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Intervista

La lettura ad alta voce? per Sandra Petrignani aggiunge emotività alla parola scritta

Prosegue la nostra indagine sugli audiolibri e la lettura ad alta voce.
Convinti da sempre che l'audiolibro meriti una grande attenzione e che la lettura di un testo, specie se fatta dall'autore stesso, sia un arricchimento, un valore aggiunto rispetto al libro originario, continuiamo a chiedere agli scrittori che si cimentano in questa impresa (per un non-professionista anche molto impegnativa) qualche impressione sull'esperienza.

Appena uscito in libreria è La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani, letto dall'autrice.


Secondo Gad Lerner la lettura ad alta voce, è una forma di intimità e comunicazione. Condivide questa opinione?  

Per me è un modo di aggiungere emotività alla parola scritta. Sì, come dice Lerner, c’è effettivamente anche un aspetto di comunicazione intima, come di parole sussurrate all’orecchio di un’altra persona.

È stato difficile leggere un proprio testo? Aveva già avuto occasione di leggere ad alta voce pubblicamente? Per quale motivo ha scelto di leggere lei personalmente anziché affidare il lavoro a un’attrice?

Sono abituata a leggere brani dei miei libri durante i numerosi incontri e presentazioni che faccio per promuoverli. E ho notato che suscito ogni volta grande silenzio e attenzione. Si crea un’aura un po’ magica.
Mi piace sia l’autore a leggere, se se la sente. Il risultato è diverso, naturalmente, rispetto alla lettura professionale di un (bravo) attore, meno impeccabile, ma più intimo.


Quanto tempo ha impiegato a registrare tutto il testo? Lei ha una bella voce e una ottima dizione, frutto di qualche preparazione specifica?

Ricordo che per un’esibizione al Festival letterario di Massenzio, dove dovevo leggere un intero racconto, avevo molta paura di non esserne capace. Un’amica attrice teatrale mi ha dato una serie di consigli tecnici di cui ho fatto tesoro e che ho utilizzato anche in questa esperienza di audiolibro. In tre/quattro giorni abbiamo registrato tutto il testo con una media di quattro ore per volta intermezzate da almeno una pausa. Dopo due ore la voce di un non-professionista si stanca e bisogna fermarsi.
Comunque sono piena di difetti: mi mangio le esse e ogni tanto mi torna una vecchia difficoltà a pronunciare la erre, perché da piccola l’avevo moscia. Ma quando i difetti erano troppo marcati, abbiamo ripetuto fino a cancellarli (o quasi). Un po’ di “sporcizia” è interessante quando è un autore a leggere se stesso.


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Il libro racconta intimità e luoghi di alcune grandi scrittrici. E le loro case-museo con gli oggetti posseduti in vita. Tutte chiavi di lettura per scoprirne la personalità. Qual è l’intento del suo lavoro, a che pubblico si rivolge?


L’intento era raccontare destini completi di alcune scrittrici che ho sempre amato e letto e con le quali ho stabilito nel tempo un rapporto molto intimo. Ritrovarle nei loro oggetti, nelle loro case è stato avvicinarle ancora di più, quasi avessi potuto conoscerle di persona.
Il libro piace molto alle donne (perché parla di destini femminili e della preponderanza dei sentimenti amorosi), ma anche ai viaggiatori, a chi ama visitare le case celebri, agli architetti, agli psicologi.


Quanto tempo ha dedicato alla sua ricerca e perché la scelta è caduta proprio su queste scrittrici? Passione personale?

Ho scelto scrittrici che avessero una casa-museo perché il lettore potesse visitarle a sua volta ed essere aiutato dal mio libro nella ricostruzione di questi destini eccezionali, ma anche per certi aspetti molto comuni.
Dunque non ho potuto parlare per esempio di Elsa Morante o di Marguerite Duras. Purtroppo non hanno una casa-museo.
Non so dire precisamente quanto tempo ho lavorato su questo libro, perché l’idea è germogliata in me quando avevo trent’anni e l’ho portata avanti nel tempo facendo tanti viaggi e letture, prendendo appunti e scattando fotografie.
Alla fine, vent’anni dopo, a scrivere ho impiegato i nove mesi canonici che mi servono per le stesure. Ma io lavoro molto prima di mettermi a scrivere, con lunghi lavori preparatori, viaggi spesso, letture, o anche semplicemente pensando e mettendo a fuoco un’idea.


Che rapporto ha con gli audiolibri? Li ascolta? E se sì, in quale momento della giornata?

Mi piacciono gli audiolibri, sono molto utili.
Li ascolto quando guido, perché faccio spesso avanti e indietro fra città (Roma) e campagna (Umbria). Adoro riascoltare i classici o scoprire autori nuovi che magari non avrei tempo di leggere.



L'autrice



03 maggio 2011 Di Giulia Mozzato

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