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Intervista

Emmanuel Schmitt suona Bach



Foto Effigie
Per l’autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano il pianoforte è “un diario intimo” da aprire con Il clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach


Eric-Emmanuel Schmitt è noto soprattutto per il suo bel romanzo che racconta dell'amicizia fra un uomo anziano di origine araba e un ragazzo ebreo che è diventato un bellissimo film con l'intensa rappresentazione che Omar Sharif ha fatto dell'anziano protagonista. Ma Schmitt è anche un grande pianista, appassionato di musica classica che in questa intervista esclusiva ci racconta cosa ama suonare e il forte rapporto tra musica e scrittura.

La musica. Cosa rappresenta per lei?

 Io mi sveglio e mi addormento con la musica. Dopo aver fatto colazione tutti i giorni ogni mattina suono il piano e questo da sempre. Il pianoforte è il mio diario intimo.
Diciamo che in base a come mi sento suono un pezzo. Se sono felice suono Gershwin, se sono malinconico Chopin, se è tutto normale suono Mozart, se sono depresso Schumann e Bach se sono molto depresso, per chiudere con Liszt se sono in forma.


Cosa le piace particolarmente suonare di Bach?


Il clavicembalo ben temperato.

E di Liszt?

Gli adattamenti di Schubert.

Quando scrive un romanzo ascolta musica?

L’unico momento in cui non ascolto musica è quando scrivo. Perché ho bisogno di silenzio. Il mio ufficio è molto chiaro, essenziale e luminoso. Non ci sono rumori proprio perché devo “sentire i personaggi” e con il silenzio mi posso concentrare sulla mia immaginazione e cominciare a immaginarli e quando ciò accade parte la mia scrittura.

Non è dunque ispirato dalla musica?

Tutt'altro! Prima di cominciare a scrivere ascolto una musica preparatoria. Per ogni libro una musica è sempre la stessa. Per esempio quando ho scritto Oscar e la dama in rosa ascoltavo Lo schiaccianoci di Tchaikovsky perché è musica infantile con dentro tutta la meraviglia.
Per Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano Edith Piaf per cogliere la semplicità e l’aspetto popolare di Parigi.
Per Piccoli crimini coniugali Chopin. Visto che anche la storia è altalenante in Chopin c’è la voglia di amare, lo slancio e la sofferenza. E Chopin dice proprio questo: è difficile amare ma è anche difficile non farlo. Ascolto molto i Notturni e i Preludi.
Invece per l’ultimo libro che non è ancora uscito, L’Hotel dei due mondi dell’autore lettone Peteris Vasks.


Oltre che scrittore lei è anche compositore?

Quando ero piccolo e da adolescente mi sono cimentato. Imitavo molto i compositori francesi, ma decisamente in peggio...

Mi sembra di capire che preferisca la musica classica a quella pop…


Sì. Quasi sempre. Quando sei abituato ad assaporare tutte le sfumature, le energie, i timbri e gli accenti che trovi nella musica classica, quella pop la trovi talmente povera… Magari quando vado in un locale non mi dispiace ascoltarla però devo essere sincero, le volte che sono stato ad sentire concerti di musica pop ho sempre portato dei tappi e ci sono andato solo per fare piacere agli amici. Ho portato i tappi perché la musica è sempre molto forte, credo che non valga la pena di rovinarsi i timpani. E alla fine mi è capitato anche di addormentarmi, cosa che non mi è mai successa ascoltando un concerto di piano. Sinceramente, non sarà bello dirlo, ma trovo la musica pop troppo povera, mi annoio! Durante un concerto mi sono addormentato, sono caduto su un signore che ha cominciato a parlarmi ma io avevo i tappi alle orecchie e non sentivo mentre quell’uomo mi guardava allucinato. Mi sono vergognato moltissimo!

03 maggio 2006 Di Giulia Mozzato

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