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Intervista

Sergio Rubini: la poesia è la mia passione

I CONSIGLI DI LETTURA DI SERGIO RUBINI

Sergio Rubini, attore e regista, nasceva con il teatro. Già dai sedici anni curava la messa in scena di spettacoli teatrali. Poi è venuto il cinema, e Rubini si è dimostrato negli anni uno degli attori e dei registi italiani più versatili e originali.
In questi giorni, grazie alla produzione di Angelo Tumminelli, Rubini calca di nuovo il palcoscenico con un recital che mette al centro la poesia, A cuore aperto. Voci del Novecento da Neruda a Sanguineti, in cui si mette "a nudo" per creare un cortocircuito emozionale - attraverso la recitazione, la musica, gli effetti sonori e le luci - tra i versi di alcuni dei più grandi poeti del Novecento e il pubblico. Lo spettacolo girerà l'Italia, prediligendo i piccoli teatri di provincia, fino ad aprile 2011. Lo abbiamo incontrato a Milano, dove il suo spettacolo sarà in cartellone al Teatro Manzoni il 4 e il 5 marzo, per sapere i libri sui quali si è formato e avere alcuni consigli di lettura.


Quali sono i grandi classici su cui si è basata la tua formazione?

Sono un grande lettore da sempre. Da ragazzo leggevo a voce alta a casa, per gli amici e i famigliari. Da sempre prediligo la poesia. Ma in A cuore aperto non c'è solo poesia. C'è anche la maggiore letteratura, nel senso ampio del termine, che va tocca Shakespeare, Puskin, Leopardi e tutto quello che ho studiato negli anni. Diciamo che in questo spettacolo rendo pubblico ciò che per anni è stato solo privato.
I poeti che leggerò sono quelli a cui sono più legato: Pablo Neruda, Cesare Pavese, Eduardo De Filippo, Jacques Prévert, Edoardo Sanguineti, Giacomo D'Angelo (poeta pugliese, della mia terra).
Leggo Sanguineti da quando ho 18 anni. L'ho sempre apprezzato per la virilità di cui sono pervase le sue poesie, oltre che per i giochi di parole, le allitterazioni di cui si compongono, che mettono alla prova l'attore sotto molti punti di vista.
La poesia è per me, nel Novecento dell'immagine che ha rubato spazio alla parola, ciò che continua a cercare il senso della nostra esistenza. La gente ha bisogno di parole, le cerca continuamente. Sbagliamo a pensare che non sia così. Oggi più di prima c'è l'esigenza di parole che diano senso a ciò che apparentemente non ce l'ha, che organizzino il caos.


E per quanto riguarda il romanzo?

Mi sono formato soprattutto sui grandi narratori russi e francesi. Forse perché mi sono sempre sentito storto e deforme, e nei romanzi di Dostoevskij ho trovato completa assoluzione.


Se ti chiedessi un romanzo contemporaneo, invece?


Sto leggendo Sunset Park di Paul Auster .






02 marzo 2011 Di Sandra Bardotti

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