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Intervista

Al via la quarta edizione del Master biennale in Editoria Cartacea e Multimediale





Intervista a Umberto Eco



Bologna, come è ormai tradizione, ospita uno dei maggiori appuntamenti formativi per chi si occupi di editoria e di comunicazione multimediale. Abbiamo intervistato Umberto Eco nel giorno in cui si avvia la quarta edizione del Master di cui è Direttore.

Umberto Eco
Collegamento telefonico con il Professor Umberto Eco, direttore del Master biennale in Editoria Cartacea e Multimediale edizione 2006-2008 all’Università degli Studi di Bologna, Scuola Superiore di Studi Umanistici.


Oggi avvengono due cose: la prima è la conclusione del terzo ciclo di cui consegniamo i diplomi e, dopo l’intervallo, inizia la prima formale lezione del quarto ciclo. Siamo arrivati con questo alla quarta tornata di questo Master. Gli altri master in editoria esistenti in Italia sono tutti di un anno,  questo è l’unico di due anni, che quindi impegna i ragazzi con frequenza obbligatoria quotidiana per due anni, un lavoro molto intenso. Due anni divisi in un anno e mezzo di didattica e sei mesi di stage presso una delle case editrici che si sono offerte, anzi ci troviamo davanti ad un problema molto imbarazzante perché il nucleo degli editori che si sono offerti per lo stage è maggiore del numero dei nostri diplomati, quindi ogni anno bisogna fare qualche redistribuzione. In questo momento non ho i dati precisi in tasca, ma per i dati precedenti, i tre quarti venivano quasi tutti assunti presso la casa in cui avevano fatto lo stage e gli altri preferivano fare altre esperienze, ma diciamo che c’è stato un assorbimento molto incoraggiante.

Sembra che la situazione in Italia sia in movimento e la cosa è incoraggiante. Suonano diverse campane a morto per quanto riguarda la lettura, però l’editoria, almeno in fatto di numeri, sembra molto vitale.


Innanzitutto, le campane a morto sulla lettura a me fanno sempre un po’ sorridere. È vero che l’Italia si trova, nelle classifiche fatte tra i paesi economicamente sviluppati, in una posizione molto bassa per quanto riguarda il numero di libri letti annualmente da un singolo lettore, anche perché gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di settimanali più che di libri, però, se si entra in una di queste cattedrali librarie, nelle Feltrinelli, nelle Mondadori, nelle FNAC, c'è una gran quantità di giovani che gira per la libreria e qualcosa pur farà. 
Siamo a un livello molto basso rispetto alla totalità dei cittadini, ma c’è un nucleo duro di lettori che permette alle case editrici di vivere: anzi avevamo calcolato che le case editrici hanno in media un assorbimento di mille, millecinquecento persone all’anno. In questa cifra è compresa naturalmente anche la segretaria che batte i testi al computer e molti sono assorbimenti per circolazione (uno che esce di qua e va di là), ma questo vuol dire che gli editori non licenziano, ma assorbono.  


La locuzione “Editoria Cartacea e Multimediale” fotografa una situazione in via di  integrazione oppure due ambiti che sono ancora in cerca di una composizione, di un equilibrio?


Io credo che sia in via di integrazione perché anche chi continua a fare solo editoria cartacea usa tecniche multimediali per l’impaginazione ecc. Ecco perché, quando si forma un giovane per lavorare nell’editoria, deve avere la doppia competenza, anche se non va a lavorare in una casa editrice prettamente multimediale. Bisogna poi ricordare che ormai non c’è casa editrice che non abbia il suo sito internet, perciò qualcuno che se ne occupi ci dovrà pur essere; inoltre le ricerche avvengono sempre via Internet per cui i due mondi si toccano continuamente anche laddove non ci sia una specifica produzione multimediale.


Un’ultima domanda: se potessimo riassumere in una parola l’imperativo per gli editori che verranno, quale sarebbe?

Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace.


24 ottobre 2006 Di Matteo Baldi

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