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Intervista

Ludovico Einaudi intervistato da Massimo Villa

La musica è un fiume che diventa un mare, una notte che diventa un giorno



Ecco un'ampia parte della lunga intervista che potrete ascoltare interamente sul sito di RadioAlt, inframmezzata da brani dell'album Divenire.

Ci vuoi raccontare qual è l’ispirazione generale, lo sviluppo che ti ha portato a comporre e poi anche eseguire i tuoi lavori?

Come sempre la genesi di un album percorre delle strade non sempre lineari: a volte si parte da un’idea sin dall’inizio, altre volte ci si rende conto strada facendo di quello che sta succedendo.
In questo caso sono partito da un lavoro che avevo fatto nel 2002 per il festival I suoni delle Dolomiti. Per quell’occasione avevo scritto una specie di suite intitolata Divenire (come altro titolo c’era anche Panorama) ispirata ai quadri di Giovanni Segantini, un pittore dei primi del ‘900 che aveva sempre dipinto la montagna e aveva realizzato anche un trittico molto bello ispirato alla natura intitolato La vita, la natura e la morte.
Questi quadri avevano un senso compiuto tutti tre insieme e mi piaceva quest’idea un po’ ciclica del tempo che appariva al loro interno.


La vita - Segantini-Museum, St. Moritz
Ho cominciato a lavorare su quest’idea scrivendo brani con il pianoforte e l’orchestra d’archi, che abbiamo eseguito d’estate nel 2002 aull'altipiano di fronte alle Pale di San Martino.
Già mentre scrivevo questa musica sentivo che c’era in quest’idea dell'energia (non a caso già il titolo Divenire è nato lì), forse data anche dalla sinergia di suono che si crea tra il pianoforte e l’orchestra; è come se il pianoforte generasse un’energia che viene poi ricambiata dall’orchestra, con una specie di movimento incessante in direzione di qualche cosa. 
Questo flusso molto forte si è amplificato ancora di più suonando tra le montagne, in quel contesto. Questa energia di trasformazione, di fluido, forse anche di elementi che si contrappongono, che si trasformano, come l’idea di un fiume che diventa un mare, una notte che diventa un giorno (si possono pensare e inventare anche tante altre opposizioni) mi è rimasta in testa, si è sedimentata col tempo attraverso anche la scrittura di altri brani che pensavo potessero far parte di un progetto più ampio che poi appunto è diventato questo album.


Sei passato dalla BMG Ricordi, un’azienda parzialmente italiana a un’azienda multinazionale, la Decca Universal… Una scelta che ti ha portato dei vantaggi?

La natura - Segantini-Museum, St. Moritz
Diciamo che i vantaggi sono sempre relativi: per me è stato interessante in questi anni ampliare il mio lavoro in paesi diversi dall’Italia. Ho cominciato con l’Inghilterra, con la Germania – cosa che era già successa quando ero con la BMG perché i primi dischi che sono stati pubblicati in Inghilterra, Le Onde e I giorni erano del catalogo pubblicato in Italia con BMG. Però quando il mio successo in Gran Bretagna si è allargato si sono fatte avanti varie case discografiche e forse mi sembrava il momento giusto per provare a cambiare, capire cosa significasse lavorare direttamente con qualcuno all’estero che prendesse in mano la mia opera in maniera più globale.


Il salto nella tua carriera è avvenuto in Inghilterra e in particolare grazie all’emittente di musica classica Classic FM che in qualche modo tratta la musica classica come la musica leggera in termini di programmazione, proponendola in modo “leggero” , appunto...

La morte - Segantini-Museum, St. Moritz
Sì, hanno iniziato qualche anno fa a programmare la mia musica: a differenza delle abituali radio di musica classica come il terzo canale della BBC o Radio3 italiana, da un’opera di Mozart scelgono le arie più popolari, le canzoni più conosciute, fanno una scelta più "popolare" anche del repertorio classico.
Trasmettono inoltre autori che fanno musica moderna o colonne sonore per il cinema - nel repertorio di Classic FM ci sono anche Morricone, John Williams, Michael Nyman, Philip Glass e così hanno cominciato a programmare le mie musiche che pian piano sono entrate nella loro playlist  regolare.
Avendo un larghissimo pubblico – circa 12.000.000 di ascoltatori la settimana – questa presenza nel tempo ha creato uno "zoccolo" di pubblico inglese che mi segue nei concerti.


