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Intervista

Buticchi: il palcoscenico più difficile per un romanzo è quello dei lettori

"La donna avanzava con passo lento e stanco, appoggiandosi al malandato carrello della spesa. Nel suo modo di incedere vi era, però, un che di fiero e orgoglioso."
Inizia così il nuovo romanzo dello scrittore italiano Marco Buticchi - La voce del destino - che narra la vicenda di due donne, una cantante lirica destinata a diventare una clochard e la sua amica Eva Duarte de Peròn. Un romanzo che ha visto la luce dopo due anni di ricerche e scrittura.



Rispetto ai suoi precedenti romanzi, La voce del destino si colloca in uno spazio di tempo ben preciso.  Come mai questa scelta?


Non sono capace, almeno nel campo letterario, di effettuare scelte "a priori" e non lo dico con toni di spocchiosa onniscienza, ma con sincera umiltà: magari fossi capace di costruire romanzi a tavolino;  I fatti, nei miei romanzi, "accadono" e guai a non seguirli.  
Se un lavoro prende una strada deve essere assecondato, cercando sempre di affrontare ogni pagina con passione, sorpresa e divertimento. Le somme si tireranno alla fine, quando il romanzo salirà sul palcoscenico più difficile : quello dei lettori.


... E mi sembra che questo palcoscenico, sino ad oggi l'abbia ampiamente premiata. Come ha costruito e ricostruito, questa parte di storia, come sono avvenute le sue ricerche?

Le ricerche hanno spaziato, come sempre, tra le più diverse fonti: dai "tomi polverosi d'archivio" a chi ha scritto sugli argomenti, alle innumerevoli pagine di Internet. Molte delle fonti, per chi avesse intenzione di approfondirle, sono citate nella bibliografia ed altre nella nota d'autore a fine volume, con una premessa:  l'aver acceso una curiosità nel lettore è per me fonte d'appagamento.
Ormai so che per la stesura di un romanzo sono necessari 2 anni: il primo lo passo a ricercare, il secondo alla stesura vera e propria.


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Due sono i personaggi, fra i molti, di questa vicenda: Luce ed Eva. 
Quale posto occupano nella trama del suo lavoro?


Sono entrambe personaggi cardine de La voce del destino, con una sostanziale differenza: mentre Eva Duarte de Peròn è un personaggio storico realmente esistito, il soprano Luce de Bartolo è frutto della mia fantasia.
Ecco il potere del romanzo: abbinare questi due personaggi e far vivere a quello di fantasia buona parte delle vicende storiche e personali di Evita, inserite in un contesto importante per i destini del mondo intero.


Luce è depositaria di un segreto che è una minaccia per la sua incolumità.
Cosa rappresenta il "segreto" nel romanzo? È possibile interpretarlo come una matafora?


Il romanzo stesso è metafora: il bene e il male sono contrapposti, ben delineati nei loro contorni, mai vicini. Il "segreto" (oggetto o situazione che sia) può rappresentare il punto di contatto tra bene e male, il luogo di scontro, la terra di nessuno da conquistare. Ed i contendenti sanno che chi conquisterà quella terra sarà ad un passo dalla conquista dell'intera umanità.


Molte sono le vicende che si susseguono pagina dopo pagina, dove non si può fare a meno di sentire fortemente il suo coinvolgimento emotivo. Cosa significa ciò per uno scrittore ed in questo caso, per lei in particolare?

Innanzitutto le dico che cosa penso significhi per un lettore: il lettore è il primo a "sentire" quando manca il coinvolgimento dell'autore. Se io non mi divertissi a scrivere si percepirebbe in ogni pagina. Se io non mi stupissi per ciò che "accade", come potrei pensare di creare meraviglia in chi mi legge?


Come grande ed esperto viaggiatore, i luoghi raccontati in La voce del destino, rivestono un carattere fondamentale per il suo lavoro di scrittore.
Ce ne vuole accennare qualche sfaccettatura?


Viaggiare, per ognuno di noi, è importante. Ma cerco sempre di distinguere l'apprendimento del viaggiatore dalla documentazione necessaria a chi deve descrivere una località, un popolo, un ambiente.
Il viaggiatore percepisce profumi, umori, sapori. Con questi si costruisce un'idea fatta di sensazioni.
Per descrivere un'ambientazione, l'esperienza del viaggiatore non è sufficiente: ci vuole lo studio, la ricerca, la conoscenza del particolare. Soltanto così si riesce, con poche righe scritte su una pagina bianca, a colorare il rosso di un tramonto all'orizzonte:-)



L'autore



26 ottobre 2011 Di Iaia Barzani

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