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Intervista

Björn Larsson: il thriller è diventato sinonimo di letteratura svedese solo all'estero. Io non ho letto Stieg Larsson

Ha fatto sensazione, che Björn Larsson abbia scritto un romanzo così diverso da quelli che hanno tanto appassionato i lettori, una specie di giallo.
L’abbiamo incontrato al Festivaletteratura di Mantova, una delle tappe del suo tour italiano, per parlare de I poeti morti non scrivono gialli .



Anders, lo scrittore di gialli del suo romanzo, dice che, ogni volta che va ad un festival di letteratura all’estero, gli chiedono che cosa stia succedendo in Svezia: a giudicare dai romanzi che vengono scritti, sembra che sia un paese pericoloso, con un livello alto di criminalità. Bene, eccoci ad un festival della letteratura e allora le chiedo: come mai il genere ‘thriller’ è diventato a poco a poco sinonimo per letteratura svedese?


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Lo è diventato all’estero.
In Svezia in realtà viene pubblicata una percentuale uguale di thriller e di romanzi non di genere.
Perché è successo?
È una cosa recente - molti giovani hanno iniziato a scrivere perché va di moda. Non vogliono fare letteratura ma guadagnare soldi e raccontare storie. C’è poi un’altra ragione: in Svezia, e anche all’estero, la politica è entrata nel giallo.
Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno portato una grande apertura nel romanzo di indagine poliziesca e tuttavia, nello stesso tempo, il romanzo si è ritirato dal realismo. Balzac provava a descrivere la società del suo tempo: anche da noi ci sono romanzieri che scrivono romanzi di oggi per parlare della finanza e dell’industria. Il romanzo giallo ha preso l’occasione al balzo per rubare il realismo del romanzo non di genere. I lettori vogliono qualcosa di più dell’intimismo, vogliono la vita reale. E il giallo ha visto questo attraverso le lenti della criminalità. Ma non c’è bisogno della criminalità per fare un romanzo che rispecchi la nostra società.


Questa risposta anticipa una mia seguente domanda: non è positivo che alcuni di questi romanzi noir usino la letteratura come strumento per denunciare i mali della società? Come fa il poeta Nilsson nel suo romanzo, d’altra parte…

L’ideale sarebbe che questi romanzi, gialli o neri, fossero senza l’etichetta di genere. Non sarebbe un pregiudizio per i lettori che si accostano alla lettura. Ed è vero che i migliori hanno un loro posto come romanzi. A me non piace che la morte sia usata come un pretesto per una storia: la morte è una cosa seria.


Nel suo romanzo ci sono due personaggi principali (in realtà ce ne sono tre, perché anche il commissario ha il suo ruolo importante): il poeta Nilsson e Anders, lo scrittore di gialli. In qualche modo sembrano essere entrambi il suo doppio: c’è qualcosa di Lei in entrambi?


Il poeta non è il mio alter ego, anche se l’idea iniziale - del poeta che si è lasciato convincere a scrivere un giallo - fa parte di quanto è successo a me: la mia editrice francese mi ha chiesto se potevo scrivere un giallo, e questa è la mia rivincita.
Io non ho il problema dell’integrità che si pone Nilsson, io non faccio parte del mondo letterario, in Svezia ho la reputazione di essere un eremita asociale. Non voglio essere una celebrità in Svezia. Per questo sono un professore universitario, per poter scrivere fuori della moda corrente. Come Nilsson. Ho discusso con un amico il rapporto tra poesia e romanzo e questa è la mia risposta a come far convivere poesia e romanzo. Il discorso della poesia è fuori del tempo. La poesia è in un presente interno idealmente, mentre il romanzo racconta una storia dopo che è successa. Il romanzo è lo sviluppo del tempo.



Tutti e tre i personaggi che sono scrittori nel suo romanzo - Nilsson, Anders e Barck - riflettono sul valore della letteratura, su quale dovrebbe essere il fine della letteratura. La letteratura può influenzare i lettori? Qualunque tipo di letteratura?


Penso che la letteratura serva per esplorare la realtà e per rendere più accessibili le possibilità della realtà, dei pensieri, di alternative di vita. Noi scrittori esploriamo queste possibilità per mostrarle ai lettori.
La letteratura devo rimanere finzione, immaginazione vicina alla realtà. Non deve fare concorrenza alla scienza che ha il dovere di dire la verità. La speranza fondamentale è nell’immaginazione. Certo che potrebbe anche avere un’influenza negativa, perché nelle possibilità della realtà ci sono anche cose cattive. Ma Sartre diceva che non c’è nessun buon romanzo in difesa della pena di morte né della tirannia. L’immaginazione è, fondamentalmente, un’offerta di libertà.


Larsson ha vissuto a lungo sulla sua barca Rustica
Barck dice di essere un poliziotto migliore perché è un poeta. Il meccanismo mentale, nello scrivere una poesia, allena una persona a pensare in un certo modo, come si dice facciano il latino o la matematica?


Penso che con la poesia si impari a riflettere meglio. Perché la poesia è uno strumento preciso per interrogare la realtà, quindi anche per capire chi abbia commesso un omicidio. La poesia richiede precisione e tempi lenti. Quelli della riflessione.


Nel romanzo ci sono molte allusioni a scrittori svedesi di gialli: ce n’è qualcuno che ama particolarmente?


Devo confessare di non avere la competenza per parlare di gialli, mi rifiuto di parlare di libri che non ho letto, e ho letto un libro di Mankell, uno della coppia Maj Sjöwall e Per Wahlöö, uno di Nesser, non ho letto Stieg Larsson. Le allusioni nel libro si riferiscono all’immagine pubblica del giallo svedese. Ci sono anche allusioni nascoste, come per quello che riguarda il modo in cui viene ucciso Nilsson…

Mi pare che lei si sia divertito nello scrivere questo romanzo…

Sì, in parte sì. Ma se uno pensa a Montalbano o ai gialli della Christie - loro hanno sempre qualche sorriso di ironia: è un segnale che inviano al lettore, per dire che questo non è un ritratto esatto della società della nostra epoca.

È per questo, per sorridere, che ha creato il commissario Barck, così diverso dai cupi commissari dei thriller nordici, più simile ai commissari dell’area mediterranea?

Esattamente: volevo un commissario felice, felicemente sposato, proprio come i commissari dell’area mediterranea.


Chi è Björn Larsson



14 settembre 2011 Di Marilia Piccone

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