Monday è un brano speciale. Puoi raccontarci la sua storia?

Monday è un brano che ho scritto mentre stavo facendo un piccolo concerto da casa sul web. Quando sono uscite le Webcam casalinghe ne ho comprata subito una perché ho sempre desiderato poter suonare da casa.
Mi sono creato una piccola stanza sul web dove i miei fan (quelli del forum o chi vuole...) possono ascoltare le mie prove - di solito quando provo da casa la attacco un paio d’ore, faccio delle improvvisazioni, scrivo, suono a volte quello che mi chiedono…
In questo caso stavo facendo un’improvvisazione, ho cominciato a fare una parte di questo tema e mi hanno chiesto quale fosse il titolo - io non lo sapevo ancora, ma ho guardato sul calendario, ho visto che era lunedì e, visto che c’erano un po’ di inglesi collegati a internet, l’ho chiamata così.


Il web è una risorsa speciale oggi per i musicisti. Per avere un rapporto intimo con gli ascoltatori, per esempio, visto che se tu sei a casa e ti proponi via Webcam...

È come essere virtualmente insieme in un salotto dove chi vuole può stare lì con te e vedere da vicino cosa stai facendo (io metto la telecamera sulla tastiera in modo da avere un’inquadratura speciale delle mani).
È un rapporto diverso rispetto ad una camera da concerto, ma mi sembra interessante  perché si crea uno scambio più approfondito.


Parliamo di Andare.

È un brano che è nato in modo analogo, ma diverso rispetto a Monday.
È nato dal vivo, perché mi diverto sempre a inserire cose nuove nei concerti pensando al futuro più che stando solo sul repertorio passato: mi sono preparato alcuni loop (è una frase che si ripete) che ho registrato al pianoforte a casa e mi sono portato sul palco un piccolo iPod con cui mandavo questa sequenza di pianoforte e su cui ho cominciato a improvvisare. Questo pezzo si è man mano ampliato attraverso l’improvvisazione e i concerti, poi si è unito Marco Decimo – il violoncellista che suona anche in questo brano – e anche lui si è messo a improvvisare...
Questa è una versione dal vivo, l’unico brano dal vivo che ho mantenuto nel disco perché era la versione di Andare più fresca sia dal punto di vista dell’improvvisazione sia dal punto di vista del pezzo definitivo come si è poi formato. È stata la registrazione in cui il brano è arrivato al suo clou massimo.


Ci sono molti verbi all’infinito nei titoli, da dove nascono?

Da Divenire era nato Svanire e poi è arrivato Andare… a un certo punto vedendo insieme i titoli ho pensato che mi sarebbe piaciuto costruire anche il percorso dei titoli, così come quello dei brani, con un piccolo tema narrativo: mi piaceva lo spunto di tornare su questa idea dei verbi all’infinito. È nato un po’ così.

Raccontaci qualcosa di Rose.

Il titolo arriva da una poesia di Shakespeare che diceva “Rose is a Rose”.
Questo brano ha una caratteristica particolare: c’è il pianoforte, ma sullo sfondo in un secondo piano sonoro c’è una parte dello stesso pianoforte messa al contrario, cioè il suono del pianoforte invece di essere letto da sinistra verso destra è letto da destra verso sinistra e questo crea uno strano effetto risucchio, come di uno strumento che non esiste. È un effetto molto usato nella musica elettronica e anche nella musica rock perché i Beatles sono stati tra i primi a usarlo quando sperimentavano con i nastri al contrario negli anni ’60 – ’70.


Un altro brano è Primavera. La primavera è sempre l’apertura, il piacere, la gioia, il ritorno della luce. È così anche questa tua composizione?

