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Intervista

Luca Di Fulvio e Vincenzo Salemme: il Male e la dittatura nella nostra società

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Abbiamo incontrato Luca Di Fulvio e Vincenzo Salemme, impegnati a Milano rispettivamente per la promozione dell'ultimo romanzo del primo, Il Grande Scomunicato (Bompiani), e per il nuovo spettacolo teatrale del secondo, L'astice al veleno (in scena al Teatro Manzoni fino al 17 aprile). Grandi amici, dal loro interessante dialogo è emerso che vi è un'esigenza diffusa di analizzare la corruzione dilagante delle nostre democrazie e di riscoprire chi siamo veramente e cosa sogniamo.


Partiamo dalla forma del suo ultimo romanzo, Il Grande Scomunicato, una favola o un sogno con forti caratteristiche allegoriche. Perché?

Ho scelto questa forma per non restare invischiato nella colla dell'aneddoto. Se parli in generale, per metafore o allegorie, puoi spaziare liberamente, senza il pericolo di abbassare il livello generale della scrittura al riferimento diretto a persone o situazioni reali.


È quindi una forma adatta per raggiungere meglio il lettore?

Assolutamente. Pensa a La peste di Camus, che parla dell'occupazione tedesca in Francia: un racconto straordinario sul male dell'occupazione senza riferimenti diretti. Così io volevo parlare in generale dei mali della nostra società e dell'essere umano, senza essere fregato dalle contingenze.


Il Grande Scomunicato è un'allegoria sul Potere, sulla democrazia, sull'uomo, sul Male, che recupera il mito dalle sue origini e arriva fino a noi, grazie alla straordinaria attualità dei suoi temi. Mi interesserebbe parlare del problema della libertà...

Io credo che il mondo sia un luogo nel quale il Male è stato immesso perché noi possiamo scegliere il Bene. È il cammino della vita, il percorso delle nostre scelte, quello che conta, non tanto l'essere sempre buoni in maniera assoluta. Satana nella cabalistica ha una traduzione: "l'avversario", ed è molto più chiaro. Ti permette di vincere o perdere una partita. È la scelta quella che conta.


Certo è che il riferimento all'attualità è stringente...

Sì, non lo nego. Mi sono accorto, parlando ieri sera con Vincenzo Salemme del suo spettacolo L'astice al veleno, in scena in questi giorni, che parliamo più o meno delle stesse cose. La globalizzazione stessa è una dittatura. Il pensiero, il ragionamento, è qualcosa che ci impongono, che non ci permette di essere liberi e diversi. La dittatura culturale è molto più crudele di quella fisica .


Siamo d'accordo, e la cosa più inquietante è che la dittatura culturale ti dà l'impressione di aver scelto, di aver operato una scelta precisa...

La grandezza del libro di Luca, secondo me, sta nel fatto che viene attribuita un'anima, e da lì inizia il processo di corruzione. Ci danno sempre un'anima, non siamo mai noi, e ci viene sempre detto come dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare. C'è sempre qualcuno che ci dice come siamo, se buoni, se cattivi, se liberi... È raro che qualcuno ci dica come è lui. Ci avete mai fatto caso? I politici in televisione dicono "Non abbiate paura", non c'è nessuno che dice "Io ho paura".


C'è un'esigenza diffusa di raccontare la situazione di inarrestabile corruzione in cui è precipitato il nostro Occidente?

Sì, lo dimostra proprio il fatto che io e Vincenzo stiamo parlando degli stessi problemi, attraverso due mezzi espressivi diversi, la letteratura e il teatro. Questo è un momento che potrebbe essere di svolta. Dobbiamo decidere adesso. La rivoluzione però deve essere portata avanti da persone che hanno un sogno vero, non da coloro che inseguono un sogno costruito da altri. Nel romanzo, ad esempio, Lafemmina e Luis Veloce hanno un loro sogno, quello della donna, del lato femminile, della capacità di purezza, onestà, di chi vuole essere quello che è. Loro sopravvivono perché si creano un sogno loro. Il problema è che non abbiamo il coraggio di essere noi stessi e ci accontentiamo di essere quello che gli altri vogliono che siamo. La colpa è nostra. Il dittatore ha tutto il diritto di essere un dittatore, se noi gli permettiamo di esserlo. E oggi la vera dittatura non punta pistole alla testa, ma siamo noi stessi che la autorizziamo a comandare.



01 aprile 2011 Di Sandra Bardotti

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