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Intervista

"Tutti gli anni mi commuovo quando vedo arrivare questo fiume di lettori": Ernesto Ferrero racconta la sua amata Fiera del libro

Dal 1998 dirige la manifestazione più importante d'Italia dedicata al libro.
Un decennio che l'ha visto sempre in prima fila a difendere la "sua" fiera contro attacchi, polemiche, tentativi di furto, prove di clonazione.
Con la sua eleganza e la calma tipicamente torinesi, senza mai alzare il tono della voce né abbassare il livello del dibattito, è riuscito a difendere la sua squadra, l'evento che organizzano e le idee che lo sostengono, puntando al futuro, che vuol dire anche la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia nel 2011.

Su Wuz:
Fiera Internazionale del Libro di Torino 2009
Il programma della Fiera
Allo Spazio IBS


Anno dopo anno la Fiera del Libro mantiene la sua vitalità e l'offerta eccezionale di ospiti internazionali.
Come si lavora dietro le quinte di questa organizzazione?
È un impegno che prosegue tutto l'anno?
Come contattate gli ospiti e quanto collaborate con le signole case editrici per realizzare questo ricco calendario?


La squadra che "fa" la Fiera è molto ridotta: una dozzina di persone in tutto, che fanno capo alla Fondazione per il libro presieduta da Rolando Picchioni, che realizza altre iniziative e progetti vari durante l'anno.
A queste bisogna aggiungere il team di Biella intraprendere, la società che cura la parte organizzativa e commerciale, ma anche lì, restiamo nel campo delle unità. È un impegno di lunga lena, che dura tutto l'anno e naturalmente subisce un'eccelerazione frenetica nelle ultime settimane, in cui per fortuna arrivano dei rinforzi "stagionali".
Il dialogo con gli editori comincia a settembre, ci si scambiano informazioni ed elenchi di novità, si lavora al motivo conduttore di ogni anno, si cercano varchi nelle  agende degli autori più importanti. Ma non esistono solo quelli. Compito di una fiera è anche valorizzare gli emergenti, i talenti ancora poco conosciuti.
Direi che i visitatori del Lingotto cercano proprio quelli: le sorprese, le curiosità, gli imprevedibili.
Allo stesso modo frugano nei cataloghi dei piccoli editori, quelli che non riescono a trovare spazio in libreria.
Quest'anno la collaborazione degli editori è stata particolarmente intensa e crerativa.
I risultati credo siano visibili nel programma.
Non toccherebbe a me dirlo, ma credo che finora non eravamo riusciti ad assemblare niente di simile.




Tema di questa edizione è "Io, gli altri". Una provocazione a largo raggio, che si può declinare in vari modi. Qual è la prima immagine che ti è venuta alla mente quando avete scelto questo motivo conduttore?
 


Il tema nasce sempre dall'osservazione dei movimenti e mutamenti profondi della società, di tic e comportamenti e tendenze.
Come e quanto l'Io di oggi sia malato è sotto gli occhi di tutti, specie dopo una crisi devastante che, come è stato autorevolmente osservato, è etica prima che econonica e finanziaria.
Le società opulente o ex-opulente stanno soffocando nella loro stessa ingordigia, in un egoismo cieco e autorefenziale, nell'incapacità di pensare e progettare in termini di noi, oltre l'ossessione dell'utile personale.
Dell'Io non si sa quasi nulla, perchè ogni vera autoanalisi è costa fatica e onestà intellettuale. È più facile crearsi dei lusinghieri alter ego virtuali da mandare in rete.
Partiremo dalle neuroscienze per passare alle risposte della psicoanalisi, e interrogarci sui rapporti dell'Io con gli altri, su che cosa significa lo scrivere di sé, sulla facilità con cui tendiamo a identificare il Male nel diverso, in chi non appartiene al nostro branco...


Cosa ti spinge a proseguire questa avventura, faticosa senza dubbio e non priva di spunti polemici più o meno strumentali? il legame con la città, la passione per il libro, il tuo sentirti scrittore... ?

Organizzare una fiera significa partecipare di una vasta avventura collettiva che coinvolge editori grandi e piccoli, ma anche e sopratutto i lettori, i veri protagonisti.
Significa far parte di un gioco di squadra che coinvolge, con l'editoria libraria, l'intera città, le sue istituzioni, le fondazioni bancarie, gli sponsors...
La fatica è grande, ma le gratificazioni non sono da meno.
Torino vive la Fiera con un tifo calcistico.
Credo che in Piemonte sia ancora vivo in molti un vero spirito di pubblico servizio.
Cerco, cerchiamo di essere utili a quanti credono che il libro rimanga uno strumento insostituibile. 
Confesso che tutti gli anni mi commuovo quando vedo arrivare questo fiume di lettori che durante l'anno non si sa bene dove siano finiti. Eccoli lì, in carne e ossa, attenti, curiosi, selettivi, competenti. È come ritrovare dei fratelli. Mi dico che finchè ci sono loro non tutto è perduto, che ce la possiamo ancora fare.


Torino è una città che ha fatto una mutazione straordinaria nell'ultimo decennio. In particolare dal punto di vista culturale l'offerta è tra le migliori d'Italia e direi d'Europa. Come Fiera del Libro avete pensato a eventi che vadano al di là della manifestazione sia come territorio che come momenti dell'anno?

È vero, l'offerta culturale a Torino è impressionante: ricca, variata, incessante. Qui si ottengono risultati che ormai non sorprendono più.
Anche il recente successo di Biennale Democrazia era prevedibile, ma questo non toglie che faccia un grande piacere.
La Fondazione promuove altre iniziative nel corso dell'anno, e sul territorio, come si dice.
Ce n'è una cui sono particolarmente affezionato. Si intitola "Adotta uno scrittore", e porta una ventina di autori a dialogare in modo organico e continuativo con i ragazzi delle scuole secondarie piemontesi. Alla fine ci si ritrova tutti insieme al Lingotto, l'ultimo giorno della Fiera. I più entusiasti sono gli scrittori.
È l'ennesima riprova che quando si danno ai ragazzi gli stimoli giusti si ottengono grandi risposte. Mi piacerebbe che questo format si diffondesse in altre regioni. Avessimo un po' più di fondi, potremmo provarci anche noi...



la biografia



07 maggio 2009 Di Giulia Mozzato

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