Sì. In questo caso c’è proprio un’esplosione. Questo è il secondo brano con il pianoforte e l’orchestra d’archi contenuto nell’album. C’è ad un certo punto una parte molto importante degli archi in cui esplodono quasi in una serie di fugati con i violini - quasi una reinterpretazione vivaldiana che mi sembrava bello, sia per il carattere della musica che per il ricordo di Vivaldi, chiamare Primavera.

Il brano Oltremare mi suggerisce una domanda a cui credo che potresti avere diverse risposte: in qualche modo qual è il luogo più alieno, più diverso, più lontano, diverso da una sala concerti, un club, una stazione televisiva o la tua stanza, in cui ti sei trovato a proporre la tua musica?

Ludovico Einaudi e Ballaké Sissoko
Ho due risposte: la prima esperienza che ho fatto in questo senso è stato nel 2003 quando ho avuto l’occasione di suonare al Festival au Désert nel Mali che si tiene a Essakane, a 60 km da Timbuctù, perciò in pieno deserto, e lì ho suonato con Ballaké Sissoko che è un musicista del Mali che suona la kora, uno strumento a corde come fosse un’arpa.
Abbiamo suonato al Festival, una specie di Woodstock di tre giorni di musica africana con alcuni ospiti dall’Europa (c’era anche Robert Plant che presentava il suo concerto) e il pubblico era prevalentemente africano con una buona percentuale anche di cammelli! 
Accanto all’esperienza di suonare nel deserto c’era anche la presenza di un pubblico molto diverso rispetto a quello a cui sono abituato. Quella è stata un’esperienza molto bella; per me era interessante capire come anche le popolazioni africane che erano lì, abituate sicuramente a sentire musica molto diversa, potessero entrare dentro a quello che raccontavo. Forse questo è accaduto anche perché io in quel concerto suonavo dei loro brani maliani interpretati da me e Ballaké e quando loro hanno sentito le prime note di una musica che conoscevano, erano molto contenti e sono entrati in questo dialogo.
L’altra risposta è legata a un viaggio che ho fatto un anno fa con i miei figli in Novegia: ho preso una nave che andava verso il Polo Nord (è una nave che fa tutta la costa della Norvegia e va verso nord) e a un certo punto, andando sempre più a nord, la luce cambia completamente, diventa sempre più chiaro, la notte quasi non finisce mai e ci sono dei colori – del mare, del cielo – incredibili. Su questa nave c’era una sala con un pianoforte e la mattina dopo colazione mi sedevo lì, con questo paesaggio un po’ lunare, e suonavo il pianoforte, con alcuni amici della nave ad ascoltare: era una dimensione molto bella. 
Avrei anche desiderato sviluppare la cosa, fare un piccolo tour in nave, ma poi non è successo...


Prima di lasciaci, un’ultima domanda: ami leggere? Ti consideri un "lettore forte"?


Sì, non sono un lettore compulsivo, ma spesso inizio dei libri e mi annoio; i libri mi devono proprio conquistare perché io li legga interamente.
In qualche modo cerco sempre un’ispirazione che poi si rifletta nella mia musica. Mi piacciono i romanzi un po’ filosofici – per dirtene uno su cui ci ho scritto una canzone Le onde di Virginia Woolf: un romanzo molto sui generis che m’intrigava perché ha dei corsivi che raccontano la veduta di un paesaggio marino dall’inizio della giornata con il sole del mattino e poi ogni volta, ritornando, con una luce diversa. 
C’è un’evoluzione del tempo, del giorno, e il romanzo finisce con questa stessa visione nel buio della notte.
Mi piacciono i romanzi che mi fanno pensare, che mi lasciano qualche cosa dentro che in qualche modo sedimenta, qualche cosa di creativo. 
Amo anche ascoltare la musica che ha generato quell'opera: mi piace che ci siano alcuni scrittori che scrivano con la mia musica o persone che lavorino, che scrivano, che pensino e a cui la musica lasci qualcosa dentro, uno spazio tutto per loro.

Ascolta l'intervista completa su RadioAlt



15 dicembre 2006 Di Massimo Villa

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