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Intervista

Il nuoto come metafora e l’immagine dell’acqua come iniziazione all’amore: ecco Colette vista con gli occhi di Valentina Fortichiari

È un personaggio così moderno, quello della scrittrice Colette, che pare impossibile sia vissuta quasi cento anni fa. Soprattutto, è veramente un personaggio, una donna dalla personalità fortissima che balza fuori dalle pagine del romanzo Lezione di nuoto.
Abbiamo voluto parlarne con Valentina Fortichiari, autrice del libro, per saperne di più su questa ‘riscoperta’ di Colette.


Perché Colette adesso?
Perché scrivere di Colette nel 2009?
Si è sempre interessata alla scrittrice francese oppure c’è stato qualcosa che ha risvegliato il suo interesse?


A dire il vero non avevo mai approfondito questa scrittrice, e lo confesso con candore.
C’è stato un elemento che mi ha colpito: leggendo il libro di Sandra Petrignani La scrittrice abita qui, ho scoperto che nel 1920 Colette aveva dato lezioni di nuoto al figliastro.
Io sono stata una nuotatrice, ho fatto anche agonismo, e questo dettaglio della vita di Colette è stato la molla che ha fatto partire la mia fantasia. Poi sono andata anche sul posto, a nuotare negli stessi luoghi, per poter descrivere le maree, le spiagge, e cogliere le sensazioni che poteva aver sentito la scrittrice.
Naturalmente ho fatto pure delle ricerche, letto epistolari, libri - ho trovato anche un libro illustrato che mi ha permesso di vedere come erano, persino quali costumi da bagno indossassero, quelli che si riunivano lì, un libro che mi ha aiutato a ricostruire le attività giornaliere di queste persone.


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Quali sono le qualità che più la affascinano di questo personaggio?
La sua duttilità, la sua vitalità, la sua sfida alle convenzioni?


Credo che la risposta sia la sua vitalità, la sua capacità di vivere con spreco di energie, concedendosi a tutti i piaceri della vita con totale abbandono. E poi, leggendo le sue biografie e i suoi libri - più ancora di Claudine ho trovato bellissimi i libri di autobiografia saggistica - mi ha colpito il suo temperamento fortissimo: non era certo una donna facile, ma aveva la capacità di donarsi agli altri, oltre che di esigere dagli altri tanto quanto esigeva da se stessa. Colette aveva la capacità di tenere in scacco gli altri.
Era anche un po’ ‘monella’: ad esempio, l’episodio in cui taglia i capelli a Helène provocandone il pianto, è vero.


Colette e il nuoto: Colette amava nuotare, ma lei ha giocato su questa sua passione per trasformarla in metafora?

Sì, certamente, ha visto bene. Ho calcato su questo particolare e mi tornava bene l’immagine dell’acqua come iniziazione all’amore, ai gesti dell’amore dove si usano tanto le mani. Mi serviva la capacità di godere dell’acqua, della voluttà dell’acqua: l’acqua rappresenta l’elemento di piacere sommo e io l’ho attribuito a Colette, facendone una metafora dell’amore, dei sensi e anche della scrittura.

La relazione di Colette con il figliastro: mi pare che lei abbia scelto di rappresentarla come un rapporto vantaggioso per entrambi. O sbaglio?

Esatto: entrambi hanno assimilato il massimo dalla relazione.
Lei, quarantasette anni vissuti con il massimo dell’energia, è stata rivitalizzata dall’amore per un ragazzo di sedici anni; inutile dire che cosa abbia significato per lui avere accanto una donna che sapeva essere una grande scrittrice. Colette gli ha aperto il terzo occhio, lo ha fatto maturare prima del tempo.
Non è stato solo un rapporto che poteva dare scandalo, anche se non poi tanto nella Parigi degli anni ‘20, ma è stato un rapporto che ha contato al massimo grado per entrambi. Basti dire che è durato per cinque anni.


Colette ritratta dal fotografo ungherese André Kertész nel 1930

Mi sono parsi invece freddi i rapporti di Colette con la figlia: un’altra sfida alle convenzioni?
Un modo per mostrare che la donna diventa madre, mette al mondo un figlio, ma non per questo è madre?


Vero. Colette non sacrifica nessuna delle sue abitudini, soprattutto non sacrifica quelle legate alla necessità di solitudine e silenzio che la scrittura richiede. Colette non è disposta a mettere a rischio la sua scrittura e affida la figlia a delle bonnes: di certo è un rapporto che lascia il segno in Bel-Gazou. Io ho accentuato la mascolinità della bambina nel libro, ma in effetti Bel-Gazou si sposerà ma il suo matrimonio farà naufragio e lei avrà dei rapporti omosessuali. Questo la dice lunga sui rapporti con la madre - ebbe una vita infelice. Invece i rapporti di Colette con la sua propria madre - di cui lei parla nel bellissimo libro Sido- furono ben diversi: è stata la madre ad insegnare a Colette l’amore per il giardinaggio e per la cucina. Colette fu sempre molto vicina alla madre, la abbandonò solo mentre stava morendo. Colette aveva il terrore della morte e di perdere la madre. Colette odiava i cimiteri e non ha voluto assistere alla morte della madre.

C’è un altro personaggio che ha una voce propria nel suo libro, ed è la segretaria di Colette: è un espediente narrativo per mettere in risalto l’eccezionalità della personalità di Colette stessa?

Sì, è un espediente narrativo e ho scelto la prima persona per far parlare Hélène perché volevo sottolineare il suo carattere in antagonismo con Colette. Mi serviva farla parlare in prima persona per accentuare la nota intimistica e malinconica.
La segretaria è l’occhio esterno - insieme al lettore - che assiste, vede e commenta la storia d’amore di Colette, molto diversa dalla sua, infelice, con Francis. E poi forse Hélène mi riflette in parte, più di Colette.


Lezione di nuoto è scritto in uno stile che mi è parso molto sensuale: ha voluto avvicinarsi alla scrittrice Colette anche per mezzo dello stile?

Sì, tant’è vero che non faccio mistero del fatto di averle rubato qualche espressione per usarla nel mio testo.
Il mio lavoro di scrittura è stato condizionato dall’acqua: ho tolto, tolto, ridotto all’osso, un osso di seppia limato dall’acqua. Volevo che non ci fosse nella storia di quest’amore nessun connotato di scandalo o di ridicolo.
Volevo che fosse trasparente come l’acqua, essenziale, pulita.





Una delle immagini più famose di Colette giovanissima


13 ottobre 2009 Di Marilia Piccone

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