baram come i due personaggi principali del romanzo - Thomas e Sasa - incarnano differenti modi di agire in condizioni storiche straordinarie.

Baram: Thomas è più libero di Sasa. Lui ha la possibilità di scegliere, perché nel momento in cui si trova a decidere se collaborare o meno con il regime non sta correndo alcun pericolo.
Il tema predominante, nel suo caso, è quello del rappporto fra l’etica personale e quella del regime.
Si concretizza uno scambio: Thomas offre i propri servigi al regime, e questo – in cambio – gli offre lo spazio per coltivare i propri talenti.
Per Sasa la situazione è completamente diversa. Tutto quel che lei fa per favorire il regime, lo fa per il desiderio di riunire la famiglia e liberare i propri fratelli. Sasa è influenzata dall’epoca in cui vive, in qualche misura la subisce, mentre Thomas è come se salisse in groppa all’epoca in cui vive, e se ne servisse per provare a toccare il cielo.


Un'immagine di Nir Baram

Wuz: La tirannide spinge all'estremo i comportamenti e accentua le conseguenze che derivano dall'assunzione - o dalla mancata assunzione - delle proprie responsabilità. Ma questo tema avrebbe potuto essere sviluppato con altrettanta efficacia anche nell'oggi, a suo avviso?

Baram: Questo romanzo si pone interrogativi sulla seconda guerra mondiale, durante la quale sono state commesse atrocità tali da non essere più state eguagliate, nel ventesimo secolo. Ma anche se al giorno d’oggi non ci sono atrocità come quelle, non possiamo dire che non ci sia una tendenza al collaborazione con ideologie che non necessariamente si condividono, e una successiva tendenza alla negazione di questo processo. E quando si legge il mio romanzo penso venga spontaneo pensare al mondo attuale, oltre che a quel mondo che ho descritto nel libro.


Wuz: Pensa che il suo essere ebreo, e vivere in Israele, la renda particolarmente sensibile al tema della responsabilità relativamente al periodo storico e al contesto in cui si vive?

Baram: Secondo me, tutte le società in crisi, e quindi anche Israele, devono riflettere sulla questione della responsabilità. Molto spesso io penso alla mia responsabilità in quanto cittadino israeliano, non in quanto scrittore o come attivista politico, e avverto questa responsabilità in modo molto forte.
Ma io devo cercare di fare tutto il possibile per impedire che il mio paese prosegua sulla via sbagliata che ha imboccato.
Lo posso fare solo a condizione di non cedere alla tentazione di negare la realtà, una realtà che non mi piace, obbiettivamente.
Questo libro è nato proprio dalle domande che mi pongo su quel che è la società israeliana. Un esempio tipico di società in crisi è che l’ideologia – spesso una ideologia negativa – si sposta dalle frange più estreme per arrivare al centro. È quel che sta accadendo.


Wuz: L'olocausto è -per così dire - un rumore di fondo, nel suo romanzo. C'è, e non è dato dimenticarsene, ma resta un evento che incombe, più che un evento in atto. Come ha fatto a non farsi risucchiare da una materia che riguarda il suo popolo da vicino?

Baram
: La ragione è che non ho scritto un romanzo sull’olocausto.
Ho scritto un romanzo sulle persone normali che si sono trovate a vivere sotto un regime totalitario, e hanno deciso – per varie ragioni – di collaborare. Il mio libro tratta di persone che occupavano posizioni modeste, nel regime. Non racconto degli assassini delle SS o delle guardie dei campi di concentramento, racconto piuttosto di impiegati e di chi lavorava nei dipartimenti di giustizia, o nei giornali. Persone attraverso le cui azioni, però, la macchina del genocidio ha preso velocità e ha potuto funzionare, anche se loro non hanno preso parte direttamente allo sterminio.
Per me è sicuramente stato difficile entrare nella coscienze di queste persone, perché si trattava di persone estremamente dotate, persone di talento, che però si sono rese corresponsabili della morte di milioni di persone.


Wuz: La scrittura vive anche di attenzione al dettaglio, e in un romanzo storico come quello che lei ha scritto ha sicuramente grande importanza. Come si è documentato su tutto ciò di cui poi avrebbe scritto?

Baram: Ho letto diversi libri sulla seconda guerra mondiale vista da diversi punti di vista. Ad esempio l’economia del terzo reich, i rapporti economici fra il reich e le aziende americane dell’epoca... poi ho viaggiato, certo, e sono stato nei posti dei quali avrei scritto. Sono stato in Germania, e anche in Bielorussia.
Ma questo libro non vive esclusivamente di ricerca. La cosa più importante sono i personaggi, con le loro vite e le scelte che fanno. Ecco cosa è importante.


Leggi la recensione di Brave persone, edizioni Ponte alle Grazie


L'intervistato


28 ottobre 2011  

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